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Il santuario e le grotte di Zungri accolgono i monaci della Certosa di Serra

Vivendo in clausura, possono lasciare la struttura religiosa solo due volte all’anno. La direttrice del Museo, Pietropaolo: «Giornata storica per l’intera comunità»

Il santuario e le grotte di Zungri accolgono i monaci della Certosa di Serra

Dal religioso silenzio dei boschi delle Serre alla città di pietra. Visita straordinaria, quella registrata nei giorni scorsi a Zungri. Il paese del Poro ha infatti accolto i frati della Certosa di Serra San Bruno. Un evento storico, rarissimo poiché i monaci di clausura hanno la possibilità di lasciare la maestosa struttura solamente due volte all’anno. La tappa a Zungri, carica di spiritualità, ha riguardato in primo luogo il Santuario diocesano “Sancta Maria ad Nives”. Qui è custodito il prezioso dipinto raffigurante l’incontro tra la Madonna, il bambino Gesù, San Giovannino e Santa Elisabetta. L’opera, di epoca rinascimentale, secondo recenti studi appartiene alla bottega del noto pittore cinquecentesco Raffaello.

Successivamente la visita si è spostata al Museo della civiltà contadina e all’insediamento rupestre. Una giornata storica per Zungri come spiegato dalla direttrice del polo museale, Caterina Pietropaolo: «È stata una grande sorpresa. Mai – ha evidenziato – avrei immaginato di poter accogliere la comunità dei certosini. Lo considero un grande dono dal cielo, una grazia per tutta la mia comunità. Li abbiamo accolti nel Santuario insieme al parroco don Giuseppe Larosa ed all’amministrazione comunale. Abbiamo pregato insieme, al cospetto della nostra Madonna della Neve e poi ci siamo incamminati verso il museo per proseguire con la visita». Gli stessi passanti erano increduli alla vista del gruppo di monaci: «La tappa a Zungri -aggiunge la direttrice del Museo-  è stata preceduta dal sopralluogo del padre priore che voleva rendersi conto della fattibilità o meno della visita. Sono abituati a camminare, in quanto gli è concesso di fare una passeggiata nei boschi di Serra, in solitudine, una volta la settimana, mentre due volte all’anno possono spostarsi in luoghi più lontani, ma sempre in località dove possono ritrovare cultura ma anche spiritualità. Ed è quello – con nostro grande orgoglio – che hanno sentito alle grotte», chiosa la direttrice Pietropaolo.

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