venerdì,Settembre 24 2021

Covid Italia, 100mila morti e aumento ricoveri in terapia intensiva. Il Cts valuta strette

In undici regioni superato il livello critico. L'ipotesi di introdurre ulteriori misure, vista la circolazione delle varianti del virus, divide i governatori mentre si moltiplicano le zone rosse a livello territoriale

Covid Italia, 100mila morti e aumento ricoveri in terapia intensiva. Il Cts valuta strette

L’Italia supera la soglia delle 100mila vittime per Covid. A poco più di un anno dalla morte di Adriano Trevisan, il 78enne di Vo’ Euganeo prima vittima del virus nel nostro paese, il totale delle persone uccise dal virus ha raggiunto le 100.103.

I dati in Italia

In base agli ultimi aggiornamenti, sono 2.700 i pazienti in terapia intensiva per il Covid in Italia, 95 in più rispetto a domenica nel saldo quotidiano tra entrate e uscite. Gli ingressi giornalieri in rianimazione, secondo i dati del ministero della Salute, sono 231 (domenica erano 161). Nei reparti ordinari ci sono invece 21.831 persone, in aumento di 687 unità rispetto al 7 marzo. I nuovi positivi sono 13.902 che portano il totale dall’inizio dell’emergenza a 3.081.368.  Il tasso di positività è stabile al 7,5%.

Il Cts valuta nuove misure

Una riunione del Comitato tecnico scientifico è in programma per questa mattina per valutare eventuali nuove misure restrittive alla luce della diffusione dei contagi. La riunione, secondo quanto si apprende, sarebbe stata sollecitata dal governo alla luce proprio del verbale degli esperti di venerdì nel quale gli scienziati hanno espresso “grande preoccupazione” per la diffusione delle varianti e ribadito la necessità di innalzare le misure a livello nazionale e locale. Tra le ipotesi allo studio, chiusure generalizzate nei fine settimana, zone rosse più rigide e il criterio di 250 casi ogni 100mila abitanti per entrare automaticamente in zona rossa

Le terapie intensive

Continua a crescere di nuovo il peso della pandemia nelle terapie intensive italiane, dove l’occupazione dei posti letto da parte di pazienti Covid torna a raggiungere, a livello nazionale, il 29% ovvero appena un punto sotto la soglia definita critica. E sono ben 11 le regioni che la superano. È quanto emerge dal monitoraggio realizzato dall’Agenas (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali) aggiornato al 7 marzo, che mostra, rispetto ai dati del primo marzo, una crescita del 4% a livello nazionale e due regioni in più oltre soglia.
Le 11 regioni che superano il 30%, ovvero il livello definito ‘critico’ poiché una volta superato risulta difficile poter assistere ad altri pazienti non Covid, viene superato da: Abruzzo (40%), Emilia Romagna (37%), Friuli Venezia Giulia (33%), Lombardia (40%), Marche (42%), Molise (49%), PA di Bolzano (38%), PA di Trento (53%), Piemonte (32%), Toscana (34%), Umbria (58%). Per quanto riguarda invece i posti occupati da pazienti Covid nei reparti ospedalieri di malattie infettive, pneumologia e medicina generale, la quota nazionale sale al 33%, ancora sotto la soglia critica del 40%, ma 3 punti percentuali in più rispetto ai dati del primo marzo. In questo caso, la soglia critica viene superata da 7 regioni, ovvero 2 in più rispetto a una settimana fa: Abruzzo (43%), Emilia Romagna (45%), Lombardia (44%), Marche (52%), Molise (43%), Piemonte (40%) e Umbria (50%).

Le chiusure

Intanto le Regioni si dividono sulle chiusure. L’ipotesi di introdurre misure più restrittive per limitare la nuova diffusione della pandemia, complici le varianti, divide i governatori, mentre si moltiplicano le zone rosse in ambito locale: al via a Napoli, dal 10 le province di Fermo e Pesaro-Urbino, lunedì potrebbe toccare anche al Piemonte. Il governatore del Veneto, Zaia, avverte che al momento non sono previste ulteriori restrizioni oltre la zona arancione; il presidente della Liguria, Toti, si dice “fermamente contrario” ad appesantire le misure.

Articoli correlati

top