Il procuratore capo della Dda in conferenza stampa illustra i dettagli dell’inchiesta che ha portato a 15 misure cautelari. I messaggi criptati e la droga fatta arrivare dal Vibonese in tutta Italia
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«Si tratta di un’attività investigativa che ha avuto ad oggetto il cosiddetto locale di Ariola, un’articolazione territoriale della ‘ndrangheta, locale piuttosto agguerrito, e le contestazioni afferiscono a un ramificato traffico di sostanze stupefacenti». Il procuratore capo di Catanzaro Salvatore Curcio ha introdotto così la conferenza stampa sull’operazione che stamattina ha portato a 15 misure cautelari.
Dodici persone sono finite in carcere, una ai domiciliari, obbligo di dimora per altre due. Le accuse, a vario titolo, sono di associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, con l'aggravante, tra le altre, di aver agito al fine di agevolare l'attività della locale di Ariola. Nel corso delle perquisizioni sono state utilizzate anche unità cinofile, sia antidroga che cash dog. L'attività investigativa ha documentato l'esistenza e l'operatività di un'organizzazione criminale facente capo alla 'ndrina Maiolo di Acquaro, dedita al traffico di sostanze stupefacenti in tutta Italia.
«Di rilevante nel corso di questa investigazione c’è ancora una volta la prova e la dimostrazione di quanto sia importante per la ‘ndrangheta il settore del narcotraffico, che rappresenta e costituisce il modello di finanziamento principale di queste organizzazioni», ha aggiunto Curcio.
«La seconda peculiarità – ha proseguito – riguarda come le organizzazioni di ‘ndrangheta si siano evolute nel tempo, proseguendo quello che è il progresso tecnologico e scientifico. Ricordo, all’inizio degli anni 2000, quando avevamo scoperto le interazioni delle organizzazioni di ‘ndrangheta con i cartelli colombiani attraverso l’utilizzo della posta elettronica ordinaria e quindi successivamente anche delle chat: ci sembrava di avere scoperto chissà che cosa».
«Oggi, guardando al passato, portandoci indietro, ci viene quasi da sorridere. Questo locale di Ariola e i suoi soggetti, tratti oggi in arresto, erano avvezzi ad utilizzare la messaggistica criptata, quindi le piattaforme più avanzate che rendono di fatto difficilmente individuabili e penetrabili all’esterno questo genere di comunicazioni. Ed è del tutto in linea con quello che è il trend dei sistemi comunicativi innovativi di queste organizzazioni criminali», ha sottolineato il capo della Dda di Catanzaro.
«Viviamo nell’epoca delle comunicazioni telematiche, delle piattaforme di messaggistica criptata, viviamo nell’epoca del dark web e delle encryptor. Questo è un elemento che, secondo me, conferma quella evoluzione tecnologica che c’è stata in queste organizzazioni e che dà una misura di quanto sia complicata l’investigazione odierna nei confronti di esse», ha ancora evidenziato il procuratore.
Il procuratore è poi passato a illustrare i dettagli dell’indagine: «Sono state certificate e ricostruite, dal punto di vista indiziario ovviamente, le transazioni di sostanze stupefacenti del tipo marijuana e cocaina, con una movimentazione di circa 750 kg di marijuana, quasi una tonnellata di marijuana, e 11 kg di cocaina, che gli organi di polizia giudiziaria procedenti complessivamente hanno quantificato in un giro di 10 milioni di euro».
«Queste ovviamente – ha rimarcato – sono somme che danno la dimensione delle capacità economiche di queste organizzazioni e di quanto sia difficile colpirle anche dal punto di vista patrimoniale. Il ringraziamento va ovviamente al Comando provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro, al gruppo di polizia giudiziaria di Catanzaro, allo Scico e alla sua articolazione in loco di Catanzaro, che hanno dimostrato capacità professionali non comuni e una disponibilità e dedizione difficilmente riscontrabili».



