giovedì,Aprile 18 2024

Ricadi, la fiumara Ruffa scrigno di biodiversità: nuove iniziative per la tutela della felce preistorica

Protocollo d'intesa tra Comune e circolo di Legambiente, che prevede anche la realizzazione di un ecomuseo. Ma è solo l'ultima delle iniziative messe in campo per la salvaguardia e la valorizzazione della “Woodwardia Radicans” e di tutta l'area

Ricadi, la fiumara Ruffa scrigno di biodiversità: nuove iniziative per la tutela della felce preistorica
Uno scorcio delle fiumara Ruffa e la felce preistorica

È sopravvissuta per milioni di anni grazie all’inaccessibilità dei luoghi e a un microclima particolarmente favorevole, caratterizzato da umidità elevata e temperature comprese tra i 10 e i 25 gradi abbinate a scarsa illuminazione diretta. Negli ultimi anni la mano dell’uomo l’ha messa in pericolo, ma c’è chi vigila e si prodiga per tutelarla. Stiamo parlando della “Woodwardia Radicans”, raro esemplare di felce gigante che cresce lungo gli argini della fiumara Ruffa, nel territorio compreso fra i comuni di Drapia, Spilinga e Ricadi. «Uno degli esseri viventi più antichi del nostro pianeta», la definisce il circolo ricadese di Legambiente che da anni si occupa della sua salvaguardia e che nei giorni scorsi ha firmato un protocollo d’intesa con il Comune di Ricadi per ulteriori iniziative volte a tutelare e valorizzare la felce rara e tutta l’area della fiumara Ruffa che rappresenta un vero e proprio scrigno di biodiversità. [Continua in basso]

La Woodwardia radicans nella fiumara Ruffa

La Woodwardia radicans nella fiumara Ruffa

Con le sue fronde che possono raggiungere la lunghezza di tre metri, la Woodwardia radicans cresce in poche zone al mondo: Spagna meridionale, Corsica, Macedonia del Nord, Grecia, in alcune piccole aree in prossimità delle coste del Mar Nero e infine nel sud Italia – nello specifico in Calabria, Campania e Sicilia. In Calabria è stata individuata in Aspromonte e a Polia, vicino al fiume Milo. Ma è nella valle Ruffa che la rara felce cresce più rigogliosa: più di 2200 gli esemplari censiti. La sua presenza fu scoperta per la prima volta nel 1989, quando un turista tedesco ne notò alcune foglie secche portate da una piena estiva alla foce della fiumara. Da lì la segnalazione al botanico Fulvio Gioanetto, che si trovava in zona per ricerche per su incarico dell’Onu e che, dopo i sopralluoghi insieme ad altri esperti del luogo e soci di Legambiente, ha constatato la presenza della Woodwardia radicans lungo gli argini della fiumara. L’associazione ambientalista si interessa subito alla questione: «Abbiamo coinvolto la Provincia di Vibo – ricorda il presidente del circolo di Ricadi, Franco Saragò -, che ha dato vita al censimento delle piante insieme anche all’Università Mediterranea di Reggio Calabria. L’area è poi diventata Sito d’interesse comunitario (Sic) proprio per la presenza della felce. E intanto noi abbiamo continuato a monitorare la sua presenza».

Felce in pericolo e le iniziative per tutelarla

La pulizia della fiumara da parte di Legambiente

Tuttavia nel corso degli anni l’area ha subito delle modificazioni, in negativo. «Innanzitutto il taglio indiscriminato di alberi che ha cambiato le particolari condizioni ambientali e climatiche indispensabili per la sopravvivenza della Woodwardia radicans. E poi incendi, scarichi fognari e il proliferare di discariche abusive. Tutto questo ha portato in poco tempo a una drastica riduzione del numero di esemplari di felce», spiega Saragò. Circa tre anni fa una boccata d’ossigeno: Legambiente Ricadi ottiene un contributo dalla Regione, grazie al quale viene ripulito il letto della fiumara dai rifiuti ingombranti: plastica, ferro, elettrodomestici e persino delle carcasse di automobili. E ancora, per ripopolare l’area sono immessi poiane, barbagianni, gufi, allocchi – precedentemente recuperati feriti e curati dal Cras di Messina. Sempre grazie a quei fondi regionali è in corso di realizzazione un documentario che punta a valorizzare quel fazzoletto di terra tanto prezioso. [Continua in basso]

Ultimo passo: il protocollo con il Comune

Il protocollo con il Comune di Ricadi è dunque solo l’ultima delle tante iniziative messe in campo dal locale circolo di Legambiente. Con tale intesa si punta non solo a una maggiore salvaguardia di tutta la valle Fiumara e della biodiversità che custodisce – con particolare riguardo alla Woodwardia radicans -, ma anche alla realizzazione di un ecomuseo per divulgarne storia e unicità. Il protocollo prevede che da parte del Comune ci sia il sostegno economico per l’apertura del nuovo sito, che andrà ad arricchire il Museo civico diffuso di Ricadi (MuRi).  L’ecomuseo nascerà nei locali della stazione ferroviaria di Santa Domenica, concessi da Rfi a Legambiente. E si pensa anche a percorsi ecosostenibili per raggiungere l’area Sic e ammirarne bellezza e natura selvaggia. «La fiumara Ruffa è un vero e proprio patrimonio e la presenza ancora oggi di questo raro e antichissimo esemplare di felce lo dimostra – afferma Franco Saragò -. Un tempo nella fiumara si muoveva l’economia del territorio, c’erano 13 mulini e in molti vivevano o lavoravano la terra a ridosso del corso d’acqua. Il tutto nel rispetto dell’ambiente, il che ha permesso la conservazione dell’ecosistema e dunque anche della felce. Ora la fiumara non viene più “sfruttata” per produrre ricchezza, quell’equilibrio è scomparso e negli ultimi anni abbiamo assistito a un vero maltrattamento dell’area. Ma noi – conclude – resteremo vigili sulla sua salvaguardia».

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