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Continuano a svelare diversi particolari inediti i verbali del collaboratore di giustizia resi al pm della Dda Elio Romano. Sotto esame anche le partite di calcio truccate

Cronaca

Missioni di morte commissionate direttamente da Andrea Mantella ed eseguite da esponenti dei clan di Lamezia Terme ed un nuovo filone investigativo che porta a scoperchiare pure il “pentolone” sulle partite di calcio truccate fra squadre del Vibonese e lametine.

Sono le nuove rivelazioni del collaboratore di giustizia, Andrea Mantella, rese al pm della Dda di Catanzaro Elio Romano nell’ambito del filone investigativo aperto con l’inchiesta “Andromeda” sui clan di Lamezia Terme.

“Ho commesso direttamente otto omicidi, ma di quanti ne sono stato il mandante non lo ricordo”. Questo quanto dichiarato a più riprese dal collaboratore di giustizia Mantella in diversi processi in cui nei mesi scorsi è stato chiamato a deporre. Dei fatti di sangue di cui è stato mandante alcuni particolari inediti vengono però ora fuori.

Gli omicidi commessi a Vibo. E’ nel corso di un lungo interrogatorio con gli investigatori della Squadra Mobile di Catanzaro e con il pm Elio Romano che Andrea Mantella indica il lametino Vincenzo Giampà, detto Enzo, quale "killer venuto a Vibo Valentia dove ha fatto un omicidio per conto mio. Era un azionista del clan Giampà – spiega il pentito – ed in particolare stava con Mille lire”. Mille lire ovvero Pasquale Giampà (in foto in basso), cognato dello stesso Mantella e pure lui passato da oltre un anno fra i collaboratori di giustizia.

Andrea Mantella specifica poi che con il nome di Enzo Giampà intende riferirsi al “fratello del parrucchiere”. Lo stesso Enzo Giampà che si sarebbe recato a Vibo per compiere un omicidio, richiestogli da Andrea Mantella, accompagnato da un'altra persona. “A Vibo è venuto con Domenico Giampà – spiega Mantella agli investigatori – ma le sapete già queste cose, non è che mò ci prendiamo in giro…”. Il verbale è per il resto ancora coperto da omissis, cioè da segreto investigativo, ma è chiaro il riferimento di Mantella al fatto che gli inquirenti su tale omicidio compiuto a Vibo sarebbero in possesso di diversi elementi e delle probabili  dichiarazioni provenienti da altri collaboratori di giustizia di Lamezia Terme.

L’omicidio e gli omissis. In altra parte del verbale, nel corso dei riconoscimenti fotografici, Andrea Mantella fa infine riferimento di nuovo ad “Enzo Giampà, il fratello del parrucchiere”, indicandolo come “quello responsabile dell’omicidio Franzoni”.

Il calcio ed i clan. Un nuovo filone investigativo “rischiano” invece di aprire alcune dichiarazioni di Andrea Mantella che toccano da vicino il mondo del pallone. “Ho conosciuto Pietro Iannazzo – dichiara Mantella – al terzo piano destro del carcere di Siano a Catanzaro, era il presidente del Sambiase calcio e si trovava detenuto per l’operazione Primi Passi”. Siamo nel 1995 e Pietro Iannazzo – figlio di Ciccio Iannazzo, ucciso a Sambiase a metà anni ’80 – era già direttore sportivo del Sambiase calcio.

“Questo ragazzo – ricorda ancora Mantella – era un pochettino restio a crederci all’interno della sua famiglia, però poi sono diventati tutti una pigna, una cosa unica, si sono messi tutti d’accordo con Vincenzino Iannazzo e non c’era trippa per gatti per nessuno”. Pietro Iannazzo, secondo il collaboratore di giustizia vibonese, sarebbe stato "dedito ai lavori edili, ma anche a falsare qualche partita di calcio con Gregorio Giofrè”, ovvero il genero del boss Rosario Fiarè di San Gregorio d’Ippona. “Giofrè era all'epoca il presidente della squadra di calcio del San Gregorio – conclude Mantella – e questa era un’altra bufala…” Bufale e partite di calcio truccate nei campionati dilettantistici sulle quali la Dda di Catanzaro ha da tempo acceso i riflettori e che, anche grazie alle dichiarazioni di Andrea Mantella, potrebbero portare presto a nuovi e clamorosi sviluppi.

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