lunedì,Dicembre 6 2021

Rinascita Scott: Mantella, le partite gratis della Reggina, i politici e i boss

Le estorsioni a Vibo, la sparatoria allo stadio e l’intimidazione all’avvocato dopo 17 giorni di riformatorio da minorenne

Rinascita Scott: Mantella, le partite gratis della Reggina, i politici e i boss

Calcio e mafia anche stamane dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia nella deposizione di Andrea Mantella nel maxiprocesso Rinascita Scott. Ma anche presunti legami di defunti esponenti politici di primo piano con i clan. Diversi i racconti del collaboratore di giustizia rispondendo alle domande del pm della Dda di Catanzaro, Antonio De Bernardo. Sono stato io – ha dichiarato Mantella – a chiedere ed ottenere da D’Agostino l’estorsione per la sua attività Stocco & Stocco che ha aperto fra Vibo e Vena. Io non ho mai parlato però con D’Agostino. Praticamente Gaetano Staropoli, imprenditore funzionale a me ed a Giovanni Mancuso, era sotto usura da parte di Giovanni Mancuso e grazie a Francesco Michelino Patania, detto Cicciobello, è riemerso nel settore edilizio affermandosi nella zona di Vena di Ionadi. Staropoli aveva intestati alcuni beni di Giovanni Mancuso. E’ stato Staropoli – ha spiegato Mantella – che stava per aprire nei suoi locali Stocco & Stocco e io gli dissi che il proprietario doveva pagarmi l’estorsione a Natale e Pasqua se voleva stare tranquillo. I primi soldi dell’estorsione di Stocco & Stocco me li ha portati Staropoli. Poi i soldi li hanno riscossi Mario De Rito e mio cugino Salvatore Mantella e il proprietario ha sempre pagato. Essendo sponsor della Reggina Calcio, anche quando era in serie A, il proprietario di Stocco & Stocco ci forniva gratis i biglietti per le partite della Reggina ed andavamo a vedere le partite la domenica con Francesco Patania, detto Cicciobello, Paolino Lo Bianco e Gaetano Staropoli. Una volta i biglietti – ha ricordato ancora il collaboratore – li hanno consegnati a noi pure i De Stefano di Reggio che ci hanno ospitato la domenica mattina e nel pomeriggio con Paolo Lo Bianco siamo andati a vedere la partita della Reggina Calcio”. [Continua in basso]

La sparatoria allo stadio di Vibo

Siamo nei primi anni ’90 ed allo stadio Luigi Razza di Vibo c’è la partita Vibonese-Rossanese. All’improvviso, nel corso della gara, nelle tribune Andrea Mantella – che stava assistendo alla partita – aprì il fuoco con una pistola contro un tifoso della Rossanese. Un episodio finito sulle cronache di tutti i giornali.

Il boss di Limbadi Ciccio Mancuso
Ciccio Mancuso

Il senatore Murmura e i clan

Secondo Andrea Mantella, i Cracolici di Maierato avrebbero mantenuto con l’allora senatore di Vibo, Antonino Murmura, rapporti di amicizia. So che i Cracolici avevano guadagnato dalla vendita dei terreni dove deve sorgere il nuovo ospedale di Vibo. Per tale motivo i Cracolici sono stati estromessi dai Lo Bianco dai lavori per il nuovo ospedale. E’ intervenuto personalmente Antonio Mancuso con Raffaele Cracolici, detto Lele Palermo, per far desistere i Cracolici dai suoi propositi”. Raffaele Cracolici è stato poi ucciso nel maggio 2004 dal gruppo di Andrea Mantella e dai Bonavota”. Il collaboratore ha quindi dichiarato che: “Raffaele Cracolici, mio cognato Antonio Franzè e Carmelo Lo Bianco si sono impegnati tramite il senatore Murmura perché io da minorenne non andassi in carcere. Del contatto tra i Cracolici e Murmura ho cognizione diretta. Murmura era amico storico di Ciccio Mancuso, alias “u sindacu”, ed anche di Carmelo Lo Bianco”. Sia Ciccio Mancuso, fondatore dell’omonimo clan di Limbadi, che Carmelo Lo Bianco, boss di Vibo, sono deceduti.

Ancora minorenne Andrea Mantella in altra occasione per una sparatoria a Vena di Ionadi rimedia 17 giorni di riformatorio. Ho sparato contro una persona a Vena insieme a mio cugino Filippo Gangitano, lui già maggiorenne e sorvegliato speciale. L’ho salvato dal carcere con la promessa di non fare più di quindici giorni. Ne ho fatti però due in più e – ha concluso Mantella – appena uscito ho preso la pistola e insieme a Francesco Scrugli sono andato a sparare l’auto del mio avvocato Ranieli”.

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