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Mileto, messa in cattedrale per l’anniversario della morte di padre De Lorenzo

Il missionario scalabriniano è morto prematuramente 15 anni fa nell'ospedale di San Giovanni Rotondo. Originario di Mileto, ha speso la vita per i poveri

Mileto, messa in cattedrale per l’anniversario della morte di padre De Lorenzo
Padre Raffaele

Sono trascorsi quindici anni dalla prematura morte del padre scalabriniano Raffaele De Lorenzo. Era il 19 febbraio del 2007, infatti, quando il 37enne missionario calabrese terminava il suo percorso terreno a causa di un male incurabile. L’anniversario della sua scomparsa, a Mileto, suo paese natio, sarà ricordato con una messa di suffragio officiata nella giornata odierna alle 17 dal parroco don Domenico Dicarlo nella basilica cattedrale, chiesa madre della diocesi. In suo onore nella cittadina normanna è nata anni fa un’apposita Fondazione benefica. La scorsa estate, tra l’altro, l’Amministrazione di Mileto, guidata dal sindaco Salvatore Fortunato Giordano, ha deciso di intitolare proprio a suo nome la Villa comunale, segno della bontà dell’operato di padre Raffaele e del fatto che il seme da lui gettato nel corso degli anni di apostolato è germogliato e continua a produrre frutti copiosi ancora oggi, a quindici anni dalla sua morte. “Oltre le nuvole c’è sempre il sole, l’amore non dice mai… basta!”. [Continua in basso]

È questo il motto che ha accompagnato il religioso lungo il suo percorso terreno, speso al servizio dei poveri e dei bisognosi, ovunque il Signore lo abbia chiamato ad operare. Una frase significativa, che da sola contribuisce a far capire lo spessore umano e l’elevato grado di santità dello scalabriniano miletese, non a caso conosciuto nel suo campo di missione, a favore soprattutto dei migranti e dei giovani, con il tenero appellativo: “Il Sorriso di Dio”, caratteristica rimasta inalterata anche nei momenti di dolore conseguenti alla malattia che lo ha portato alla sua prematura scomparsa, avvenuta nell’ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni Rotondo. “La sua morte ci appartiene…”, ebbe non a caso a dire il vescovo di Manfredonia nel 2007, nel giorno della celebrazione dei suoi funerali. Due mesi prima di morire raccomandò a uno dei suoi più stretti collaboratori: “Fa sognare ai giovani lo stesso sogno di Dio e sai che il sogno di Dio non si fermerà: i popoli uniti in una sola famiglia”.

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