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Assolto un terzo imputato nell’operazione “Feudo” della Dda di Lecce che ha coinvolto i Bonavota di Sant’Onofrio

Cronaca

Dieci condanne e sei assoluzioni. Questa la sentenza del Tribunale di Taranto nel processo nato dall’operazione denominata “Feudo” contro il clan tarantino dei Cesario - condotta dalla Dda di Lecce - che ha visto imputati anche tre vibonesi. Due sono stati condannati ed uno assolto. In particolare, 9 anni di reclusione sono stati inflitti a Salvatore Bonavota, 31 anni, di Sant’Onofrio, mentre Giulio Castagna, 52 anni, originario di Sant’Onofrio ma residente a Stefanaconi, è stato condannato a due anni e 6 mesi. Assolto, invece, Domenico Cugliari, 37 anni, di Sant’Onofrio, difeso dall'avvocato Elisa Solano. Queste le altre condanne: 24 anni di reclusione per Mimmo Bello, di Statte (Ta); 23 anni per Carlo Mastrochicco, 22 anni per Cosimo Morrone, entrambi residenti in provincia di Taranto; 11 anni per Carmelo Di Mauro; 6 anni e 8 mesi Giancarmelo Vitacco; 2 anni e 6 mesi per Pietro De Vincentis (ma assolto dall’associazione dedita al contrabbando); 2 anni e 4 mesi per Catello Infante; 2 anni Valentino Buonuomo. Assolti poi: Annamaria Buongiorno, Cosimo Caroli, Cataldo Marzella ed Ettore Suppressa, difeso dall’avvocato Antonello Giannattasio. 

Le accuse. Salvatore Bonavota e Domenico Cugliari erano accusati di cessione di sostanza stupefacente, mentre Giulio Castagna era accusato del reato di spaccio. In particolare, Bonavota e Cugliari erano accusati di aver venduto una partita di oltre un chilo di cocaina a Cosimo Bello, 47 anni, di Statte (Ta), Carlo Mastrochicco e Cosimo Morrone. La vendita sarebbe avvenuta – secondo la ricostruzione degli investigatori – in data 8 agosto 2013. L’accusa non ha però retto per Domenico Cugliari. La Dda di Lecce ritiene di essere riuscita a ricostruire i diversi contatti che Salvatore Bonavota avrebbe avuto con il gruppo pugliese di Statte. “Si deve ritenere – avevano scritto i magistrati della Dda di Lecce – che uno dei vertici del sodalizio, presumibilmente Mastrochicco, si fosse recato a Sant’Onofrio anche allo scopo di consegnare a Bonavota una nuova sim card”. Salvatore Bonavota, per la Dda di Lecce, avrebbe agito quale broker in territorio calabrese nell’interesse del sodalizio pugliese, entrando in contatto anche con esponenti della ‘ndrina Paviglianiti che controlla il “locale” di ‘ndrangheta di San Lorenzo, Bagaladi e Condofuri, nel Reggino. La cocaina fornita dai calabresi Salvatore Bonavota, secondo l’accusa sarebbe stata poi rivenduta al dettaglio nel territorio di Statte. I rapporti “di confidenza” con i pugliesi, ad avviso degli investigatori, sono inoltre testimoniati dal fatto che “Bonavota o qualche suo emissario partecipò – sottolineava la Dda di Lecce – al matrimonio di Giovanni Bello, mentre Cosimo Morrone, Cosimo Bello e Carlo Mastrochicco parteciparono al matrimonio di Salvatore Bonavota”. Giulio Castagna era infine accusato di aver portato nel 2013, unitamente a Salvatore Bonavota, un imprecisato quantitativo di droga al gruppo di Taranto.    In foto: Salvatore Bonavota e Giulio Castagna     LEGGI ANCHE: ‘Ndrangheta: colpo al clan Bonavota, 17 indagati fra il Vibonese e il Piemonte - Nomi/Video

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