martedì,Giugno 25 2024

Vibo, all’Ipseoa Gagliardi il ricordo del prof Rinaldo Marcianò con il primo memorial a lui dedicato

Una mattinata di forti emozioni che ha visto insieme familiari, studenti e colleghi dello stimato docente scomparso nello scorso dicembre. La dirigente scolastica Rombolà: «Vogliamo istituzionalizzare il concorso coinvolgendo anche altre scuole»

Vibo, all’Ipseoa Gagliardi il ricordo del prof Rinaldo Marcianò con il primo memorial a lui dedicato
A destra il professore Marcianò

Docente, chef, amico fraterno, padre, maestro di vita. Così è stato ricordato nei giorni scorsi all’Ipseoa “E. Gagliardi” di Vibo Valentia il professore Rinaldo Marcianò, improvvisamente scomparso nel dicembre scorso. Familiari, amici, studenti e colleghi si sono ritrovati all’istituto alberghiero vibonese per il primo memorial e concorso enograstronomico in suo ricordo, con un sottotitolo che sintetizza l’eredità che ha consegnato Rinaldo Marcianò: “Non solo un professore ma un Maestro di vita”. Un racconto scandito nel corso della preparazione e presentazione dei 12 piatti in gara. E il prof Marcianò è riapparso con il suo sorriso, con la sua contagiosa bontà, con il suo sguardo capace di comunicare il linguaggio della sua innata generosità. Così la Scuola è diventata “Scuola di vita”: una famiglia, una comunità, un ritrovarsi, un riconoscersi al di là dei ruoli e delle aule, come ha testimoniato la dirigente scolastica Eleonora Rombolà: «È bello essere qui per ricordare.  Alla moglie e a tutti i familiari rivolgiamo l’affettuoso e caloroso abbraccio di un’intera comunità scolastica che si incontra per riconoscere il valore del prof. Rinaldo Marcianò, un valore attestato sicuramente in una dimensione professionale, ma anche e soprattutto umana». [Continua in basso]

Il ricordo dei colleghi

La famiglia e i colleghi di Marcianò

A coadiuvare la dirigente nella presentazione dell’evento, l’amico e collega del compianto prof: Antonio Macrì. Entrambi hanno ricomposto come in un mosaico le tessere del ritratto di un uomo semplice, vero, umile, che sapeva comunicare con lo sguardo. Tanti i momenti di commozione. Come quando la professoressa Antonella Araneo, ad inizio mattinata, ha parlato della figura del prof Marcianò. E ancora, quando il prof Pino Cardamone – che insieme al prof Antonio Ramondino ha coordinato l’organizzazione tecnica del concorso – non ha saputo contenere la commozione nell’esprimere lo spirito con il quale è stato pensato l’evento. Al di là della competizione, ha ribadito il docente di Enogastronomia, «il memorial ha lo scopo fondamentale di ricordare un uomo che ha lasciato nel cuore di chi lo ha conosciuto delle impronte che saranno indelebili». Ma qual era il segreto che ha saputo infondere il prof Marcianò? Per chi lo ha incontrato e non ha avuto la possibilità di approfondire la sua conoscenza, ha potuto cogliere la sua semplicità, il suo sguardo carico di luce che rifletteva attraverso il sorriso. Chi invece ha avuto modo di condividere con lui tanti momenti nell’arco della sua esperienza sia come docente e inevitabilmente da amico, ha scoperto la sua profonda fede. Lo ha testimoniato Domenico Altamore (personale Ata congedato lo scorso anno), confessando che il prof Marcianò gli ha trasformato la vita, grazie alla sua profonda fede. E poi anche Franco Fazio (anche lui da qualche anno fuori dalle aule), ha voluto ricordare il suo legame con Marcianò citando alcuni versi di una poesia di Pablo Neruda, un inno alla vita e alla rinascita. Anche Giovanni Benvenuto, componente della Commissione, ha potuto respirare l’atmosfera che si è creata e ha sentito il bisogno di esprimere i suoi sentimenti. Ricollegandosi al motivo principale per cui è stato organizzato il concorso, all’unanime spirito che ha unito la comunità scolastica nel ricordo del prof Marcianò, ha spiegato: «Spesso a noi studenti alcuni professori ci rimangono nel cuore, quasi come si trattasse di un padre, una figura importante che ci guida. Il professore che motiva può dare la spinta ad andare avanti, a tirare fuori il proprio talento. Al contrario, un docente sbagliato può anche pregiudicare il destino di un ragazzo. Per questo è importante ricordare una figura come il prof Marcianò».   

Tra i protagonisti che in tanti anni hanno fatto la storia del “Gagliardi”, condividendo i vari momenti di soddisfazione ma anche di impegno e di responsabilità personali, l’ex dirigente scolastico Carlo Pugliese. Ha espresso la sua gratitudine alla dirigente Rombolà per lo spirito con cui ha concepito il ruolo di guida di una scuola complessa, carica di responsabilità ma anche di gratificazioni. Nel suo intervento ha ricordato il prof Marcianò, la sua professionalità e la passione che lo hanno contraddistinto. E poi le soddisfazioni, come quando il “Gagliardi” è stato scelto al Quirinale in un gran galà organizzato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione del suo primo mandato; ma anche i tanti concorsi a livello nazionale in cui gli studenti del “Gagliardi” hanno dimostrato di essere tra le eccellenze in Italia. Non è mancato anche il vivo ricordo della prof Maria Oliverio, che ha rammentato la sua prima supplenza al “Gagliardi” con la compresenza del pro Marcianò: «Abbiamo avuto sempre classi insieme costruendo un ottimo rapporto. Ho lavorato sempre bene anche l’ultimo esame, lo scorso anno, con il suo indimenticabile sorriso. Per me un ricordo indelebile». [Continua in basso]

