INCHIESTA | Adeguamento sismico delle scuole: dalla Regione pioggia di euro a Cosenza, a Vibo le briciole

Il bando regionale non convince. La provincia bruzia fa la parte del leone accaparrandosi il 76 per cento dei finanziamenti e lasciando quasi a bocca asciutta gli altri territori. Nel Vibonese appena due le domande accolte

Il bando regionale non convince. La provincia bruzia fa la parte del leone accaparrandosi il 76 per cento dei finanziamenti e lasciando quasi a bocca asciutta gli altri territori. Nel Vibonese appena due le domande accolte

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Una scuola in fase di completamento

Trecentotrenta domande presentate dai Comuni calabresi per accedere ai fondi che consentono l’adeguamento sismico degli edifici scolastici, ma appena 20 accolte, su 40 inizialmente ammesse. Con i soldi disponibili, 30 milioni di euro, che per il 76 per cento finiscono in provincia di Cosenza, lasciando quasi a bocca asciutta gli altri territori calabresi.

I conti non tornano ai numerosi progettisti sparsi per la regione che negli ultimi 6 mesi si sono dati da fare per partecipare al bando finanziato con fondi del Por Calabria Fesr 2014-2020. La graduatoria dei progetti ammessi, diffusa ufficialmente dalla Regione il 19 luglio scorso, solleva numerosi interrogativi e prelude a una pioggia di ricorsi che le segreterie comunali degli enti esclusi stanno già preparando in vista del termine ultimo di presentazione, l’8 agosto.

A non convincere è soprattutto l’apparente sperequazione con cui sono state distribuite le risorse, con Cosenza a fare la parte del leone, con circa 23 milioni di euro, pari a più dei due terzi delle risorse in cassa. Briciole, invece, per le altre provincie, con Catanzaro all’ultimo posto, appena il 3 per cento delle risorse erogate, in soldoni meno di un milione di euro. Solo di un punto percentuale più alto il risultato conseguito dalla provincia Vibo Valentia, che con due istituti, la media Taccone Gallucci di Mileto e la scuola dell’infanzia di Brattirò (nel comune di Drapia) si è vista assegnare il 4 per cento dei soldi disponibili, vale a dire un milione e 150mila euro. Più in alto, invece, le posizioni di Reggio Calabria (2 milioni di euro, pari al 7 per cento dei fondi) e Crotone (3 milioni di euro, 10 per cento).

Il sospetto sussurrato a denti stretti negli uffici tecnici e negli studi di progettazione è che a guidare l’assegnazione delle risorse siano state corsie preferenziali che hanno deviato il flusso verso la terra dei Bruzi, nonostante la maggior parte dei Comuni della provincia cosentina ricada in zona sismica 2, con un rischio quindi inferiore ad altre zone della Calabria.

«Possibile – si chiede un tecnico che si è visto rifiutare i finanziamenti per i progetti che ha presentato – che un problema così importante e serio, come la sicurezza delle scuole, debba seguire logiche distorte e politiche servili, a dispetto di ogni evidenza scientifica e storica? I maggiori terremoti in Calabria si sono verificati sempre nell’area centro-meridionale. Questo non vuol dire che altre zone siano completamente sicure, ma lo sono certamente di più».

A ritenere che la misura sia colma sono persone abituate a confrontarsi con la politica e la burocrazia regionale. Architetti, ingegneri e geologi che macinano numerosi progetti ogni anno, ma ritengono che questo bando rappresenti un’anomalia. L’ultima goccia che ora potrebbe far traboccare un autentico vaso di Pandora, non soltanto per il malcontento dei Comuni pronti a dare battaglia a colpi di ricorsi, ma anche per le conseguenze sull’opinione pubblica, estremamente sensibile alle problematiche relative all’adeguamento antisismico delle scuole. Tra i requisiti per partecipare con successo al bando e scalare la graduatoria, infatti, c’era l’obbligo di indicare un particolare coefficiente tecnico che indica il livello di sicurezza statica dell’edificio oggetto del progetto. In altre parole, più la scuola è a rischio, maggiore è la possibilità di ottenere il finanziamento. Cosa assolutamente logica, se non fosse che questi dati non sono al momento disponibili e in molti ritengono che le informazioni rese in fase di istruttoria della domanda siano state gonfiate per avere più chance di successo.

«Se e quando questi dati saranno resi pubblici – osserva uno dei tecnici coinvolti, che ovviamente preferisce restare anonimo – potremmo scoprire che molti Comuni hanno fatto una sorta di autodenuncia sostenendo che le loro scuole sono praticamente inagibili perché a rischio crollo anche in caso di scosse lievi».

A suscitare perplessità, inoltre, non è solo l’entità complessiva dei fondi arrivati in provincia di Cosenza, ma anche il riferimento ai singoli progetti finanziati. Su tutti spicca quello a favore dei lavori di adeguamento per l’Istituto tecnico industriale E. Fermi di Castrovillari, che si è visto assegnare da solo quasi 7milioni e 700mila euro. Una cifra davvero considerevole, ma comunque non di molto superiore ai 6 milioni e 640mila euro che sono andati al Liceo scientifico Scorza di Cosenza e ai 6 milioni di euro che invece sono finiti all’Istituto commerciale Mameli di Amantea. Tanti soldi che sembrano lasciare aperte solo due opzioni: o gli edifici in questione sono estremamente a rischio e vanno pressoché ricostruiti oppure i lavori non sono tutti destinati all’adeguamento sismico e allora parte delle risorse attualmente a disposizione potevano essere dirottate altrove in Calabria per intervenire in altre scuole che ne hanno altrettanto bisogno.

La graduatoria dei progetti finanziati, che da un punto di vista formale è provvisoria, lascia dunque molte domande ancora senza risposta. Anche se lo stesso presidente Oliverio si è affrettato ad assicurare che tutte le scuole calabresi beneficeranno di lavori di consolidamento infrastrutturale, grazie a nuove risorse europee in fase di attivazione da parte del Miur e grazie a un piano nazionale annunciato qualche giorno fa dal Governo. Come dire che gli interventi si faranno. Prima o poi.