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“Romanzo criminale” a Vibo, condanna per don Santaguida e l’ex maresciallo Cannizzaro

Concluso dinanzi al Tribunale collegiale lo stralcio del processo che vedeva imputati l’ex parroco di Stefanaconi e l’ex comandante della Stazione di Sant’Onofrio

“Romanzo criminale” a Vibo, condanna per don Santaguida e l’ex maresciallo Cannizzaro
Il Tribunale di Vibo e in foto don Salvatore Santaguida e il maresciallo Sebastiano Cannizzaro
Il pm Andrea Mancuso

Si è concluso con due condanne lo stralcio del processo “Romanzo criminale” dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia. Imputati don Salvatore Santaguida, ex parroco di Stefanaconi ed attualmente a Pizzo, condannato a 6 anni di reclusione (a fronte di una richiesta di pena del pm a 6 anni e 9 mesi la richiesta del pm) e Sebastiano Cannizzaro, ex maresciallo dei carabinieri alla guida della Stazione di Sant’Onofrio, condannato a 13 anni 7 mesi (15 anni di carcere la richiesta del pm). Per entrambi interdizione dai pubblici uffici e legale per tutta la durata della pena, oltre al pagamento delle spese processuali. A pena espiata, libertà vigilata per un anno per don Salvatore Santaguida e per tre anni nei confronti di Sebastiano Cannizzaro.
Assoluzione per i due imputati da alcuni capi di imputazione “perchè il fatto non sussiste”. Condanna al risarcimento dei danni nei confronti delle parti civili: Provincia di Vibo, associazione Alilacco e Comune di Stefanaconi.
Il Tribunale collegiale di Vibo Valentia era presieduto dal giudice Gianfranco Grillone. Fra 90 giorni il deposito delle motivazioni della sentenza.
Concorso esterno in associazione mafiosa (clan Patania di Stefanaconi), la principale accusa mossa ai due imputati. Per don Salvatore Santaguida la richiesta del pm teneva conto delle attenuanti generiche (concesse dal Tribunale), nei confronti Sebastiano Cannizzaro il pm aveva invece invocato la condanna senza il riconoscimento delle attenuanti generiche. [Continua in basso]

Una delle accuse principali per l’ex comandante della Stazione dei carabinieri di Sant’Onofrio, Sebastiano Cannizzaro, era quella di aver omesso di trasmettere la Cnr (Comunicazione notizia di reato) con le denunce presentate dall’agricoltore Michele Mario Fiorillo di Piscopio, poi ucciso nel settembre 2011, contro i Patania di Stefanaconi per pascolo abusivo. L’accusa nei confronti di Cannizzaro proseguiva poi con la contestazione di aver falsificato il protocollo informatico della Stazione dei carabinieri di Sant’Onofrio facendo risultare – ad avviso degli inquirenti – che l’informativa sulle denunce di Fiorillo sarebbe stata protocollata il 27 agosto 2011. Le indagini della Dda di Catanzaro avrebbero dimostrato che il protocollo informatico era stato generato il 17 dicembre 2011, ovvero il giorno dopo l’omicidio di Michele Mario Fiorillo. Da qui la contestazione mossa dalla Dda di Catanzaro a Sebastiano Cannizzaro di omissione di atti d’ufficio e falso ideologico in atto pubblico.
Salvatore Santaguida era difeso dall’avvocato Enzo Galeota, mentre Sebastiano Cannizzaro era assistito dagli avvocati Aldo Ferraro e Pasquale Patanè.

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