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Lotta al randagismo a Vibo, l’allarme dell’associazione Argo: «Ancora troppi abbandoni»

Dai progetti di sensibilizzazione per persone con disabilità o vittime di violenza al lavoro sul territorio e al canile comunale: «Sterilizzazione e più controlli, solo così si potrà debellare questa piaga»

Lotta al randagismo a Vibo, l’allarme dell’associazione Argo: «Ancora troppi abbandoni»
Cani randagi, immagine da pixabay

Tutela degli animali, sensibilizzazione, progetti dedicati ai più fragili. L’associazione “Argo” è attiva sul territorio di Vibo dal 2006. È stato uno dei primi sodalizi di protezione degli animali nato nel comprensorio e il primo ad ottenere l’iscrizione dalla Regione Calabria nell’albo delle associazioni animaliste. Un impegno che coinvolge in maniera radicale i suoi membri che, pur lavorando in un contesto sociale difficile, non hanno mai smesso di proporre e concretizzare attività per facilitare quel cambio di mentalità, nel rapporto uomo-animale, tanto auspicato. Ne abbiamo parlato con Marika Barreca, referente “Argo”: «Con il nostro lavoro – ci spiega – ci occupiamo di cani, gatti ma anche capre, asini, maialini, gufi, volpi. Di tutti gli animali, indistintamente».

Progetti e attività

Il lavoro sul territorio è capillare: «Sono diverse le iniziative messe in campo, soprattutto a stretto contatto con i ragazzi che rappresentano il futuro della nostra terra. Abbiamo realizzato iniziative nelle scuole, in canile, sul territorio. Ai più piccoli, per esempio, raccontiamo l’importanza delle api, del loro ruolo in natura». Ma non solo: «Ci sono programmi un po’ più ristretti riservati alle persone vittime di violenza, ai bambini che provengono da contesti familiari difficili. Con l’aiuto di psicologi e psicoterapeuti avviamo percorsi di pet terapy. E anche con i diversamente abili vengono proposti laboratori e attività ricreative». L’opera di “Argo”, che si occupa della gestione del canile comunale, non termina qui: «Ci occupiamo dei branchi dei randagi sul territorio, del censimento e della mappatura dei cani. In questi ultimi giorni – aggiunge Barreca – abbiamo ottenuto un importante risultato. L’Asp ha acconsentito al riconoscimento delle colonie feline e abbiamo già avviato i primi passaggi per ufficializzare quella di Vibo Marina».

Abbandoni e adozioni

Parlando di numeri, i dati fanno emergere il lavoro delle associazioni per far fronte ad abbandoni che continuano a registrarsi a Vibo e in provincia: «Solo nel canile di Vibo ogni anno fanno accesso circa 80/100 cani. Se si fa una media, nei tre canili presenti sul territorio, possiamo parlare di cifre vicine ai 300 cani. Stiamo parlando di dati non ufficiali. Fortunatamente ci sono anche molte adozioni. Nel primo semestre del 2023, al canile di Vibo siamo riusciti a trovare casa a circa 80 cani. Il problema più rilevante – rimarca la volontaria – è che nelle strutture ci sono molti cani anziani che nessuno vuole. Si preferisce scegliere il cucciolo o il cane giovane, ma anche i cani più grandi sono bisognosi di affetto». C’è poi un altro fattore non trascurabile: «Molti sono cani di grossa taglia e difficilmente vengono adottati».

La piaga del randagismo

Il randagismo continua ad essere così una piaga per il comprensorio vibonese: «Al Nord, anni fa, è stato debellato con sterilizzazioni di massa e inserimenti sui territori. Il tutto partendo dalle femmine dei branchi. Per Vibo, il lavoro era stato avviato. Erano rimasti pochi esemplari, molto diffidenti e quindi inavvicinabili. A volte risulta difficile il recupero dei cani di competenza Asp poiché anche per alcuni esemplari ci vogliono mezzi di cattura differenti che l’attuale ditta di accalappiamento non possiede. Il problema è che, nonostante gli sforzi, anche i comuni vicini devono fare lo stesso lavoro, altrimenti si rischia di vanificare tutto. I branchi di cani si spostano, le femmine richiamano nuovi maschi e continuano a dare alla luce nuove cucciolate». L’analisi di Marica Barreca è lucida: «Mi sono trasferita a Vibo nel 2016. Quello che ho trovato qui è stata una situazione deleteria. Per chi proviene da regioni settentrionali o dall’estero, quanto accade al Sud è inconcepibile. Nel 2018 ho rilevato l’associazione. Ho iniziato a lavorare con più incisività sul territorio, con il canile abbiamo fatto un gran lavoro insieme alla consigliera Cautadella e al Comune e ci sono stati dei miglioramenti. Da un anno a questa parte, però, con il pensionamento del veterinario Laria e un ambulatorio dell’Asp chiuso, la prassi sanitaria anche all’interno dei canili si è rallentata. Pure i branchi di randagi sono aumentati perché si sono fermate le sterilizzazioni. Insomma, per una catena di eventi la situazione sta peggiorando. Gli abbandoni prima erano diminuiti. Quest’anno registriamo un incremento degli abbandoni di cucciolate».

Sterilizzazioni e controlli

Invertire la rotta non è facile ma ci sono alcune azioni che risultano indispensabili per un cambio di passo: «La sterilizzazione e la castrazione sono le armi principali. Ma servirebbero anche maggiori controlli sui cittadini perchè i cani vanno microchippati e ci sono tante cattive abitudini da cambiare. Per esempio, il cane di proprietà non può essere lasciato libero ma deve essere accompagnato durante le passeggiate, raccogliendo le deiezioni. Sembra scontato, ma a queste latitudini non lo è affatto. E poi bisogna smetterla di fare accoppiare i cani se non si è allevatori, così come anche l’acquisto di cani a poco prezzo è una prassi sbagliata. Magari si compra un cane, venduto come di razza a 200 e 300 euro, senza pedigree, e poi è malato oppure è un meticcio e viene abbandonato. Se si desidera un cane di razza bisogna rivolgersi ad allevatori seri e specializzati. Il cittadino deve essere responsabile perchè senza tutto questo non andremo da nessuna parte».

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