A distanza di circa un mese dalle dimissioni dell'ormai ex presidente Fernando Cammarata e del direttore sportivo Angelo Costa, in casa Vibonese non si è ancora sciolto il nodo riguardante il passaggio di proprietà del club. Nonostante le dimissioni, infatti, lo stesso Cammarata detiene ancora il 60% delle quote e dunque il conseguente potere di firma.
L'ex patron rossoblù in occasione delle sue dimissioni aveva lasciato la società nelle mani del Comune e del sindaco Enzo Romeo, con quest'ultimo che si sta incessantemente impegnando nel cercare di formare una cordata societaria costituita da imprenditori del territorio. Nel frattempo le relazioni sociali e societarie del club sono state affidate al commissario ad interim, Rino Putrino, incaricato direttamente dal già menzionato primo cittadino. Parallelamente, in tutto questo, c'è una rincorsa salvezza da affrontare fino al termine della stagione.

Parla Cammarata

Calcio giocato a parte, con la squadra che si sta estraniando in maniera molto professionale dalle vicende esterne, pensando solo agli allenamenti e a fare risultati la domenica, il nodo più grande (e anche vitale) rimane appunto quello del passaggio delle quote.
Sulla vicenda si è espresso appunto il presidente dimissionario, Fernando Cammarata, tutt'ora direttamente coinvolto, spiegando la questione dal suo punto di vista e affermando come da parte sua non ci sia alcuna intenzione di intralciare il futuro societario: «Il giorno delle mie dimissioni mi sono recato dal sindaco Enzo Romeo, il quale mi aveva convocato perché voleva spiegazioni sulla vicenda e riferendomi, inoltre, di andare via perché con Vibo non c'era più feeling e che, inoltre, aveva già una cordata pronta. Quel giorno sono andato, insieme al ds Costa, anche per dargli spiegazioni ma non mi ha fatto parlare, dicendo solamente di lasciare la Vibonese e andare via. Avevo portato anche dei documenti con dentro tutti gli sponsor e le sponsorizzazioni che mi sostenevano e tutti con contratti triennali. Ovviamente in sei mesi non si poteva vedere la reale forma del progetto, così come non si può giudicare una casa in costruzione prima della rifinitura».

Il sindaco e la cordata

A livello di gestione avevamo cambiato tante cose e andava tutto bene, ovviamente l'aspetto sportivo cammina parallelamente a quello societario e gestionale. Non è colpa nostra se si perde la partita per un fuorigioco o se a Savoia ci annullano un gol. Quanto a Musy, non voleva rimanere e dunque abbiamo cercato di ottimizzare l'operazione per fare cassa non per noi, ma esclusivamente per la Vibonese».

Insomma, da circa un mese la compagine rossoblù sembra girovagare in un vicolo cieco ma anche in questo lo stesso Cammarata ha il suo chiaro pensiero: «Nel corso di quel famoso incontro nelle sedi comunali, il sindaco aveva esplicitamente detto che aveva la cordata pronta, così come riportato nel comunicato inviatomi. Io però, col passare dei giorni e delle settimane, ho solo visto un graduale e costante distaccamento da parte del sindaco che si è defilato da questa cosa, facendomi pensare che il calcio a Vibo non gli interessa poi così tanto. Inoltre ha deciso di fare questo passo senza avere effettivamente una cordata dietro. A chi cedo le quote se nessuno chiama e se questa cordata, al momento, non c’è?».

La gestione societaria

Lo stesso Cammarata si sofferma sul capitolo gestionale: «A livello amministrativo posso garantire che eravamo primi in classifica, quello sportivo come ho già detto è un'altra cosa. I rumors dei tifosi poi non hanno aiutato, tra critiche e chiacchiere».
E ancora: «Quanto al patron Caffo, posso dire che è stato sempre di parola dal momento che mi ha lasciato sempre l'ultima scelta, mettendo sempre la parte che gli spettava come socio di minoranza ma non è mai andato oltre».