mercoledì,Aprile 21 2021

Rinascita-Scott: i verbali inediti del nuovo collaboratore di Vibo Camillò

L’affiliazione alla ‘ndrangheta, gli affiliati, la divisione fra i clan ed i contrasti fra i Pardea ed i Pugliese

Rinascita-Scott: i verbali inediti del nuovo collaboratore di Vibo Camillò

Sono diversi i verbali riempiti dal nuovo collaboratore di giustizia, Michele Camillò, 38 anni, di Vibo Valentia, depositati agli atti del procedimento Rinascita-Scott di cui è in corso l’udienza preliminare nell’aula bunker nel carcere romano di Rebibbia. Il padre di Michele Camillò è Domenico Camillò, 79 anni, ritenuto a capo del clan Pardea-Camillò-Macrì di Vibo Valentia, che ha avuto pure lui dei colloqui con gli inquirenti per avviare un percorso di collaborazione. Racconti, quelli di Domenico Camillò, che però non hanno convinto gli inquirenti sulla sua volontà di recidere i legami con la criminalità organizzata e, soprattutto, raccontare tutto quanto è a sua conoscenza. Non così per Michele Camillò, per sua stessa ammissione dipendente della ditta Eurocoop (addetta alla raccolta dei rifiuti a Vibo) dal 2008 al 2013. Ho lavorato per conto del Comune di Vibo Valentia – dichiara il nuovo collaboratore – in un primo momento per la manutenzione delle strade su incarichi ricevuti dall’ufficio Tecnico, successivamente quale custode del cimitero. Precedentemente nel 2006, al mio rientro da La Spezia, ho lavorato grazie al programma Obiettivo Lavoro nel reparto di Ortopedia dell’ospedale di Vibo Valentia con mansioni logistiche e burocratiche per un periodo di sei mesi”.[Continua]

L’affiliazione alla ‘ndrangheta

Fino al 2012 sono stato estraneo alla ‘ndrangheta. Sono stato affiliato nel febbraio 2013 nell’abitazione di Bartolomeo Arena, su invito di quest’ultimo e di Marco Pardea. In quel periodo uscivo spesso con quest’ultimo e Domenico Pardea, i quali mi rivelarono la loro intraneità ad un gruppo di ‘ndrangheta e mi esortarono a seguire la stessa strada. Alla mia affiliazione hanno partecipato Bartolomeo Arena, Raffaele Pardea, Marco Pardea, Antonio Macrì, Domenico Pardea detto “il longo”, cognato di Salvatore Morelli. Da questo momento in poi – ricorda Michele Camillò – mi sono stati presentati gli altri sodali, quindi posso dire di sapere dell’appartenenza al sodalizio di: Antonio Macrì, Raffaele Pardea, Marco Pardea, Michele Pugliese Carchedi, Michele Dominello, Michele Manco, Domenico Tomaino.

Leoluca Lo Bianco (U Rozzu)

Ho conosciuto come sodali – in particolare quali soggetti già affiliati e di rango superiore al mio – anche: Vincenzo Barba, Bruno Barba detto “Celestino”, Domenico Prestia detto “Mimmo”, Vincenzo Lo Gatto, Leoluca Lo Bianco, Nazzareno Lo Bianco, Nicola Lo Bianco, Mimmo Lo Bianco che ha un negozio di fiori vicino l’oratorio dei salesiani a Vibo Valentia, Carmelo D’Andrea, Giovanni D’Andrea, Raffaele Franzè detto “lo Svizzero”, ormai deceduto, miofratello Giuseppe Camillò, Salvatore Morelli, mio nipote Domenico Camillò, Domenico Macrì, tale Callipo, Pinuccio Pardea padre di Domenico detto “il longo”, questi cognato di Morelli, Carmelo Pardea, Carmelo Lo Bianco fratello di “Nino Caprina”, Giuseppe Barba detto “Presa”, tale Fortunato detto “Scherzoso” di cui non ricordo il cognome ma che è genero di Vincenzo Barba”. Dei soggetti elencati da Michele Camillò non sono allo stato coinvolti in Rinascita-Scott Marco Pardea, Carmelo Pardea, Pinuccio Pardea e Callipo.

Nazzareno Franzè

Gli altri affiliati secondo Camillò

Tra gli affiliati – ha poi dichiarato a verbale Michele Camillò – vi erano anche altri soggetti e tra questi ricordo Nazzareno Franzè detto “Paposcia”, che ha un negozio di frutta vicino all’oratorio dei salesiani di Vibo Valentia, Giuseppe Franzè, cognato di Domenico Pardea e Antonio Franzè detto Codino”. Da precisare che Giuseppe e Antonio Franzè (di cui parla Michele Camillò) non figurano fra gli indagati di Rinascita-Scott.

Le regole e le lamentele sui Barba e i Pugliese

Enzo Barba

Già qualche mese prima della mia affiliazione, verso la fine del 2012, Bartolomeo Arena e Marco Pardea mi spiegarono le regole e se un affiliato veniva chiamato da un “superiore” doveva andare. Se il gruppo prendeva soldi con le estorsioni in città, al nostro gruppo – dichiara Michele Camillò – sarebbe spettata una parte di quei proventi, anche se io personalmente non ho mai ricevuto alcuna somma di denaro frutto di estorsioni. Ricordo anche che Bartolomeo Arena si lamentava del fatto che Vincenzo Barbafaceva comunque affari – ed in particolare praticava l’usura – con i “Cassarola”, ossia con Rosario ed Antonio Pugliese, detto il “maresciallo”, con i quali vi era acredine sia da parte dell’Arena perché a suo dire erano coinvolti nell’omicidio del padre, sia da parte dei Pardea perché avrebbero fatto uccidere Pardea Francescantonio. Arena mi disse che comunque i Cassarola erano uomini d’onore. Collegato ai Cassarola – conclude Michele Camillò – vi era anche tale Tagliacozzo Raffaele detto Lello”. Da precisare che né Antonio Pugliese e neppure Raffaele Tagliacozzo figurano fra gli indagati di Ronascita-Scott.

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