Il ricordo della famiglia e il via alla gara

A coronamento di questo prezioso tessuto di sentimenti la breve, commossa e toccante testimonianza della moglie, Rosetta. Carica di emozione ha semplicemente voluto esprimere il suo ringraziamento a nome di tutta la famiglia, avvolta dal corale affetto di tutta la scuola: i quattro figli a partire da Emanuele che ha seguito le orme del padre e membro della commissione, e poi Elisabetta, Gesuele e Mirian insieme ai cinque nipotini e i due in arrivo.

A destra la moglie Rosetta

Poi l’altro racconto, quello del cibo con la presentazione dei 12 piatti che hanno contrassegnato il concorso e la Commissione a degustare e ascoltare: composta dal figlio di Marcianò, Emanuele nella veste di presidente (esperto di Ristorazione ed Enogastronomia), dalla dirigente Eleonora Rombolà, Giovanni Benvenuto (vitivinicultore, enologo e imprenditore), da Fausto Raniti (esperto in Enogastronomia e Gran Maestro della Ristorazione AMIRA e AIBES) e da Filippo Battaglia (Maestro Pasticcere e dell’Arte Bianca). A contendersi la scena non solo i futuri chef e pasticceri, ma anche le storie dei prodotti, i costi, i macro e micro elementi che compongono gli ingredienti, le proprietà nutrizionali, le calorie, le vitamine, le proteine, i sali minerali, l’elaborazione e i segreti che ogni piatto esprime. Anche gli studenti portavano, insieme alle microstorie dei piatti, i loro linguaggi emotivi che andavano a comporre la degustazione della commissione. Dalle spiegazioni di carattere tecnico alle evocazioni di antichi sapori e come il territorio può partorire la sua anima attraverso l’identità della tradizione culinaria, ispirata allo stile del prof Marcianò, del rapporto che il cibo intrattiene con l’ambiente di origine, da cui trae anche la sua originalità. Questo significa anche la storia degli uomini di questa terra, del mondo contadino, delle fatiche e dei sacrifici associati all’amore e alla passione che ci sono dietro i prodotti. Tra i criteri di valutazione oltre al racconto del piatto e alla sua elaborazione, il premio Identità Marcianò, l’utilizzo dei prodotti del territorio, la presentazione cromatica e visiva (effetto wow), l’interpretazione di gruppo, l’abbinamento del vino, insieme alle tecniche innovative, alla sostenibilità ambientale dei prodotti, all’attenzione ai valori nutrizionali e al recupero delle tradizioni. [Continua in basso]

Come ha ribadito Cardamone, questo primo concorso ha avuto come finalità quello di ricordare Marcianò, e quindi nella competizione non ci sono né vincitori né perdenti, ma solo un misurarsi avendo come valore la partecipazione. Infatti è stato dato a tutti un riconoscimento: ai primi classificati delle targhe e a tutti gli altri le medaglie. Ma il ruolo della Commissione non si è limitato solo alla degustazione ma anche ad esprimere una valutazione applicando determinate criteri in modo rigoroso, come avviene nei concorsi seri. Il progetto, lo ha ribadito anche la dirigente Rombolà, è quello di istituzionalizzare il concorso con la partecipazione di altre scuole.

La classifica e la consegna dei riconoscimenti

Ultimata la fase del calcolo del punteggio, la consegna dei vari riconoscimenti. Primo classificato il piatto presentato dalla brigata della IV F (Corso serale): “Code di cipolla primitiva di Tropea su crostone ai 5 cereali e tuorlo d’uovo dorato”; secondo classificato il piatto preparato dalla IV E: “Tagliatelle di seppia con favette e quenelle di cipolla in agrodolce con crumble piccante; terzo classificato il piatto preparato dalla brigata della VF (Corso serale): “Baccalà mantecato con crema di piselli novelli e crostini di pane integrale”; quarto classificato il piatto della brigata della VB (Sala): “Tournedos di vitello ‘Enotria’ al profumo di mandarino (piatto con preparazione alla lampada); quinto classificato il piatto preparato da una brigata composta da studenti della VE e IV G: “Ravioli di ricotta caprina e funghi porcini, vellutata di asparagi, con cuolins di peperoni, scaglie e cialda di pecorino del Poro”.

Altro momento emozionante la consegna delle targhe-ricordo e dei riconoscimenti con la partecipazione di tutto il personale che era dietro le quinte e nei laboratori.  E poi il momento importante della convivialità – che rappresenta il Dna dell’Ipseoa “Gagliardi” con un grande buffet a cui hanno partecipato i tanti ospiti e tutto il personale scolastico. Tra le diverse presenze quella del presidente del Consiglio di Istituto del “Gagliardi” Concetta Marcello, del presidente della Associazione Italiana Persone Down (AIPD) di Vibo Pino Bagnato, Francesco Silipo (socio storico della sezione Calabria AIBES) e Franco Corapi (Presidente Dipartimento solidarietà ed emergenza Sic Calabria).

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