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Messi all’angolo, Russo e soci partono a testa bassa all’attacco di Mirabello e Insardà: «Il partito a Vibo è in mano a quattro dilettanti allo sbaraglio»

Il consigliere comunale Giovanni Russo
Politica

Prima stanati, ora con le spalle al muro - oggetto contemporaneamente di un’azione disciplinare e di una diffida formale ad esprimersi in nome e per conto del partito - i sei consiglieri comunali eletti con il Pd a Vibo Valentia, passano al contrattacco e si lanciano a testa bassa contro i dirigenti democratici, contestando in particolare la commissione di garanzia che - dopo il sostegno assicurato al centrodestra in occasione delle ultime elezioni provinciali - ha al vaglio la loro posizione. Così Giovanni Russo, unitamente ai consiglieri Stefania Ursida, Giuseppe Cutrullà, Pasquale Contartese, Antonino Roschetti e Antonia Massaria, sostengono ora di «apprendere dalla stampa dell’esistenza di una farlocca commissione di garanzia all’interno del Pd vibonese. Tanta e tale è l’approssimazione con cui si muove la federazione provinciale - dicono -, forse dettata dalla frenesia trasmessa dal consigliere regionale Mirabello e da qualche altro dirigente che, come al solito, nelle chiuse stanze di quello che è rimasto del Pd vibonese, si aprono procedimenti illegittimi all’insaputa degli stessi interessati». E ancora: «da anni invochiamo trasparenza nell’azione della Federazione provinciale, trasparenza che è sempre mancata al punto che ad oggi nessuno conosce chi siano i componenti dell’assemblea provinciale, né tanto meno da chi sia composta la direzione provinciale. Inutile poi - aggiungono -, chiedersi se esista una segreteria provinciale. Oggi però apprendiamo che esiste una commissione di garanzia farlocca. Si, proprio farlocca! Commissione di garanzia che è la plastica dimostrazione di come l’attuale dirigenza provinciale, guidata da un improvvido segretario e da un consigliere regionale che vorrebbe fare da padre padrone, non siano in grado nemmeno di leggere ciò che prevede il regolamento delle commissioni di garanzia». Sembrano passati secoli, quindi, da quando gli stessi consiglieri comunali - all’indomani del voto provinciale e già nel mirino dei vertici del partito - diedero vita ad una conferenza stampa ospitata proprio nella sede della Federazione, definendo lo stesso segretario provinciale oggi “improvvido”, Enzo Insardà, un “galantuomo”.  

I sei consiglieri spiegano così nel merito la loro uscita, constestando il mancato rispetto del codice che regolamenta la questione “commissioni di garanzia”. «Ci pregiamo di sottolineare cosa prevede l’art. 4 del regolamento al comma 2: “Le Commissioni regionali e delle province autonome sono formate da un numero di componenti dispari non superiore a nove. Le Commissioni provinciali e territoriali sono formate da un numero di componenti dispari non superiore a sette”, ed al successivo comma 6:  “L’incarico di componente di una delle Commissioni di garanzia è incompatibile con l’appartenenza a qualunque altro organo del Partito democratico”. Ancora - aggiungono -, l’art. 9 in merito all’apertura del procedimento al comma 1: “nei confronti dell’iscritta/o o dell’elettore/rici che contravvenga alle regole dello Statuto, del Codice Etico e ai doveri che da essi discendono, può essere richiesta l’apertura di un procedimento disciplinare da parte di un singolo ovvero di un organo di partito. La richiesta deve essere presentata al circolo di appartenenza dell’iscritto/a che la inoltra alla Commissione di Garanzia prevista nel relativo Statuto regionale. Per l’iscritta o l’iscritto ai circoli d’ambiente ovvero ai circoli on line, la richiesta deve essere presentata alla Commissione di Garanzia provinciale”».

Da qui le accuse al partito. «Poiché apprendiamo che la farlocca commissione di garanzia - argomentano Russo e soci -, di cui non conosciamo nemmeno gli estremi di nomina, è composta da 4 componenti: Sergio Rizzo (responsabile Enti locali provinciale), Wladimira Pugliese (dirigente regionale del Pd), Giovanni Scaturchio (segretario di circolo di Dasà) e Nazzareno Fialà (segretario di circolo di Ionadi), viene da sé che in ottemperanza a quanto previsto dal succitato regolamento, essa stessa sia illegittima e che non abbia nessuna autorità ad intraprendere alcun procedimento nei confronti di chicchessia. Invitiamo gli amici, che oggi si ergono a classe dirigente del Pd di Vibo Valentia, a istruirsi per bene prima di incappare in altre analoghe figuracce. Certo, non possiamo che esprimere tutto il nostro dispiacere nel vedere che oggi il Pd Vibonese ormai sia in mano a quattro dilettanti allo sbaraglio, che non conoscono neppure le elementari norme interne che regolano il funzionamento del partito». 

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