mercoledì,Settembre 22 2021

Ci voleva un forestiero per ammettere la verità sul mare di Pizzo?

Il commissario Reppucci ha ammesso ciò che altri hanno spudoratamente e colpevolmente minimizzato, se non addirittura negato, danneggiando un paese che meritava ben altra fortuna

Ci voleva un forestiero per ammettere la verità sul mare di Pizzo?
Chiazze oleose nel mare di Pizzo (Foto di repertorio)

di Pino Paolillo*

La triste storia dell’inquinamento del mare di Pizzo ha origini antiche, ancor prima che da sotto il costone del vecchio Istituto Nautico scendesse una cascata di fogna, passando per la rottura della condotta sottomarina della Seggiola, fino agli innumerevoli sversamenti abusivi in coincidenza delle mareggiate nell’indifferenza quasi generale, come fosse una delle tante pene da espiare per il regicidio del Francese a cui poi abbiamo dedicato tardivi onori e gloria.

Decenni di denunce, di articoli sulla stampa, di interventi nelle televisioni private, di corteggiamenti e di impegni preelettorali da parte delle opposizioni prima, e di attacchi vergognosi delle stesse forze “politiche” una volta al potere, a negare spudoratamente quella realtà che pochi mesi prima avevano denunciato inorriditi, solo perché i responsabili erano gli altri.

Ambientalisti prima, negazionisti dopo. Alle foto del mare fognario si opponevano la canea virtuale e quelle del mare cristallino, come se le ultime potessero cancellare o far dimenticare lo scempio delle chiazze color cappuccino galleggianti, con accuse di attentare all’economia turistica del paese e minacce di denunce per “procurato allarme” (ancora sto aspettando). Eh sì, perché se uno si permette di far notare a Madama La Marchesa che non proprio tutto va bene in quel di Pizzo, con la speranza che le cose migliorino in futuro, apriti cielo!

Forse la maggior parte dei miei concittadini preferisce che ad accorgersi della realtà non proprio da favola, siano gli stessi turisti: così almeno, prima vengono, e se poi disdicono prenotazioni, pazienza: ne arriveranno altri. Perché il mare di Pizzo doveva essere “eccellente” a prescindere, per definizione. Per decenni quello che prima era lurida fogna scaricata a mare, o diventava per miracolo “terra”, oppure frutto delle insidiose correnti che, dal Mesima o da Bivona, dalle Eolie o dalla SIR, si concentravano sugli sfortunati lidi napitini.

A quel punto gli scarichi a mare mi ricordavano le code recise e scosse da fremiti delle povere lucertole, ritenute in grado di lanciare anatemi contro le incolpevoli (?) genitrici dei monelli di strada, che esorcizzavano la maledizione rettiliana con la formula “No fu io, no fu io, ca’ fu a gatta du zi’ Mattio”.

Sì, è vero, ogni tanto si ammetteva qualche piccolo guasto, ma robetta da niente, oppure si chiudeva, ma per poco, una spiaggetta per un improvviso sversamento, mentre il depuratore, si ripeteva, era quanto di meglio potesse offrire l’ingegneria ambientale.

Poi è arrivato il sequestro e oggi il Commissario prefettizio Reppucci, conterraneo di Giordano Bruno, dichiara apertamente che, depuratore fatiscente e sequestrato a parte, diciannove pompe di sollevamento, in diverse stazioni, sono vecchie e malfunzionanti, con ciò mettendo addirittura “a rischio la stagione balneare” se non si corre subito ai ripari. Per fortuna nessun inquisitore condannerà al rogo in Piazza della Repubblica il nostro Commissario, reo di avere messo in discussione il dogma dell’eccellenza napitina e mi aspetto, per coerenza, che qualcuno minacci querele per “procurato allarme”. Che è sempre meglio che essere responsabili di “procurato inquinamento”.

Origini campane a parte, non ho nulla in comune con il Commissario Reppucci, ma finalmente qualcuno ha ammesso ciò che altri, per troppo tempo, hanno spudoratamente e colpevolmente minimizzato, se non addirittura negato, danneggiando un paese che meritava ben altra fortuna.

Perché Pizzo non sarà certamente il borgo più bello d’Italia, ma sono nato e cresciuto tra i suoi vicoli, ne amo le pietre e il vento, il volo delle Taccole e i Rondoni al tramonto e, quando sarà, vorrei andarmene con il suo mare trasparente negli occhi.

*Responsabile conservazione Wwf Calabria

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