mercoledì,Giugno 16 2021

Marijuana nel vivaio dei Santacroce a Pizzo, Cassazione conferma arresto

La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso di uno degli indagati. La scoperta da parte della Finanza di sei quintali di canapa indiana e 5.200 piantine

Marijuana nel vivaio dei Santacroce a Pizzo, Cassazione conferma arresto
La Corte di Cassazione

La terza sezione penale della Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di Antonio Santacroce, 36 anni, di Curinga, avverso la decisione con la quale il Riesame di Catanzaro l’8 ottobre dello scorso anno ha confermato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Vibo con l’accusa di detenzione e cessione di sostanza stupefacente del tipo marijuana del peso di 39,755 chili, nonché per l’illecita coltivazione di piante di canapa indiana all’interno della sede della società cooperativa dei Santacroce a Pizzo e, quindi, per la detenzione di 599,35 chili di sostanza stupefacente del tipo marijuana. Nel motivare la decisione, la Cassazione sottolinea che il Tribunale del Riesame ha ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza richiamando, in aderenza alle risultanze istruttorie, la presenza di numerose serre stracolme di piante di marjuana, con Thc pari a circa il 12%, e risultando sulla base di tali elementi una condotta – scrive la Suprema Corte – di coltivazione penalmente rilevante”.[Continua in basso]

Sotto il profilo dell’offensività dell’attività di coltivazione, le Sezioni Unite hanno, poi, precisato che il reato di coltivazione di stupefacenti è configurabile indipendentemente dalla quantità di principio attivo ricavabile nell’immediatezza, essendo sufficiente la conformità della pianta al tipo botanico previsto e la sua attitudine, anche per le modalità di coltivazione, a giungere a maturazione e produrre sostanza stupefacente. E per coltivazione dovrà intendersi l’attività svolta dall’agente in ogni fase dello sviluppo della pianta, dalla semina fino al raccolto“. La motivazione del Tribunale del Riesame, secondo la Cassazione, è “corretta e non manifestamente illogica e, pertanto, si sottrae al sindacato di legittimità”. Da qui l’inammissibilità del ricorso di Antonio Santacroce.

Nell’inchiesta della Procura di Vibo sono indagati anche Andrea Santacroce, 28 anni di Pizzo (tornato in libertà nel settembre dello scorso anno), Angelo Oppedisano, 48 anni, di Rosarno, Filippo Fazzalari, 42 anni, di Taurianova, Giuseppe Santacroce, 62 anni di Pizzo.
Sono stati i finanzieri del Gruppo di Vibo Valentia ad intercettare due autovetture che procedevano a distanza ravvicinata e che, alla vista della pattuglia, hanno cercato di sottrarsi al controllo dandosi alla fuga. Raggiunti, all’interno della seconda vettura, i finanzieri hanno trovato 40 chili di marijuana che risultava essere stata acquistata poco prima nell’azienda agricola dei Santacroce a Pizzo.

Le successive operazioni di perquisizione eseguite nell’impresa, consentivano il rinvenimento di un ulteriore e rilevante quantitativo di sostanza stupefacente, già essiccata ed imbustata, dello stesso tipo di quella trasportata, abilmente occultata dietro pallets di cartone, nonché di migliaia di piantine di canapa, ancora coltivate, in attesa di essiccazione. L’azienda agricola, autorizzata alla coltivazione della canapa sativa, mediante un incrocio di piante era riuscita a creare una varietà che, pur presentando un aspetto simile alla stessa, conteneva un Thc (principale composto psicoattivo della pianta) di gran lunga superiore al limite consentito, come confermato dai prelevamenti di campioni eseguiti.

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