Andrea Fera, padre di un’alunna del plesso scolastico, ricorda i lavori di messa in sicurezza per i quali sono stati spesi migliaia di euro e pone diversi interrogativi su tutte le criticità di un crollo a suo dire prevedibile con conseguenze ora devastanti sulla didattica
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Prende posizione anche un genitore di un’alunna della scuola elementare di Capistrano dopo il cedimento di parte del muro dell’edificio. Andrea Fera sottolinea in particolare che negli ultimi anni il “plesso scolastico di Capistrano è stato oggetto di lavori di ristrutturazione e messa in sicurezza come poche altre opere pubbliche insistenti sul territorio comunale e, forse, anche di più. Svariate e svariate migliaia di euro sono già state impiegate, mentre altre nuove realizzazioni sono attualmente in corso d’opera. I lavori partirono sotto l’amministrazione Martino, prima del commissariamento per infiltrazioni mafiose. Si è ripreso dopo la fase di commissariamento, con la rielezione dell’amministrazione attuale e, in data 4 marzo 2026, si è aperto il cantiere per la realizzazione dei nuovi locali mensa. Una struttura immediatamente adiacente ai locali dello stesso plesso scolastico che, una volta ultimata, si configurerebbe come un’estensione della struttura principale. Al momento, è stata realizzata soltanto una platea in cemento, che dovrebbe costituire la base del nuovo spazio di fruizione. E qui ci si ferma. La disastrosa ondata di maltempo delle ultime ore ha messo a nudo tutte le criticità di un cortocircuito annunciato e, probabilmente, ignorato da chi di dovere. Ma procediamo per ordine. Gli interrogativi al primo posto. Qual è la necessità di realizzare un nuovo spazio attaccato ad un locale già esistente - ovvero un’aula - di più o meno pari dimensioni? Così facendo non si farà altro – sottolinea Fera – che annullare l’aula già esistente, rendendola un mero luogo di transito per l’accesso al costruendo locale mensa dalle dimensioni, lo ripeto, più o meno simili all’aula già esistente. Mi chiedo quale sia il senso di tutto ciò. Forse la necessità di ridurre drasticamente gli spazi all’aperto del cortile della scuola, utilizzati dai bambini durante le ore di ginnastica? O per eliminare almeno quattro posti auto? O un colpo di genio per giustificare l’ennesimo finanziamento per l’ennesima opera utile a quei pochi che ne beneficeranno a scapito della collettività? Che senso ha costruire una nuova aula di fatto, in una realtà scolastica ormai segnata dalla bassissima crescita demografica, in cui le aule stesse sono più numerose degli alunni? Credo sia superfluo specificare che l’esagerazione è voluta, sebbene le prospettive future, in tal senso, possiedono tutte le credenziali per trasformare l’esagerazione in realtà”.
Il crollo nel plesso scolastico
Andrea Fera passa quindi ad analizzare “il crollo disastroso che, probabilmente, porrà fine all’anno scolastico nei locali del plesso di via Marconi”. “La situazione di criticità – continua – sembrerebbe essere nota da tempo, anche a seguito di segnalazioni istituzionali, a quanto pare, inascoltate. E non spetta a me dire se esista o meno un nesso tra il rovinoso crollo che ha messo fuori uso un intero edificio - recentemente oggetto di lavori di ristrutturazione, ricordiamolo sempre - e le perforazioni effettuate all’avvio del cantiere per i locali mensa. Non sono un tecnico e non sono oggettivamente in grado di dire se la causa delle devastanti infiltrazioni d’acqua che hanno causato il crollo possa risiedere in ciò. Quello che posso fare, però, è constatare che un disastro ha generato un altro disastro. Un disastro naturale la pioggia incessante - ha generato un disastro fattuale - il crollo del muro retrostante all’edificio scolastico - con conseguenze devastanti sulla didattica e sulla normale prosecuzione delle attività scolastiche dei nostri figli. Spero, comunque, di essere smentito a breve e nei fatti. Infine, mi piacerebbe invitare tutti - cittadini, amministratori, tecnici degli uffici preposti al controllo, professionisti coinvolti nei lavori - alla riflessione e al senso di coscienza individuale. Quella coscienza che ognuno di noi dovrebbe mettere al primo posto, finalizzandola al bene comune. Quella coscienza che ci dovrebbe indurre a capire che non esistono sudditi, ma cittadini liberi e meritevoli di rispetto, e che se si tenta succhiare sempre il sangue fino all’ultima goccia, i risultati potrebbero essere devastanti, fatali, proprio come nel caso del crollo gravissimo verificatosi adesso. Probabilmente – conclude Fera – il confine tra le due tipologie umane - sudditi e cittadini - è molto sottile. Ma le differenze esistono eccome. E sono anche ben marcate”.

