venerdì,Marzo 1 2024

Rinascita Scott: da rivedere per la Cassazione il sequestro dei beni della compagna di Accorinti

Annullata con rinvio la decisione del Tdl riguardo a immobili, denaro e beni mobili per 270mila euro

Rinascita Scott: da rivedere per la Cassazione il sequestro dei beni della compagna di Accorinti
La Corte di Cassazione e nel riquadro Giuseppe Accorinti

La Cassazione, in accoglimento di un ricorso proposto dagli avvocati Giuseppe Bagnato e Daniela Garisto, ha annullato con rinvio l’ordinanza con la quale il Tribunale della Libertà di Catanzaro aveva confermato il sequestro preventivo di beni mobili e immobili nei confronti di Filippina Carà, 33 anni, di Zungri, imputata nel maxiprocesso Rinascita Scott in quanto ritenuta partecipe dell’articolazione di ‘ndrangheta riconducibile al compagno Giuseppe Accorinti, accusato di essere a capo dell’omonimo clan. In particolare, nell’ambito proprio del procedimento Rinascita Scott il gip distrettuale che ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare ha nel contempo disposto il sequestro di numerosi beni tra i quali quelli della Carà, segnatamente riferibili a cespiti immobiliari, beni mobili registrati e denaro sui conti correnti per un importo di circa 270mila euro.

I difensori dell’imputata avevano avanzato un’istanza di revoca corredandola con documentazione tesa a dimostrare la legittima provenienza dei beni sottoposti a sequestro. Tale istanza era stata rigettata dal Tribunale di Vibo Valentia con ordinanza emessa nel maggio 2021. Avverso tale decisione, i difensori hanno proposto appello al Tribunale della Libertà di Catanzaro che nel marzo scorso ha confermato la decisione del Tdl e, quindi, il decreto di sequestro preventivo emesso dal gip distrettuale nel dicembre del 2019.

La Cassazione, alla quale hanno presentato ricorso gli avvocati Bagnato e Garisto, ha però ora annullato con rinvio la decisione del Tribunale della Libertà e sarà pertanto necessario un nuovo esame da parte del Tdl. I difensori avevano sollevato dinanzi alla Suprema Corte la mancata presa in carico di tutta documentazione tesa a comprovare – ad avviso dei due legali – la “lecita percezione dei cespiti mobiliari e immobili nella disponibilità di Filippina Carà”.

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