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Omicidio Vangeli e favoreggiamento: assolti a Vibo due imputati

Sentenza del Tribunale collegiale nel processo nato dall’inchiesta della Dda sulla scomparsa del 26enne di Filandari

Omicidio Vangeli e favoreggiamento: assolti a Vibo due imputati
Francesco Vangeli

Assoluzione per Fausto Signoretta, 32 anni, di Nao di Ionadi, Alessio Porretta, 27 anni, di Filandari, accusati di favoreggiamento personale nei confronti dei fratelli Giuseppe e Antonio Prostamo, gli ultimi due a giudizio per l’omicidio di Francesco Vangeli. Questo il verdetto del Tribunale collegiale di Vibo Valentia presieduto dal giudice Tiziana Macrì. Il pm della Dda, Irene Crea, aveva chiesto la condanna degli imputati a 3 anni di reclusione con l’aggravante mafiosa. L’allora 26enne Francesco Vangeli è sparito ad ottobre 2018 da Scaliti di Filandari ed il corpo non è stato più ritrovato.
Parti civili nel processo i familiari di Francesco Vangeli (Marco Vangeli assistito dagli avvocati Nicodemo Gentile, e Federico Vangeli, assistito dall’avvocato Antonio Cozza, Elsa Tavella assistita dall’avvocato Francesca Comito, in proprio e in qualità di tutrice di Mariangela Prandini e Valerio Vangeli). [Continua in basso]

Antonio Prostamo

Secondo l’accusa, Alessio Porretta (difeso dall’avvocato Gianni Puteri) da amico di Francesco Vangeli, avrebbe condotto quest’ultimo a casa dei Prostamo “consapevole delle intenzioni dei due fratelli”. Fausto Signoretta (assistito dall’avvocato Giovanni Vecchio), pure lui amico di Francesco Vangeli, avrebbe invece cercato “di sfruttare i propri collegamenti con la famiglia Mancuso di Limbadi per mediare con i Prostamo nel tentativo di placare gli animi”. Fausto Signoretta era quindi accusato di essersi recato la notte dell’omicidio a San Giovanni di Mileto, ma in un momento temporale differente rispetto a Vangeli ed a Porretta. In tale occasione sarebbe stato aggredito fisicamente dai Prostamo al fine di cacciarlo dalla loro abitazione.

Secondo la ricostruzione accusatoria, avendo Francesco Vangeli compreso la gravità della situazione – anche alla luce della riconciliazione con Alessia Pesce avvenuta proprio nella mattina del 9 ottobre – si sarebbe portato con Alessio Porretta a Nao di Ionadi per informare della situazione Fausto Signoretta (in virtù, per la Dda di Catanzaro, della sua vicinanza alla famiglia Mancuso avendo lo stesso Signoretta battezzato la figlia di Giuseppe Mancuso, quest’ultimo figlio di Giovanni Mancuso) e riferirgli che era in procinto di recarsi a San Giovanni di Mileto.

Giuseppe Prostamo

Successivamente, Francesco Vangeli si sarebbe recato dai Prostamo, “portando con sé, come “garanzia” per la propria incolumità il suo amico Alessio Porretta, attesi i rapporti parentali di Porretta – aveva evidenziato la Procura distrettuale – con la “famiglia Tavella di San Giovanni di Mileto, affiliata al medesimo locale di ‘ndrangheta a cui appartiene la famiglia Prostamo”.
Giunti sul posto, Porretta sarebbe stato riaccompagnato a casa, mentre Francesco Vangeli sarebbe stato costretto a restare con i Prostamo ed al termine di un “confronto” con i due fratelli Antonio e Giuseppe, sarebbe stato colpito con un colpo d’arma da fuoco, rinchiuso in un sacco nero di plastica ancora moribondo, trasportato a bordo del suo veicolo e gettato nel fiume Mesima ancora agonizzante, mentre la vettura ed il telefono cellulare sono stati dati alle fiamme. L’accusa per Signoretta e Porretta non ha però retto al vaglio dei giudici.

Da ricordare che il 12 gennaio scorso la Corte d’Appello di Catanzaro ha condannato Giuseppe Prostamo, 36 anni, di San Giovanni di Mileto, a 17 anni e 6 mesi di reclusione per l’omicidio e la soppressione del cadavere di Francesco Vangeli. Antonio Prostamo, 33 anni, per gli stessi reati è stato invece condannato il 21 giugno dello scorso anno a 30 anni di reclusione in primo grado.

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