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Cinque anni ad un giocatore del Sant’Onofrio per aver picchiato l’arbitro, sei mesi ad uno del Filandari che ha minacciato di prendere la pistola

Sport

Ancora gravissimi episodi di calcio violento sui campi del Vibonese. Ed arrivano, puntuali, provvedimenti di squalifica esemplari. Ben cinque anni (non potrà mettere piede in campo sino all’1 aprile 2023) per il calciatore Nicola Maragò del Sant’Onofrio che domenica scorsa durante la partita contro il Filadelfia – valevole per il campionato di Seconda categoria – ha colpito l’arbitro con un violento pugno al volto sino a stordirlo e ad impedirgli, a causa di un forte trauma riscontrato in ospedale a Catanzaro, di proseguire la gara. In particolare, il numero 9 della squadra del Sant’Onofrio calcio, al minuto 20 del secondo tempo, a seguito di un provvedimento di ammonizione, si avvicinava all’arbitro abbassando la testa e poggiandola sul viso, spingendolo e offendendolo con frasi minacciose. Scattava quindi l’espulsione ed a questo punto il calciatore colpiva il direttore di gara con un violento pugno al volto. Sul campo interveniva un agente della polizia municipale e i dirigenti della squadra del Filadelfia i quali conducevano l’arbitro nel suo spogliatoio. La partita è stata così sospesa e ora il giudice sportivo ha inflitto alla società sportiva del Sant’Onofrio Calcio la punizione della perdita della gara con il punteggio di 0-3. 

Sul campo di calcio di San Calogero (in quanto il campo di Rombiolo era già occupato dalla Rombiolese) si è invece disputata la partita fra l’Orsigliadi ed il Filandari, valevole per la Terza categoria e conclusasi con il punteggio di 1-1. Il calciatore Giuseppe Guerrera del Filandari è stato squalificato sino al 31 dicembre prossimo poiché – come si legge nel comunicato ufficiale della Delegazione provinciale di Vibo della Lega nazionale dilettanti – alla fine del primo tempo si è rivolto con frasi offensive nei confronti di un giocatore avversario, tentando di entrare negli spogliatoi dei calciatori locali per aggredire l’avversario. Intento non riuscito poiché trattenuto dai tesserati di entrambe le squadre. Lo stesso calciatore Giuseppe Guerrera, nel proprio spogliatoio ha poi urlato “frasi minacciose nei confronti di due giocatori avversari”. Non rientrato in campo poiché sostituito alla fine del primo tempo, Giuseppe Guerrera in un dialogo ad alta voce con un dirigente della squadra locale dell’Orsigliadi che cercava di calmarlo, “rispondeva che più tardi si sarebbe recato a casa dei due calciatori locali con una grossa pistola”. Sempre lo stesso calciatore – numero 10 della squadra del Filandari – nel secondo tempo passando davanti alla panchina della squadra dell’Orsigliadi “lanciava uno sputo all’indirizzo di un calciatore dei locali”. Ancora comportamenti inqualificabili, dunque, sui campi di calcio del Vibonese dove in molti casi i valori dello sport vanno a farsi benedire e regna la maleducazione e l’inciviltà. Se poi si pensa che in alcune realtà sportive vibonesi, i calciatori si ritrovano anche arrestati o indagati in operazioni antimafia, il quadro appare in tutta la sua gravità. Giuseppe Guerrera e la madre Maria Grazia Soriano (sorella del boss Leone Soriano) si trovano infatti attualmente sotto processo a piede libero dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia nell'ambito dell'operazione antimafia "Nemea" che ha colpito il clan Soriano di Filandari. Sono entrambi accusati di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. 

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