Il parroco di Limbadi nega il concerto di musica sacra in chiesa per ricordare Matteo Vinci – Video

La denuncia della Fondazione di Catania “La Città invisibile” che gestisce l’orchestra giovanile “Falcone Borsellino” e si appella al vescovo ed al Papa. Dura la condanna anche da parte della scrittrice antimafia Petra Reski 

La denuncia della Fondazione di Catania “La Città invisibile” che gestisce l’orchestra giovanile “Falcone Borsellino” e si appella al vescovo ed al Papa. Dura la condanna anche da parte della scrittrice antimafia Petra Reski 

Informazione pubblicitaria
Informazione pubblicitaria

Non è andato, giustamente, giù alla Fondazione “La Città invisibile” di Catania il diniego opposto all’orchestra giovanile “Falcone Borsellino” di ricordare Matteo Vinci, deceduto con un’autobomba lo scorso anno a Limbadi, con un concerto nella chiesa del paese previsto per martedì prossimo. La fondatrice Alfia Milazzo, presidente della Fondazione da sempre in prima linea nella lotta alla mafia e che ha creato e gestisce l’orchestra “Falcone Borsellino”, ha infatti reso noto che “il luogo prescelto per ricordare Matteo era la chiesa madre di Limbadi, il cui parroco – che detiene la rettoria delle altre due chiese del paese – don Ottavio Scrugli, ha però fatto sapere ai referenti della “Città invisibile” che si rifiuta di accogliere il concerto dei bambini dell’orchestra per questa occasione. Il motivo addotto dal parroco è che “la chiesaa suo direè un luogo di culto e non si presta ad altre manifestazioni”. I responsabili della Fondazione “La città invisibile” hanno quindi tentato di rassicurare il parroco facendo presente che l’orchestra avrebbe suonato un repertorio classico del tutto rispettoso del luogo con musiche di Vivaldi, Bach, Corelli (tutti autori di musica sacra cristiana) e che i bambini sono sempre stati ammessi in tutte le chiese cattoliche, hanno suonato per Papa Francesco in piazza San Pietro, dentro la Basilica di San Francesco ad Assisi, nel Duomo di Monreale, di Acireale, nella Cappella Palatina di Palermo, nelle basiliche delle benedettine e dell’arcidiocesi di Catania. 

Informazione pubblicitaria

I rappresentanti della Fondazione sottolineano di aver provato a ricordare a don Ottavio Scrugli “l’esempio di don Puglisi e di don Diana, l’importanza di seguire da parte dei prelati le direttive di Papa Francesco che ha condannato le mafie”, ma il parroco è stato irremovibile. Un colloquio concluso con la domanda posta dai membri della Fondazione a don Ottavio Scrugli: “lei sa che Matteo Vinci è stato ucciso dalla ‘ndrangheta? In considerazione di ciò, da che parte sta”? La risposta di don Ottavio sarebbe stata: “Io sono un pastore di anime, sto dalla parte della Chiesa”. Una risposta che ha portato i rappresentanti della Fondazione a domandarsi di quale Chiesa faccia parte il parroco di Limbadi e, nel caso fosse la Chiesa cattolica, a cosa servirebbe il culto di un Dio che è morto in croce per salvare l’umanità dai suoi peccati, se poi i peccati che una parte di umanità commette attraverso gli omicidi e i traffici di droga e armi perpetrati da clan violenti come i Mancuso, non vengono rigettati con azioni chiare e concrete da parte dei sacerdoti del territorio”. “La città invisibile” ha così lanciato un appello al vescovo della Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, Luigi Renzo, ed a Papa Francesco perché intervengano personalmente al fine di rimuovere gli ostacoli che impedirebbero al parroco di Limbadi di ricevere una manifestazione per Matteo Vinci e, soprattutto, per affermare una ferma condanna della ‘ndrangheta e stare vicini alle vittime del territorio. “Perché Cristo non si è fermato fuori da Limbadi”, fanno osservare i componenti della Fondazione. Appreso dell’accaduto, la terna commissariale che gestisce il Comune di Limbadi – i cui organi elettivi sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose – ha concesso la sala del Municipio per la manifestazione alla quale interverrà in collegamento telefonico Salvatore Borsellino, il fratello del procuratore Paolo Borsellino, ucciso dalla mafia con un’autobomba in via d’Amelio a Palermo nel luglio del 1992. [Continua dopo la pubblicità]

Su quanto successo, ferma la condanna anche da parte della giornalista e scrittrice tedesca, Petra Reski, fra le penne più note dell’antimafia. “L’atteggiamento del parroco di Limbadi che ha negato all’orchestra Falcone Borsellino di ricordare Matteo Vinci nella chiesa di Limbadi mi fa orrore – ha dichiarato la scrittrice – e dimostra un atteggiamento di tacito accordo in sostegno degli ndranghetisti che hanno fatto saltare in aria Matteo Vinci. I genitori di Matteo Vinci, Sara e Francesco Vinci, hanno subito per decenni il terrore del clan Mancuso, nell’indifferenza e nel silenzio di tutti. E il parroco ha aggiunto al terrore subito dalla famiglia la pura beffa. È un insulto a tutti coloro che credono nell’onestà e nella giustizia”. Una decisione – quella di don Ottavio Scrugli (trasferito a Limbadi nel settembre del 2017 dopo una protesta da parte dei parrocchiani di Arzona che non ne gradivano più la presenza) – del tutto incomprensibile e che espone Limbadi e la chiesa al clamore nazionale. 

LEGGI ANCHE: Autobomba di Limbadi, confermata l’ordinanza per tre indagati

Autobomba di Limbadi, il Riesame esclude la gravità indiziaria per Lucia Di Grillo

Dall’autobomba di Limbadi alla scomparsa di Vangeli, il 2018 di sangue nel Vibonese – Video

Autobomba di Limbadi, restano in carcere i quattro indagati

“Coniugi Vinci in pericolo”, nuova richiesta di scorta per i superstiti dell’autobomba di Limbadi

Autobomba di Limbadi, quei fermi che hanno scongiurato un nuovo attentato (VIDEO)

Autobomba di Limbadi, una borsa di studio in memoria di Matteo Vinci

Autobomba a Limbadi: i Mancuso-Di Grillo potevano contare su una “talpa”

Autobomba di Limbadi, emessa una nuova ordinanza in carcere per quattro indagati

Francesco Vinci, Le Iene e quel dente saltato nell’aggressione prima dell’autobomba (VIDEO)

Autobomba di Limbadi, ai funerali di Matteo il dolore di Sara e Rosalba (VIDEO)

Autobomba a Limbadi, l’ultimo saluto a Matteo Vinci -VIDEO

Limbadi tributa l’ultimo saluto a Matteo Vinci

Autobomba a Limbadi: anche Rosaria Scarpulla doveva morire