Straordinario passaggio di cetacei davanti alle coste vibonesi (VIDEO)

Dopo stenelle e capodogli anche i globicefali attraversano le acque antistanti il litorale della provincia. Testimonianza della ricchezza e della biodiversità del nostro mare. Il commento di Pino Paolillo (Wwf). Ecco le spettacolari nuove immagini

Dopo stenelle e capodogli anche i globicefali attraversano le acque antistanti il litorale della provincia. Testimonianza della ricchezza e della biodiversità del nostro mare. Il commento di Pino Paolillo (Wwf). Ecco le spettacolari nuove immagini

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Globicefali al largo di Tropea
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Negli ultimi giorni, documentati da alcuni filmati, si sono succeduti diversi e interessanti avvistamenti di cetacei di varie specie al largo della costa vibonese, in particolare tra Zambrone e Tropea.

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Gli avvistamenti, favoriti dalle ottime condizioni meteomarine che hanno stimolato le uscite in barca di pescatori o semplici diportisti, rappresentano una conferma della biodiversità del nostro mare anche per quanto riguarda i mammiferi marini che popolano il Mediterraneo.

Davvero emozionanti le riprese dei grandi capodogli (Physeter catodon) avvistati in due distinte occasioni e ben distinguibili dalle balenottere comuni per via dell’enorme testone che giustifica un’altra denominazione scientifica della specie (“macrocephalus”, grande testa) nonché dal particolare rilievo del dorso, più simile ad una gobba che ad una vera e propria pinna ad uncino, ben visibile invece nell’altro gigante buono dei nostri mari, la balenottera comune, appunto. Con i suoi 18 metri di lunghezza e le 50 tonnellate di peso (dimensioni raggiunte dai maschi, essendo le femmine più piccole), il capodoglio è il più grande predatore della terra, dotato di denti lunghi 20 cm e pesanti fino a mezzo chilo.

Gli unici a poter insidiare i giganteschi calamari giganti di pari lunghezza negli abissi oceanici: il capodoglio infatti è un vero e proprio campione di apnea, riuscendo a stare in immersione per un’ora e mezza spingendosi a profondità che superano i 2000 metri. Nel “Mare nostrum”, in assenza dei mostruosi cefalopodi del genere “Architeuthis ”,si dedica alla cattura di altri calamari di taglia decisamente più modesta, non disdegnando pesci demersali e squali.

Dopo la messa al bando delle distruttive “spadare”, le reti pelagiche derivanti vietate dall’Unione Europea, e i più severi controlli da parte delle autorità marittime, da anni non si verificano più catture accidentali di questi enormi cetacei (con gli impegnativi interventi di salvataggio da parte delle motovedette delle Fiamme gialle e della Guardia costiera vibonese in collaborazione con il Wwf), ma rimane il pericolo rappresentato dalle collisioni con navi o dalla ingestione di sacchi di plastica, per non parlare del disturbo causato dall’inquinamento acustico legato alla circolazione marittima, alle prospezioni petrolifere, trivellazioni ecc..

Altrettanto straordinarie le immagini di un gruppo di neri globicefali (Globicephala melas) che addirittura, per la loro innata curiosità che li spinge talvolta a emergere con la caratteristica “testa arrotondata” per guardare cosa c’è intorno (comportamento noto come “spyhopping”), si sono spinti fin sotto l’imbarcazione, tra l’entusiasmo contagioso dei diportisti (Francesco Pagano e Carlo Muggeri, in foto, ndr). Tra i più gregari di tutto l’ordine dei Cetacei, i globicefali sono i protagonisti principali degli spettacolari e drammatici spiaggiamenti in massa delle cosiddette “Balene pilota”, delle coste australiane, neozelandesi, americane ecc. Una confusione terminologica (i Globicefali, come i delfini o i capodogli, hanno i denti e non i fanoni, come le balene vere e proprie o le balenottere) che nasce dalla definizione inglese di “Pilot whale” assegnata a tutti i cetacei di una grossa taglia. I maschi infatti possono superare i sei metri di lunghezza e la specie, per via del colore e delle lunghe pinne appuntite e a forma di falce, è facilmente distinguibile dalle altre specie di Cetacei (12 su un’ottantina) che frequentano il Mediterraneo.

Non potevano mancare di certo i più comuni “Delfini” delle nostre acque, le agili “Stenelle” (Stenella coeruleoalba), con il loro dorso nerastro e il caratteristico disegno dei fianchi (da cui l’atro nome volgare di “Delfino striato”), da non confondere né con il simile Delfino comune (Delphinus delphis, in realtà oramai rarissimo) né con il più famoso rappresentante della famiglia, il più robusto e grigio Tursiope (Tursiops truncatus), tra metri di lunghezza e fino a trecento chili di peso, protagonista di indimenticabili serial televisivi degli anni 60 (ricordate “Flipper”?) nonché di detenzione nei delfinari di tutto il mondo.

La raccomandazione rivolta a chi ha la fortuna di assistere a questi fantastici spettacoli della natura, specialmente se riguarda animali di una certa mole, è quella di limitare al massimo ogni forma di disturbo, spegnendo o navigando con il motore al minimo, mai in direzione degli animali e mantenendosi sempre ad una certa distanza.

*Responsabile settore conservazione Wwf Vibo Valentia

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