‘Ndrangheta, operazione nelle Preserre vibonesi: carcere per cinque, due liberi

Il gip del Tribunale di Vibo non convalida i fermi per il tentato omicidio di Giovanni Nesci e firma un’ordinanza di custodia cautelare. Escluse le aggravanti mafiose

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Il gip del Tribunale di Vibo non convalida i fermi per il tentato omicidio di Giovanni Nesci e firma un’ordinanza di custodia cautelare. Escluse le aggravanti mafiose

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Fermo non convalidato dal gip del Tribunale di Vibo Valentia, Graziamaria Monaco, per i 7 fermati dell’operazione antimafia “Black Widows” della Dda di Catanzaro e della polizia che ha fatto luce sul tentato omicidio dei fratelli Giovanni (in foto) e Manuel Nesci, quest’ultimo minore affetto da sindrome di down. Al contempo, il giudice ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per: Vincenzo Cocciolo, 30 anni di Gerocarne;  Michele Nardo, 47 anni, di Sorianello; Gaetano Muller, 19 anni, di Soriano; Viola Inzillo (in foto in basso), 52 anni, nativa di Sorianello, residente a Gerocarne; Rosa Inzillo, 50 anni, di Sorianello.  Ritornano invece in libertà: Antonio Farina,43 anni, di Soriano Calabro (difeso dall’avvocato Giuseppe Orecchio);  e Domenico Inzillo, 63 anni, nativo di Sorianello, residente a Francica (assistito dall’avvocato Nazzareno Latassa). Il gip ha dichiarato poi la propria incompetenza, disponendo l’immediata restituzione degli atti alla Dda di Catanzaro affinchè chieda al competente gip distrettuale una nuova ordinanza di custodia cautelare nel termine di venti giorni. Il gip, tuttavia, non riconosce l’esistenza delle aggravanti del metodo mafioso nelle condotte contestate e rimarca che gli episodi delittuosi fra le famiglie Inzillo e Nesci di Sorianello sono maturati in un contesto di astio familiare. “L’evidente timore degli indagati di essere scoperti durante gli appostamenti – scrive il gip -, la paura di ritorsioni o di un attacco preventivo della controparte, l’ambito prettamente familiare che emerge in tutte le conversazioni riportate, nelle quali mai vi è il riferimento a soggetti esterni dalla nota caratura criminale, l’organizzazione delle azioni, permeata da nervosimo e concitazione sono elementi in netto contrasto con quelle situazioni di contesti nei quali è forte e diffusa la consapevolezza sociale della presenza egemone di un clan, anche logisticamente, che dia supporto e sicurezza. Va pertanto esclusa l’aggravante delle finalità mafiose nelle condotte”. Per quanto riguarda Antonio Farina (indicato dall’accusa come uno delgi esecutori materiali del tentato omicidio di Giovanni Nesci) e Domenico Inzillo (accusato di concorso in detenzione di armi e munizioni), per il gip va “esclusa la gravità indiziaria in quanto gli stessi appaiono solo come terzi a cui i conversanti fanno riferimento per diversi incontri: non vi è in atti alcun altro elemento da cui si possa dedurre un concorso degli stessi in termini di contributo causale”. 

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Il gip nel motivare la decisione di firmare un’ordinanza di custodia in carcere nei confronti di Vincenzo Cocciolo, Michele Nardo, Gaetano Muller, Viola Inzillo e Rosa Inzillo, spiega nella sua ordinanza che ci si trova dinanzi ad un “elevato ed allarmante livello di pericolosità sociale, spregiudicatezza e indifferenza rispetto ai canoni di civile e pacifica convivenza”, con gli indagati capaci di potersi “approvvigionare di armi provenienti da circuiti illeciti, con atteggiamenti rivelatori di un altissimo grado di impulsività aggressiva, rivelando un’indole scarsamente raziocinante, particolarmente incline ad adottare atteggiamenti criminosi come personale metodo risolutivo della conflittualità, destante un grave allarme sociale tale da far propendere per una prognosi di reiterazione di analoghi comportamenti delittuosi”. Assente però il pericolo di fuga e da qui non la convalida del fermo. Per il gip non è emersa alcuna rete logistica capace di consentire agli indagati di darsi alla latitanza. 

Il fatto che alcuni degli indagati avessero trovato delle microspie “bonificando” le proprie autovetture, per il giudice dimostra la caparbietà degli stessi di portare avanti le azioni delittuose restando sul territorio in cui consumare la vendetta contro Giovanni Nesci ed i suoi familiari.  Quanto a Gaetano Muller (l’unico che non si è avvalso della facoltà di non rispondere), per il gip la sua “freddezza nell’atteggiamento tenuto nel fornire le risposte, l’assenza di manifestazioni emotive alle domande sulla morte del cugino e dello zio, a cui ha assistito, restituiscono l’immagine di un giovane uomo purtroppo già abituato a vivere situazioni illecite”. 

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In foto dall’alto in basso: Giovanni Nesci, Viola Inzillo, Antonio Farina e Michele Nardo