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Dopo la bocciatura delle riforme al regolamento si attendono le decisioni del vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, Luigi Renzo

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In attesa della scadenza del termine ultimo del 31 luglio, data fatidica entro cui la Fondazione “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime” di Paravati è chiamata a cambiare il proprio statuto, una cosa appare chiara: la vera sconfitta dello scontro sul tema in atto tra il vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea monsignor Luigi Renzo e gli stessi soci fondatori dell’Ente, è proprio Natuzza Evolo. Se non altro per i modi con cui la vicenda è stata sin qui trattata. L’immagine data, al di là di tutto, è a dir poco mortificante per una donna che ha fatto dell’umiltà, della mitezza e dell’obbedienza totale alla Chiesa il suo credo, sino all’ultimo istante della sua santa vita.

Essere figli spirituali di “Mamma Natuzza” rappresenta una grande responsabilità, vuol dire seguire il suo esempio, fatto di silenzio, di preghiera e di offerta totale a Cristo. In grado eroico, sino alle estreme conseguenze fisiche e morali, soprattutto quando tutto sembra andar male. Fu così quando negli anni trenta, su consiglio di Padre Agostino Gemelli, l’allora vescovo di Mileto, Paolo Albera, la fece ricoverare per accertamenti all’ospedale psichiatrico di Reggio Calabria. Così è stato quando, qualche decennio dopo, riguardo ad alcune problematiche sorte nell’accoglienza dei pellegrini, al vescovo Domenico Cortese si disse pronta a non farlo qualora lo avesse ritenuto opportuno.

L’assemblea straordinaria dei soci fondatori nei giorni scorsi ha votato con un vero plebiscito contro le modifiche dello statuto richieste dal vescovo, in vista della consacrazione della “Grande Chiesa”. Una scelta legittima. Quello che fa pensare, però, sono i modi con cui la “rottura” si è consumata. Gli applausi dell’assemblea agli interventi dei soci fondatori contrari alla modifica allo statuto e, soprattutto, il brusìo sentito a conclusione dell’intervento“pro vescovo”del professore Valerio Marinelli, autore di una decina circa di volumi dedicati a Natuzza, risultano ingiustificabili e, senza ombra di dubbio, in aperta contraddizione con l’eredità spirituale lasciata dalla mistica ai “figli” sparsi per il mondo.

 Addirittura assurdi per quanto da lei testimoniato in vita. A questo punto la parola passa a monsignor Renzo, ilquale alla scadenza dell’ultimatum di lunedì prossimo può scegliere, in virtù del suo mandato, se prendere decisioni drastiche nei confronti della Fondazione o di singole persone interne alla Chiesa, con conseguenze facilmente immaginabili, oppure fermare tutto e cercare di capire se ci sono gli spazi per un estremo tentativo di conciliazione, magari dopo aver sondato all’orizzonte la possibilità che gli interessi di pochi vengano messi da parte per un fine più “alto” e che, infine, terminino quelle “beghe di bottega” che nulla hanno a che fare con quanto testimoniato in vita dall’umile donna calabrese. La speranza è che prevalga il buon senso, la seconda ipotesi. In modo da far sì che un patrimonio universale della cristianità non venga disperso e che quindi… a “vincere” sia soprattutto “Mamma Natuzza”.

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