Sparò contro il cognato alle porte di Vibo, una condanna

Al termine del rito abbreviato il giudice riconosce il reato di lesioni volontarie e non quello di tentato omicidio. Il ferimento avvenuto il 2 luglio scorso
Al termine del rito abbreviato il giudice riconosce il reato di lesioni volontarie e non quello di tentato omicidio. Il ferimento avvenuto il 2 luglio scorso
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Tre anni ed 8 mesi di reclusione. Questa la sentenza di condanna emessa dal gup del Tribunale di Vibo Valentia, Marina Russo, nei confronti di Pasquale Massaria, 42 anni, il ristoratore di Ionadi che il 2 luglio scorso ha ferito a colpi di pistola il cognato 33enne Alessandro Musumeci al culmine di una lite. Il giudice ha derubricato l’accusa di tentato omicidio nell’ipotesi di reato più lieve di lesioni volontarie. La scelta del rito abbreviato ha permesso lo sconto di pena pari ad un terzo nei confronti dell’imputato. Il pubblico ministero, Filomena Aliberti, aveva invece chiesto la condanna a 6 anni di reclusione per il reato di tentato omicidio. Il gup con il dispositivo di sentenza ha condannato l’imputato anche al pagamento delle spese processuali ed al risarcimento dei danni alla parte civile da liquidarsi in separata sede. L’imputato era difeso dall’avvocato Letterio Rositano, mentre la parte lesa era assistita dall’avvocato Gaetano Pacienza. [Continua dopo la pubblicità]

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Nel luglio dello scorso anno, in sede di convalida dell’arresto (detenzione domiciliare), Pasquale Massaria aveva ammesso le proprie responsabilità in ordine al fatto di sangue che ha poi portato il cognato Alessandro Musumeci a dover ricorrere alle cure dei medici dell’ospedale di Vibo.

Le indagini sono condotte sul “campo” dalla Squadra Mobile di Vibo Valentia che in poche ore era riuscita ad assicurare alla giustizia l’autore della sparatoria avvenuta lungo la Statale 18 al confine fra Vibo Valentia e Vena di Ionadi. Fondamentali si sono rivelate, ai fini dell’individuazione del soggetto, le riprese di alcuni impianti di videosorveglianza della zona e l’escussione di alcuni testimoni che hanno assistito alla lite, sentiti nell’immediatezza dei fatti dalla polizia. Tre parenti di Massaria (uno zio e due cugini) sono stati invece denunciati a piede libero per favoreggiamento personale in quanto si sarebbero adoperati per garantire l’irreperibilità dello sparatore. La sparatoria, secondo gli investigatori, è arrivata al culmine di radicati dissidi familiari, con una lite scoppiata all’interno del palazzo di residenza. Nel corso della discussione, Pasquale Massaria ha poi esploso nei confronti di Alessandro Musumeci un colpo di arma da fuoco, attingendolo al fianco sinistro, rendendosi subito dopo irreperibile. Il prosieguo delle indagini ha consentito di rintracciare il responsabile della sparatoria nella mansarda di proprietà di uno zio, sita a Vibo Valentia in zona Affaccio, raggiunta da Massaria grazie alla collaborazione di due cugini, poi denunciati insieme allo zio per favoreggiamento.