Autobomba Limbadi, dissequestrata salma di Matteo Vinci. L’avvocato: «Nuovi avvertimenti» (VIDEO)

Le spoglie del 42enne restituite alla famiglia che attenderà ora il rientro del padre da Palermo per le esequie. Il legale continua ad invocare tutele per Sara Scarpulla dopo il ritrovamento di un bastone

Le spoglie del 42enne restituite alla famiglia che attenderà ora il rientro del padre da Palermo per le esequie. Il legale continua ad invocare tutele per Sara Scarpulla dopo il ritrovamento di un bastone

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L'auto distrutta dalla bomba e (nel riquadro) Matteo Vinci

La salma di Matteo Vinci, il biologo di 42 anni ucciso a Limbadi dalla bomba collocata sotto la sua auto, è stata dissequestrata e riconsegnata ai familiari che ora potranno finalmente celebrare i funerali. Prima di accompagnarlo nel suo ultimo viaggio, la famiglia del giovane vuole però attendere qualche altra settimana. Il tempo necessario al padre Francesco Vinci di essere dimesso dal centro grandi ustioni di Palermo dove si trova ricoverato da quel maledetto 9 aprile per le gravi ustioni riportate in tutto il corpo. Intanto continua la battaglia intrapresa dall’avvocato Giuseppe De Pace, legale della famiglia, convinto che la signora Rosaria Scarpulla, madre di Matteo e moglie di Francesco Vinci, sia in imminente pericolo di vita. A rafforzare i sospetti il ritrovamento, ieri pomeriggio, di un bastone davanti al cancello del terreno conteso tra le famiglie Vinci-Scarpulla e i Di Grillo-Mancuso. Secondo l’avvocato quel bastone sarebbe un nuovo messaggio intimidatorio rivolto ai Vinci. «La signora Rosaria – questo il duro commento dell’avvocato – sarebbe un vuoto a perdere per lo Stato».

«La gravità della situazione si sta innalzando di giorno in giorno, ciononostante – ha detto ancora De Pace – nei confronti della signora Scarpulla non sono state adottate le misure di tutela adeguate. Due aggressioni, avvertimenti, e la devastante autobomba non sono forse sufficienti per istituire un servizio di scorta sia della donna che del marito nel momento in cui uscirà dall’ospedale. O bisogna attendere che si verifichi qualcos’altro ai loro danni? Poi sarà troppo tardi per rimediare». De Pace ha anche riferito «di aver parlato due giorni fa con il procuratore capo della Dda di Catanzaro, Nicola Gratteri», al quale, ha aggiunto «ho esposto la vicenda. Mi ha riferito che interesserà il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica», organismo che deve decidere se innalzare il grado di protezione della famiglia. Nelle more l’ultimo «episodio che nella simbologia mafiosa – conclude l’avvocato De Pace – rappresenta un chiaro avvertimento a stare zitti».

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