‘Ndrangheta: ridotta a Diego Mancuso la pena da scontare

Per il boss di Limbadi la Corte d’Appello riconosce il continuato fra le sentenze “Genesi” e “Dinasty”
Per il boss di Limbadi la Corte d’Appello riconosce il continuato fra le sentenze “Genesi” e “Dinasty”
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Il detenuto Diego Mancuso

Passa da sei a due anni la pena che il boss Diego Mancuso, 66 anni, di Limbadi, dovrà scontare in carcere. La Corte d’Appello di Catanzaro ha infatti accolto una richiesta di “continuato” di pena fra il processo “Genesi” ed il processo “Dinasty” nei confronti del detenuto, che è stato arrestato nel maggio scorso per scontare una condanna definitiva a 6 anni per associazione mafiosa rimediata al termine del processo “Genesi” (in primo grado celebrato dinanzi al Tribunale di Vibo Valentia). Gli avvocati Francesco Schimio e Francesco Sabatino hanno quindi presentato richiesta di “continuato” fra le due pene ed il residuo da scontare è dunque sceso a due anni di reclusione. Nel processo “Dinasty”, Diego Mancuso è stato riconosciuto al vertice di una delle articolazioni in cui si era divisa la famiglia dopo gli arresti per l’operazione “Tirreno” (1993) della Dda di Reggio Calabria, dei boss Luigi e Giuseppe Mancuso (cl. ’49), rispettivamente zio e nipote. Diego Mancuso (fratello di Giuseppe, alias Peppe ‘Mbroggja”) insieme al nipote Domenico Mancuso (figlio di Giuseppe Mancuso) per un dato lasso temporale avrebbe retto le sorti dell’articolazione del clan a lui facente capo, in contrapposizione all’altro ramo della famiglia che vedeva a quel tempo alleati Cosmo Michele Mancuso ed il nipote Pantaleone Mancuso, detto “Scarpuni”. Dopo aver scontato la pena per “Dinasty”, all’atto della scarcerazione, Diego Mancuso aveva spostato la sua residenza a Santa Maria di Ricadi. Nel maggio scorso, quindi, il nuovo arresto per scontare la pena definitiva rimediata nel processo “Genesi” ridotta ora a due anni.

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