mercoledì,Maggio 12 2021

Ambiente, Vibo bocciata anche per disponibilità

La ricerca condotta da Legambiente sull’ecosistema urbano retrocede la città al 101esimo posto. Ma dal capoluogo ipponiate l’associazione ambientalista non ha ricevuto neppure il 50 per cento dei dati richiesti.

Ambiente, Vibo bocciata anche per disponibilità

Non solo perde quattro posizioni, arretrando dal 97esimo al 101esimo posto, ma, nella classifica stilata ogni anno da Legambiente sull’ecosistema urbano, Vibo Valentia si distingue per altre non invidiabili performance. Intanto perché dal capoluogo ipponiate, l’associazione ambientalista non ha ricevuto neppure i dati utili ad una completa valutazione degli standard che misurano la vivibilità ambientale dei capoluoghi di provincia italiani. Non a caso, Vibo, guadagna la “menzione speciale”, insieme ad Agrigento, per non essere riuscita a comunicare nemmeno il 50 per cento dei dati richiesti. Forse perché, da queste parti, la qualità dell’aria, ad esempio, o la concentrazione di biossido d’azoto, PM10, ozono, oppure il consumo medio giornaliero d’acqua, la dispersione della rete idrica, la capacità di depurazione, i passeggeri trasportati dai mezzi pubblici (sic!) e perfino la percentuale di raccolta differenziata, rappresentano concetti talmente distanti da risultare astrusi.

Ma anche volendo sperare che gli indici esistano e siano stati raccolti, non si sa se è stato meglio ignorarli o sarebbe stato più opportuno comunicarli. Forse la prima, visto che i dati che invece sono noti restituiscono in cifre il quadro che è sotto gli occhi di tutti: se Vibo non è “smart” (come ha decretato un’altra recente ricerca) non si può certo definire neppure una città “green”.

Non solo, non s’intravede neanche la possibilità di un pronto riscatto, visto che le politiche ambientali sono ferme al palo, la raccolta differenziata ancora è ben lungi dal concretizzarsi, i trasporti pubblici… beh, i trasporti pubblici. È vero la città è in buona compagnia (specie le consorelle del Sud non brillano) e, in generale, il dato nazionale raccolto da Legambiente, con l’Istituto di ricerche Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore, non fa ben sperare. «Città ingessate e performance ambientali statiche: pochi e timidi passi avanti sul fronte della raccolta differenziata e delle energie rinnovabili, male il trasporto pubblico» recita, col tono di una sentenza, la sinossi della ricerca. Le città italiane fanno «fatica a rinnovarsi in chiave sostenibile ed essere culle di una rigenerazione urbana capace di migliorare la qualità dei singoli e della comunità – prosegue Legambiente -. I passi avanti fatti fino ad ora sono, infatti, troppo pochi: se da una parte nelle città italiane si registrano lievi eco-performance soprattutto sul fronte della raccolta differenziata, delle energie rinnovabili e si assiste ad un lieve calo degli sforamenti nelle concentrazioni di biossido d’azoto, di PM10 e di ozono grazie anche a condizioni meteorologiche favorevoli alla dispersione degli inquinanti; dall’altra parte manca, invece, il coraggio e la voglia di puntare sulla mobilità nuova per uscire dalla morsa di traffico e smog e sugli eco-quartieri per rigenerare le periferie e rilanciare il patrimonio edilizio».

E anche sotto questi aspetti, implacabile emerge l’atavico divario tra Nord e Sud del Paese. Ciò che la ventiduesima edizione di Ecosistema urbano mette in evidenza, infatti, sono le migliori performance di cittadine settentrionali nelle prime cinque posizioni (Verbania, Trento, Belluno, Bolzano, Macerata – ci riscatta Cosenza 11esima) contrapponendole alle défaillance dei centri meridionali, stanziali nelle ultime cinque posizioni: Vibo Valentia e le siciliane Catania, Palermo, Agrigento e Messina. Non potremo neanche più dire, come stornella un noto cantastorie, che “qua, …qua si campa d’aria”.

Il servizio di LaC News 24

top