lunedì,Maggio 20 2024

Rifiuti e illeciti nel Vibonese: il gip sospende due dirigenti della Regione e due funzionari Arpacal

Avrebbero agevolato l’aumento del quantitativo di rifiuti in ingresso nell’impianto di compostaggio di Vazzano favorendo una serie di attività illecite

Rifiuti e illeciti nel Vibonese: il gip sospende due dirigenti della Regione e due funzionari Arpacal
Gianfranco Comito

I Carabinieri della Compagnia di Serra San Bruno e del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale Agroalimentare e Forestale di Vibo Valentia, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di applicazione delle misure interdittive emesse dal gip del Tribunale di Vibo su richiesta della Procura di Vibo nei confronti di due dirigenti della Regione Calabria e due funzionari dell’Arpacal, sospesi dal servizio per un mese. Il provvedimento riguarda l’indagine che lo scorso mese di marzo ha permesso di raccogliere gravi indizi di colpevolezza nei confronti degli stessi dirigenti e funzionari regionali che – a vario titolo – concedevano e agevolavano l’aumento del quantitativo di rifiuti in ingresso nell’impianto di compostaggio di Vazzano favorendo una serie di attività illecite. Le misure interdittive disposte dal gip del Tribunale di Vibo Valentia, Barbara Borelli, interessano:  l’ingegnere Gianfranco Comito, 66 anni, di Vibo Valentia, direttore generale del Dipartimento “Ambiente e Territorio” della Regione Calabria ed in passato anche consigliere comunale a Vibo Valentia con il Partito socialista;  Vincenzo De Matteis, 51 anni, di San Fili, dipendente della Regione Calabria; Franco Dario Giuliano, 58 anni, di Ricadi, funzionario dell’Arpacal di Vibo Valentia; Nicola Anselmo Ociello, 57 anni, di Vibo Valentia, funzionario dell’Arpacal. Per i quattro indagati il gip ha deciso la sospensione di un mese dal servizio al fine di scongiurare i pericoli di reiterazione criminosa che nel caso di specie pacificamente si ravvisano è necessario e sufficiente allontanare gli indagati dall’ente pubblico alle cui dipendenze lavorano e consentire all’ente datoriale di procedere ad una riorganizzazione interna che neutralizzi le spinte antigiuridiche emerse nel quadro dell’indagine, attraverso una nuova allocazione delle risorse umane e l’attivazione di efficaci meccanismi di controllo in grado di segnalare con tempestività omissioni come quelle sinora accertate”.

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