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L’imprenditore 55enne di Vibo Valentia ritenuto nell’operazione “Outset” il mandante del fatto di sangue. Ad accusarlo è il pentito Andrea Mantella

Cronaca

Resta in carcere Franco Barba, l’imprenditore di Vibo Valentia arrestato il 14 luglio scorso nell’ambito dell’operazione antimafia denominata “Outset” coordinata dalla Dda. Il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha infatti rigettato il ricorso del 55enne finalizzato ad ottenere un annullamento o una gradazione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip distrettuale.

Regge quindi al momento nei suoi confronti l’impalcatura accusatoria che lo vede indagato quale mandante dell’omicidio di Mario Franzoni, ucciso il 21 agosto del 2002 a Portosalvo, all’altezza del bivio per Triparni, da due killer a bordo di una moto che gli hanno esploso contro almeno sei colpi di pistola calibro 9. Mario Franzoni si trovava a bordo di un’auto.

 L’accusa. Il primo a riferire dell’omicidio era stato Giuseppe Giampà, collaboratore di giustizia di Lamezia Terme e già al vertice dell’omonimo clan insieme al padre Francesco, alias “Il Professore”. Giampà spiegava che l’omicidio era stato ordinato da Andrea Mantella e Francesco Scrugli per conto della cosca Lo Bianco. L’autore materiale dell’omicidio, secondo il pentito, sarebbe stato Domenico Giampà che aveva utilizzato una pistola calibro 9 short a nove colpi monofilare. Per portare a termine l’omicidio era stato utilizzato uno scooter guidato da Enzo Giampà, pure lui di Lamezia Terme. In precedenti tentativi non andati a buon fine – secondo le dichiarazioni di Giuseppe Giampà – vi sarebbe stato a bordo dello scooter Domenico Chirumbolo, detto “U Batteru”, pure lui di Lamezia Terme. Ad avviso di Giuseppe Giampà, il mandato omicidiario di uccidere Mario Franzoni sarebbe pervenuto pure dal boss Carmelo Lo Bianco, detto Piccinni”. In cambio dell’omicidio il gruppo criminale di Mantella e Scrugli avrebbe dovuto ammazzare Pasquale Torcasio, detto “Carrà” o “Ciccio bello”, ed anche Francesco Zagami, entrambi ritenuti esponenti del clan Torcasio di Lamezia Terme, cosca avversaria dei Giampà. Tali ultimi omicidi ai danni dei lametini dovevano essere compiuti – secondo Giuseppe Giampà – da Francesco Scrugli e Salvatore Mantella.

 

 Pasquale Giampà, Raffaele Moscato e Andrea Mantella. Le dichiarazioni di Giampà venivano confermate da Andrea Mantella e Raffaele Moscato. Ma non solo. A fornire un importante contributo alla verità sul fatto di sangue, anche le dichiarazioni di Pasquale Giampà di Lamezia Terme, alias “Mille Lire”. Quest’ultimo ha confessato di aver dato personalmente incarico a Domenico ed Enzo Giampà di compiere l’omicidio. Andrea Mantella, dal canto suo, ha raccontato che l’omicidio gli era stato commissionato da Carmelo Lo Bianco ("Piccinni"), Enzo Barba (detto "Il Musichiere") e da Franco Barba alla presenza di Paolino Lo Bianco e Francesco Scrugli nel corso di una riunione svoltasi al 501 hotel.

Mantella, a differenza degli altri collaboratori, ha indicato anche le ragioni dell’omicidio da ricercare nel fatto che Mario Franzoni aveva picchiato e poi puntato la pistola e colpito in faccia i figli di Franco Barba, di nome Bruno ed Enzo.

La contropartita di Barba a Mantella. Mantella precisava poi che Franco Barba, a fronte dell’incarico di morte, si era impegnato a costruirgli gratuitamente due villette in località “Cervo” di Vibo Valentia, una per lui e l’altra per Francesco Scrugli, villette che effettivamente furono costruite subito dopo l’omicidio. Mantella avrebbe quindi dato incarico a Francesco Scrugli di organizzare l’omicidio, chiedendo a Pasquale Giampà, detto “Mille Lire”, di mandargli “due ragazzi dei suoi a Vibo”.

A mantenere i contatti con Enzo Giampà ed Enzo Giampà, una volta arrivati a Vibo al chiosco di frutta e verdura di Andrea Mantella in piazza Dell’Erba, a mantenere i contatti ci avrebbe pensato Francesco Scrugli. Lo stesso Mantella avrebbe concordato con Scrugli di attingere più notizie possibili sulle abitudini della vittima.

L’avvocato Diego Brancia, difensore di Franco Barba, dopo la decisione del Riesame ha dichiarato di voler attendere che il Tribunale della Libertà di Catanzaro depositi la motivazione “del rigetto dell’istanza di riesame per poterla impugnare dinanzi alla Corte di Cassazione. Confidiamo – ha spiegato il legale – nelle robustezza dei temi e degli argomenti investigativi che dimostrano l’estraneità di Franco Barba alla vicenda omicidiaria”.

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