Il mare vibonese riserva nuove sorprese, catturato un rarissimo Pesce Foglia

Dopo gli avvistamenti di Cetacei dei giorni scorsi, a 15 miglia da Vibo Marina pescato un esemplare di una specie tropicale di cui non si avevano notizie nelle nostre acque dal 1967

Dopo gli avvistamenti di Cetacei dei giorni scorsi, a 15 miglia da Vibo Marina pescato un esemplare di una specie tropicale di cui non si avevano notizie nelle nostre acque dal 1967

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L'esemplare di Pesce Foglia catturato al largo di Vibo Marina
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Il mare delle coste vibonesi continua ad attrarre l’attenzione del mondo scientifico (e non solo) grazie ai continui avvistamenti o catture di specie particolarmente interessanti. A pochi giorni di distanza dalle entusiasmanti riprese di Capodogli, Stenelle e Globicefali, le acque di questo tratto del Tirreno meridionale hanno offerto un’altra occasione di studio e di aggiornamento sulla varietà di specie animali che le popolano.

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Esattamente mezzo secolo dopo la cattura (ottobre 1967) avvenuta di fronte alla foce del Fiume Angitola, che meritò una citazione nella monumentale opera dedicata ai pesci delle coste italiane del grande ittiologo Giorgio Bini, una nuova, importante, segnalazione giunge grazie alle informazioni fornite da due pesatori di professione, Nicola e Gabriele De Leonardo, padre e figlio, a bordo del peschereccio “San Francesco”. Sono stati loro infatti, intenti a pescare Lampughe (i cosiddetti “capuni”) 15 miglia al largo di Vibo Marina, a catturare un raro esemplare di “Pesce foglia”, noto alla scienza con il nome di Lobotes surinamensis, descritto per la prima volta da Bloch nel 1790, su un individuo rinvenuto, appunto, nelle acque tropicali atlantiche del lontano Suriname.

La segnalazione si aggiunge pertanto a quelle che si stanno accumulando in questi anni, dopo la prima, storica per le acque italiane, da parte di Pietro Doderlein, risalente al 1875 e relativa alla cattura di un Pesce Foglia al largo di Palermo. Successivamente a quella di Pizzo altre catture si sono infatti registrate nelle acque dell’Argentario (1996), ancora in Sicilia (nord di Punta Raisi, 2006 e Sciacca, 2014), fino alla recentissima cattura di due individui davanti ad Amantea nell’ottobre dell’anno scorso.

Vista la collaborazione tra il mondo della pesca e quello della ricerca scientifica, la notizia della cattura è stata subito trasmessa dai De Leonardo a Francesco Tiralongo, biologo marino siciliano, vicepresidente dell’Ente Fauna Marina Mediterranea, che cura da anni il monitoraggio sia delle specie cosiddette “aliene”, cioè provenienti da altri mari ( soprattutto in considerazione del riscaldamento delle acque del Mediterraneo), che di quelle specie ritenute rare, come nel caso del nostro Pesce Foglia. La specie deve il suo nome volgare grazie all’abitudine, particolarmente evidente nelle forme giovanili, di rimanere sull’acqua piegato su un fianco, assumendo la forma che ricorda una foglia: un accorgimento che si rivela particolarmente utile per sfuggire ai predatori, confondendosi con le foglie di mangrovie degli habitat costieri del Sud America. Da noi è nota l’abitudine di sostare in posizione obliqua sotto oggetti galleggianti, come ad esempio i “cannizzi” adoperati per attirare e pescare le Lampughe nel periodo in cui si avvicinano alla costa.

Il “Lobote del Suriname” può raggiungere il metro di lunghezza, ed è caratterizzato da un colore bruno scuro negli esemplari adulti. Rilevanti ai fini dell’identificazione risultano anche la posizione e la forma delle parti molli delle pinne dorsale e anale , particolarmente evidenti e arrotondate, sporgenti indietro verso la grossa coda. Una conferma ulteriore dunque della ricchezza di biodiversità del nostro mare che però deve essere tutelata e salvaguardata evitando forme di pesca distruttive e delimitando zone di protezione costiere, come ad esempio i fondali a prateria di Posidonia oceanica, endemiche del Mediterraneo e autentiche “nursery” in grado di ospitare una grande varietà di organismi e in particolare le uova e le forme giovanili di numerose specie di pesci.

Una strategia conservazionistica, quella delle aree marine protette, capace di assicurare sia la fruizione razionale da parte di un turismo più attento alla difesa dell’ambiente, che un beneficio duraturo e non occasionale per gli stessi pescatori locali. 

*Settore conservazione Wwf Vibo Valentia

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