martedì,Maggio 18 2021

Alunno autistico in mini-aula, Katia Franzè chiarisce: «Nessun ruolo nella vicenda»

Piccata risposta del consigliere comunale di maggioranza tirato in ballo dalla dirigente del I Circolo di Vibo Valentia Mimma Cacciatore: «Non faccia insinuazioni su una presunta permeabilità delle istituzioni o su forme di familismo amorale»

Alunno autistico in mini-aula, Katia Franzè chiarisce: «Nessun ruolo nella vicenda»

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO:

Sono costretta, mio malgrado, ad intervenire sul caso del bambino autistico sistemato in un’aula angusta della scuola Don Bosco all’inizio dell’anno scolastico. In un comunicato inviato nella giornata di ieri alle redazioni giornalistiche, la dirigente scolastica di quell’istituto mi chiama inopinatamente in causa come persona interessatasi al caso, evidenziando in modo sibillino il mio rapporto di affinità con il genitore dello scolaro.

Anzitutto al caso sono stati interessati anche il sindaco e l’assessore competente, non solo la sottoscritta. Quindi trovo incomprensibile (oltreché fuori luogo) l’aver tirato in ballo il mio nome. Forse si voleva alludere al fatto che il genitore del bambino abbia voluto montare un caso politico facendo leva su un rappresentante istituzionale?

Alunno disabile in mini-classe, la replica della dirigente

Fosse questa l’ipotesi spiacerebbe constatare un approccio deduttivamente preconcetto e supponente rivolto alla mia persona in quanto espressione politico-istituzionale. Anch’io, senza farmi vanto, talvolta ho usato parte della mia modesta indennità per rendere decorosa la città. Anch’io, nel giorno stesso in cui è venuto a mancare un mio zio, ho partecipato ad una assemblea comunale per senso di responsabilità.
I verbali delle Commissioni e di Consiglio, nonché i resoconti dei mass-media sulla mia attività nei primi sette mesi di incarico testimoniano come non mi occupi di situazioni in cui sono coinvolti parenti, affini, amici o elettori ma di problemi generali o, comunque, afferenti un certo numero di cittadini, quindi mi sarei attivata a prescindere dal rapporto con il cittadino coinvolto, specie in una situazione così delicata.

Il fatto di farsi ritrarre con Sua Santità, o aver ripristinato l’ordinarietà – sia pur in modo meritorio – dove prima non esisteva, non autorizza a reputarsi moralmente superiori o a insinuare la permeabilità delle istituzioni al familismo amorale o similia. Evito ulteriori considerazioni rispetto ad una vicenda nella quale non mi interessa ricercare colonne di giornale. Tuttavia non posso non rilevare come si sia trattato con poca attenzione un caso che, invece, ne meritava molta, anche perché il bambino già frequentava la scuola.

LA LETTERA | “In 22 dentro un’aula di 15 metri quadri, tra loro mio figlio autistico”

E, pur ammettendo di non possedere alcuna nozione in fatto di organizzazione di istituti scolastici, mi pongo qualche banale interrogativo: perché sistemare “temporaneamente” una classe in un’aula inadeguata visto che qualche minuto dopo è stata spostata in un’aula adeguata? Qual era la ragione di questa supposta “sistemazione temporanea”?

Il mio ruolo mi impone di superare il caso singolo, pur partendo da esso, e riflettere più in generale sui corretti rapporti e sulle sinergie possibili tra famiglia, scuola e istituzione.

Anzitutto, si dovrebbe evitare che i genitori di categorie svantaggiate siano costretti a denunciare pubblicamente deficit o disagi, per loro ulteriormente dolorosi. Torna alla memoria anche il caso recente dell’alunna ipovedente alla quale mancavano i testi in Braille. Anche le amministrazioni pubbliche preposte (Comuni, Province) dovrebbero fare la loro parte con più prontezza. Ma la loro parte devono farla ancor di più le istituzioni scolastiche, essendo quelle più vicine agli studenti ed agli alunni.

*Consigliere comunale di Vibo Valentia

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