Caso “La rada”, Cascasi è un fiume in piena: «Amministrazione Costa irresponsabile»

All’indomani del pronunciamento del Tar, il titolare della nota struttura ricettiva si lancia in una dura invettiva contro il Comune di Vibo: «Sul porto ha bloccato investimenti per 10 milioni di euro e 100 posti di lavoro» 

All’indomani del pronunciamento del Tar, il titolare della nota struttura ricettiva si lancia in una dura invettiva contro il Comune di Vibo: «Sul porto ha bloccato investimenti per 10 milioni di euro e 100 posti di lavoro» 

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È un fiume in piena l’imprenditore vibonese Francesco Cascasi, proprietario del noto ristorante e lido balneare “La rada” di Vibo Marina, all’indomani del pronunciamento del Tar che ha accolto la richiesta di sospensiva relativamente al contenzioso che lo vede opporsi al Comune di Vibo Valentia che gli aveva intimato la demolizione di alcune opere per presunte irregolarità edilizie. Cascasi si lancia in una dura invettiva nei confronti dell’Ente, chiamando direttamente in causa le responsabilità della politica in relazione non solo alla sua personale vicenda ma anche e soprattutto in ordine al mancato sviluppo economico del porto di Vibo Marina. «Negli ultimi 20 anni – spiega – ho dovuto distrarre risorse personali ed economiche da investimenti produttivi in grado di creare sviluppo ed occupazione per contrastare scelte volutamente ostruzionistiche del Comune, che ha di fatto bloccato un investimento di circa 10 milioni di euro che avrebbe potuto dare occupazione a un centinaio di persone». Il riferimento è al progetto, sostenuto dall’imprenditore, di realizzazione di un nuovo pontile turistico nello specchio d’acqua dello scalo vibonese, che non ha però mai trovato seguito. «Ho sollecitato altresì – aggiunge – la Commissione antimafia e la Procura distrettuale ad occuparsi dei rapporti tra politica e criminalità organizzata e ad indagare su quanto è stato confermato dalla recente sentenza del gup di Catanzaro nel processo “Costa Pulita” che ha condannato alcuni imputati per tentata estorsione ai miei danni, attuata con la minaccia che qualora io non avessi aderito a tale richiesta, non avrei ottenuto “i necessari provvedimenti autorizzativi per la gestione del pontile, così evocando la notorietà dell’influenza della cosca sugli apparati amministrativi competenti”». (L’articolo prosegue sotto la pubblicità)

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Alla base di tutto vi è, per Cascasi, «l’irresponsabilità della classe dirigente che non risponde mai dei danni commessi». A tal proposito ricorda «la delibera della giunta Costa del 24 maggio 2003 che, adducendo ragioni del tutto strumentali, intimava al dirigente del settore 8 “di non rilasciare autorizzazioni o concessioni edilizie per interventi che interessano lo specchio d’acqua e per interventi di adeguamento/rinnovo di manufatti esistenti nell’area a terra”, così congelando per oltre 10 anni ogni possibilità di creare nuovi posti di lavoro ed esponendo il Comune ad un’azione per danni per più di 5 milioni di euro». Dopo 15 anni, sostiene ancora l’imprenditore, «l’amministrazione Costa continua sulla strada dell’irresponsabilità: ha tentato di soffocare un’eccellenza nel settore della ristorazione come “La rada” prima inventando abusi edilizi inesistenti e poi impedendo di fatto che, come ogni anno, venisse data la possibilità di ottenere un area da destinare a parcheggio». Ancora, l’attuale maggioranza guidata dal magistrato in pensione avrebbe favorito «l’improbabile operazione tentata dalla Camera di commercio guidata da Michele Lico, sostenitore elettorale dell’attuale sindaco, con ciò bloccando di fatto l’utilizzo di fondi pubblici per circa 6 milioni di euro che, soltanto a distanza di molti anni, hanno trovato una destinazione adeguata». Per Cascasi si è quindi di fronte ad «una cappa impenetrabile per chi è fuori da logiche di appartenenza, che rende impossibile ogni idea di sviluppo economico e sociale con i capitali che troveranno altrove migliori condizioni d’impiego ma, soprattutto, costringendo le nuove generazioni a cercare lavoro lontano da qui. Tutto ciò – conclude – costringe gli imprenditori vibonesi a dividersi in due categorie: coloro i quali insistono a portare avanti il loro progetto nonostante impedimenti e contrasti, e coloro i quali, invece di rivendicare ruolo e progetti alla luce del sole, preferiscono immergersi nel buio delle relazioni personali con chi gestisce il potere, per poter ottenere ciò che dovrebbero invece rivendicare come diritto. Il problema è che quelli della prima categoria rimangono sempre meno e non si vedono, purtroppo, segnali d’inversione di tendenza».

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