L’infermiere vibonese scrive al figlio lontano per i suoi 2 anni: “Andrà tutto bene”

Impegnato sul fronte coronavirus, non torna a casa da oltre un mese: "Non voglio contagiare la mia famiglia". E affida a noi il suo commovente messaggio
Impegnato sul fronte coronavirus, non torna a casa da oltre un mese: "Non voglio contagiare la mia famiglia". E affida a noi il suo commovente messaggio
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Giuseppe La Bella

Una lettera scritta a mano, in stampatello, affinché si potesse leggere con facilità. L’ha scritta per il suo bambino Giuseppe La Bella, professione infermiere del 118, lontano chilometri da casa. Il piccolo Antonio compie due anni ma per il compleanno, che si festeggia proprio oggi, 31 marzo, non potrà riabbracciare il suo papà.

Giuseppe è in servizio all’Asp di Cosenza, nella postazione di San Marco Argentano. Ha scelto di rimanere in prima linea e affrontare l’emergenza coronavirus cercando di salvare più vite possibili. Non tornare in paese, lui originario di Piscopio ma domiciliato a Ionadi, è stato un dovere: «Non torno a casa per paura di contagiare la mia famiglia – spiega -. Questo brutto virus ci sta creando un sacco di problemi».

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Ma il pensiero è sempre rivolto ai propri cari:

«Caro Antonio, ancora sei troppo piccolo per capire certe cose, o forse no. Volevo dirti che se capiterà i futuro di non essere d’accordo con te, sarò sempre dalla tua parte, nel bene e nel male. Dovrò lasciarti sbagliare perché solo sbagliando si impara, ma sarò sempre con te perché ogni cosa che fai tu e come se la facessi io. Sei sangue del mio sangue, parte di me, la parte migliore di me».

Parole dense di significato che solo un genitore può comprendere appieno. Giuseppe e la moglie Serena, lo sanno bene: «Hai solo due anni ma non sai quante cose mi hai insegnato ed è solo grazie a te che cerco di superare tutte le difficoltà a cui la vita mi sta sottoponendo».

La lettera scritta da papà Giuseppe La Bella per il piccolo Antonio

Eppure, scrive Giuseppe, «sei tu che illumini la mia strada con il tuo sorriso».

I giorni passano veloci, nella frenesia quotidiana, si trova pace solo nei sentimenti: «È quasi un mese che non ti vedo. Mi manchi da morire. Ti amo luce dei miei occhi, non vedo l’ora di abbracciarti presto. Come dici tu, andrà tutto bene. Ciao Antoniuccio, ora canta e balla la canzone che ti piace tanto con la tua sorellina. Vi amo tanto».