martedì,Aprile 20 2021

La Capannina e il Pennello, dai fasti del passato alla speranza nel futuro

Negli anni del boom economico il lido di Vibo Marina era meta d’attrazione per il turismo balneare. Poi il lento degrado fino agli interventi odierni che si spera possano rilanciarne le ambizioni

La Capannina e il Pennello, dai fasti del passato alla speranza nel futuro
Un'immagine di piazza Capannina negli anni '60

Un imprenditore toscano decide, nel lontano 1929, di ripulire un vecchio capanno sulla spiaggia di Forte dei Marmi e dotarlo di un banco bar per servire bevande e pasticcini, di un grammofono a manovella per allietare i clienti e tavolini sui quali giocare a carte.  Per il nome da dare al locale sceglie quello di “La Capannina”. La nuova struttura ebbe un successo immediato riuscendo ad attirare clientela da tutta la Penisola, contribuendo in modo determinante all’esplosione di Forte dei Marmi come meta turistica d’elite. Seduti ai suoi tavoli si potevano incontrare poeti e intellettuali. Molti artisti legheranno il loro nome a quello del mitico locale: Gino Paoli, Edoardo Vianello, Bruno Lauzi, Ornella Vanoni, Patty Pravo.

Negli anni del boom economico anche a Vibo Marina sorge un lido con lo stesso nome, ma la scelta di questo nome non fu frutto di casualità ma ha una precisa spiegazione. La “Capannina” di Vibo Marina fu infatti fondata, in società con imprenditori locali, da un signore originario di Viareggio che gli volle attribuire questo nome forse con la segreta speranza che portasse fortuna e che il successo riscosso dalla Capannina della Versilia, facendo le debite proporzioni, si replicasse in Calabria. Le premesse non mancavano e infatti l’imprenditore toscano venne subito attratto dalle potenzialità offerte dalla località: un vasto e bianco arenile, mare azzurro e incontaminato, vicinanza a un importante porto, facilità di collegamenti sia stradali che ferroviari, assenza di cementificazione del territorio costiero.

La nuova struttura ospitò anche un camping discretamente frequentato e iniziò a diventare un centro d’attrazione per il turismo balneare anche perché, a quei tempi, le spiagge di Tropea e dintorni non avevano ancora conosciuto l’esplosione del turismo di massa. Di giorno l’arenile era gremito di bagnanti e a sera il lido si trasformava in un accattivante piano-bar, con tanto di pista da ballo, che ospitava i concerti al pianoforte dei più famosi cantanti all’epoca più in voga, come Bruno Martino e Umberto Bindi. Mitico il concerto, nei primi anni ‘60 , di quest’ultimo artista, autore-compositore-cantante fra i più profondi e prolifici della musica leggera italiana. Al Lido, dopo il tramonto, si poteva godere anche di una passeggiata tonificante sul molo detto “Pennello”. Anche questo un nome  sembra frutto di una casualità, ma in realtà ha anch’esso un’origine  ben precisa in quanto con questo termine viene identificato, in ingegneria portuale, il molo che di solito viene costruito in prossimità di un porto per mitigare gli effetti del moto ondoso. Con il nome di “Pennello” venne poi, nel linguaggio comune, chiamata tutta la zona a ovest del porto e il toponimo si consolidò con il passare degli anni fino ad identificare, per estensione, l’intero quartiere sorto sul litorale.

«A mare chiaro la luna non vuol spuntare mai più; quando la sera s’imbruna vuol questo mare baciar! Fruga, discreta, il Pennello, vuole con l’onda giocar…», cantava Nilla Pizzi in “Notte a Vibo Marina” nel lontano 1954.

Si deve anche al molo di pennello se l’arenile in direzione del porto non è stato interessato dall’erosione costiera che ha invece flagellato il tratto di costa che dalla Capannina arriva a Bivona, azione erosiva agevolata anche da interventi di emergenza che, invece di risolvere i problemi, li hanno aggravati e spostati nel tempo. Le opere di difesa recentemente attuate, come le barriere sommerse al largo e le scogliere emerse a riva, serviranno finalmente a trovare la soluzione ma devono essere integrate da interventi per ampliare lo sbocco a mare dei torrenti, dopo una loro bonifica, al fine di portare a mare non solo l’acqua ma anche i sedimenti che alimentano e fanno vivere la spiaggia.

Nel corso degli anni le spiagge del Pennello persero il loro appeal per cause dovute in parte all’azione della natura e in parte all’opera dell’uomo. Lo sviluppo è stato disordinato e con il procedere dell’erosione costiera il litorale è stato oggetto di distruzioni che ne hanno determinato un aspetto fortemente degradato.

Oggi che i lavori di recupero di  “piazza Capannina” stanno per essere completati, l’auspicio generale è che si possa pervenire al recupero e alla riqualificazione dell’intero litorale, con ripascimento e ricostruzione della spiaggia originaria, azioni propedeutiche a un intervento urbanistico di riqualificazione del lungomare, e che lo sviluppo avvenga secondo criteri di tutela e sostenibilità assicurando la protezione ad ambiente e paesaggio insieme alla crescita economica, sociale e culturale, in modo da preservarli per le future generazioni.

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