sabato,Settembre 25 2021

Bocconi avvelenati alla pineta di Pizzo: cagnolina salvata dalle volontarie dell’Enpa

L'hanno chiamata Ignazia in onore della persona che le ha prestato il primo soccorso

Bocconi avvelenati alla pineta di Pizzo: cagnolina salvata dalle volontarie dell’Enpa

Bocconi avvelenati sono stati piazzati alla pineta Colamaio, nei pressi di Porto Ada. A denunciare l’episodio sono le volontarie dell’Enpa di Pizzo che hanno presentato una formale denuncia contro ignoti. L’episodio si è verificato ieri mattina. Durante una passeggiata alcune persone hanno notato una cagnolina in difficoltà. Le forze dell’ordine immediatamente avvisate, hanno a loro volta allertato il veterinario reperibile, il quale, stando alla denuncia delle volontarie «non è intervenuto limitandosi a dare consigli telefonici sul da farsi».

Cagnolina in fin di vita salvata dall’Enpa

Ma le condizioni della bestiolina – avvelenata come risulterà dalle analisi successive – apparivano così gravi da convincere un uomo a contattare L’Enpa: «Arrivate sul posto, ci siamo subito rese conto – scrivono – della situazione disperata. La cagnolina aveva spasmi incontrollati, il veleno era in circolo da molto tempo e dava già segni neurologici». La corsa in clinica e il primo soccorso effettuato dalle persone che si trovavano sul posto le hanno salvato la vita, ma resta comunque in prognosi riservata. «L’ episodio – denuncia l’Enpa – mette in evidenza una serie di scaricabarile. La stessa associazione ricorda gli obblighi a cui forze dell’ordine e veterinari ASP devono adempiere, ovvero il pronto intervento.

Spargere polpette avvelenate è un reato

Allo stesso tempo mette in guardia i proprietari dei cani sulla presenza di bocconi avvelenati alla pineta. E non ultimo ricorda che il codice penale (art. 544-bis) punisce l’uccisione di animali per crudeltà o senza necessità. «Spargere polpette avvelenate allo scopo di uccidere animali – dicono – è un reato punibile con la pena della reclusione sino a 18 mesi». Ora il pensiero va alla cagnolina che le volontarie dell’Enpa hanno chiamato Ignazia, «in onore della persona che ha allertato le istituzioni e le associazioni, e le ha fatto il primo soccorso, senza il quale probabilmente sarebbe morta prima del nostro intervento».

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