Rinascita-Scott: lascia il carcere la compagna di un carabiniere

Misura cautelare affievolita per la donna accusata di aver girato informazioni al clan Mancuso in cambio di un posto di lavoro
Misura cautelare affievolita per la donna accusata di aver girato informazioni al clan Mancuso in cambio di un posto di lavoro
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Il Tribunale del Riesame di Catanzaro, in accoglimento dell’appello proposto dall’avvocato Francesco Sabatino ha concesso gli arresti domiciliari a Francesca Collotta, 42 anni, di Polia, coinvolta nell’inchiesta Rinascita-Scott. Il Riesame ha ritenuto allo stato affievolite le esigenze cautelari. La Collotta si trovava in carcere dal 19 dicembre dello scorso anno con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.

Secondo l’accusa, la donna si sarebbe recata in più circostanze nei luoghi deputati agli incontri ed ai summit del clan Mancuso, grazie all’intermediazione dell’imprenditore edile Antonio Prestia di San Calogero (pure lui imputato). Francesco Collotta avrebbe così incontrato a più riprese anche Pasquale Gallone di Nicotera (anche lui coinvolto in Rinascita-Scott), ritenuto dagli inquirenti fra i più stretti sodali del boss di Limbadi Luigi Mancuso, richiedendo che gli affiliati al clan si attivassero per la ricerca di un lavoro per lei. Sarebbe stato Luigi Mancuso in persona a proporre per la donna l’assunzione in una grossa azienda del Vibonese, proposito poi sfumato sino all’ottenimento di un posto di lavoro nella ditta Curello, di proprietà del figlio di Nazzareno Curello, 54 anni, di Vibo (imputato in Rinascita-Scott). Successivamente, alla donna è stato consentito di realizzare il proposito di avviare una propria attività, acquisendo l’esercizio commerciale denominato “Art Café” ubicato a Vibo Valentia. In cambio, la donna avrebbe offerto la propria disponibilità a rivelare informazioni coperte da segreto carpite grazie alla relazione sentimentale intrattenuta con un carabiniere con il quale conviveva da tempo.

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