martedì,Febbraio 27 2024

Vibo, al “Berto” i disegni dei bambini del campo di concentramento di Terezin

L’iniziativa coinvolge studenti e docenti per sensibilizzare i giovani sulla tragedia della Shoah e sul valore della vita

Vibo, al “Berto” i disegni dei bambini del campo di concentramento di Terezin
L’iniziativa che ha coinvolto studenti e docenti ha avuto lo scopo di sensibilizzare i giovani sulla tragedia della Shoah e sul valore della vita

“I disegni dei bambini di Terezin” è il titolo della mostra e della conferenza che si è svolta al Liceo scientifico “Berto” di Vibo Valentia, grazie all’associazione “Figli della Shoah”. L’iniziativa, che ha coinvolto studenti e docenti, ha avuto lo scopo di sensibilizzare i giovani sulla tragedia della Shoah e sul valore della vita, della memoria e della tolleranza. La mostra itinerante ha già toccato diverse città italiane ed espone i più significativi, tra gli oltre quattromila disegni conservati nel Museo Ebraico di Praga, realizzati dai bambini che vivevano nel ghetto e nel campo di concentramento di Terezin, inizialmente nato come fortezza e poi divenuto luogo di deportazione e di sterminio nel 1941. Al suo interno vivevano in una disagevole condizione di sovrappopolamento circa 15mila ebrei. Solo 132 di questi bambini sopravvissero alla guerra. La conferenza, che ha preceduto la visita alla mostra, è stata aperta dal discorso di benvenuto da parte del dirigente scolastico Licia Bevilacqua e di Nava Spizzichino, esperta della Shoah e dell’antisemitismo nonché guida al binario 21 di Milano. Presenti il sindaco di Vibo Valentia Maria Limardo, don Michele Vinci, in rappresentanza del vescovo. Il sindaco ha sottolineato, in particolare, «il dovere del rispetto e della tolleranza come valori che ognuno di noi deve sentire dall’interno». Mentre don Michele Vinci ha affermato che «il vero cambiamento deve partire dal nostro cuore, nella quotidianità della nostra vita». Dopo una presentazione generale dei disegni dei bambini di Terezin, è stata la volta di Nava Spizzichino, che ha introdotto la mostra e raccontato le testimonianze della persecuzione degli ebrei dal punto di vista dei bambini. Tra le voci che ha fatto ascoltare, quella di Elie Wiesel, premio Nobel per la pace e autore del libro “La Notte”, in cui narra la sua esperienza di deportato ad Auschwitz. Nava Spizzichino ha anche mostrato un breve filmato tratto da “La città che Hitler regalò agli ebrei”, in cui si racconta la storia di Terezin, il ghetto-modello che i nazisti usarono come propaganda per ingannare il mondo sulla realtà dei campi di concentramento. Al termine della conferenza, i presenti sono stati invitati a visitare la mostra e hanno potuto ammirare i 25 pannelli espositivi accompagnati da brevi testi esplicativi, che riproducono i disegni e le riflessioni dei bambini di Terezin. I disegni, realizzati con materiali poveri e spesso di recupero, rappresentano la vita quotidiana nel ghetto, le speranze, i sogni, le paure e le aspirazioni dei bambini, che cercavano di esprimere la loro creatività e la loro umanità in mezzo all’orrore. Tra i temi ricorrenti: la casa, la famiglia, la natura, la scuola, il gioco, la libertà, la fede. L’iniziativa è stata conclusa dalla dirigente del “Berto”, che ha espresso la sua soddisfazione per la riuscita dell’evento e ha invitato i giovani a riflettere sulle parole e sulle immagini che hanno visto e ascoltato. “Noi speriamo che la speranza sia il filo conduttore delle nostre esistenze” – ha spiegato la dirigente riprendendo una frase di un testimone della Shoah. Le mostra è aperta a tutte scuole del vibonese fino al 3 dicembre, con gli allievi del “Berto” che illustreranno ai visitatori i pannelli espositivi.

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