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La disponibilità del giurista appassionato di musica e scrittura vacilla. Tra le ipotesi una possibile convergenza su Maria Limardo. Ogni decisione subordinata agli equilibri tra i big

Domenico Sorace
Politica

Domenico Sorace pronto a un passo indietro? L’avvocato amministrativista - in predicato di ricevere l’investitura quale candidato a sindaco del centrodestra - potrebbe rinunciare di sua sponte alla corsa quale primo inquilino di Palazzo “Luigi Razza”. Distante dalle liturgie della politica, il suo cauto approccio all’evenienza di guidare la coalizione alle comunali di Vibo Valentia, è stato giustificato a posteriori dalla circospezione e dai distinguo che si sono via via palesati tra i potenziali alleati. A dirla tutta, dopo le prime notizie sulla sua paventata discesa in campo, il giurista innamorato della musica e della scrittura si era subito mostrato più realista del re: «Io sindaco? Sarebbe devastante per l’equilibrio della mia vita, per la mia professione…». D’altro canto, la sfida ardita, ovvero quella di «contribuire a risollevare una città morente chiamata a riscoprire l’orgoglio della sua identità», da inguaribile romantico l’affascinava. E ciò bastava a tenerlo in pista. Un sottile equilibrio, però, che avrebbe iniziato a vacillare fino a spezzarsi dopo l’intervista che l’ex presidente della Provincia e leader provinciale dell’Udc Gaetano Bruni ha rilasciato al Vibonese. «Una brava persona non per forza è un bravo sindaco...», aveva detto Bruni. E ancora: «Pretendiamo rispetto, vogliamo avere pari dignità. Finora non ci è stato imposto nessun nome… Stiamo vagliando alcuni nominativi… Non c’è niente di deciso, voglio dire che non siamo appiattiti su nessuno». Qualcuno la chiama arte della politica, altri sofismi. E il disincantato avvocato Sorace - che si profilava come l’uomo della sintesi che da Forza Italia all’Udc, da Giuseppe Mangialavori a Gaetano Bruni, passando per un alveo che avrebbe messo insieme una coalizione di sette liste - appassionato dall’idea di fare il sindaco, di fronte alle liturgie stringenti della politica, avrebbe così iniziato a tentennare.

Si pone il problema, adesso: se non Sorace, chi? Si analizza lo scenario. Il Movimento 5 Stelle è una forza politica che, almeno a queste latitudini, non è tagliata per assorbire il dissenso del voto amministrativo: le politiche, per capirci, sono un’altra cosa. Per Santoro e i pentastellati, infatti, sarà difficile un exploit e, se il Partito democratico sulle note del suo requiem dovesse davvero sostenere con i Sovranisti la candidatura di Stefano Luciano, è improbabile che la competizione si trascini al ballottaggio. Paradossalmente, dopo nove anni che hanno decretato il fallimento del centrodestra vibonese, a scomparire dalla geografia politica locale è il centrosinistra. E il centrodestra? Serve sciogliere al più presto ogni riserva: se non Sorace, chi? L’opzione che a questo punto appare più concreta vedrebbe il passaggio da un potenziale candidato della società civile, cioè Sorace, ad un candidato “politico”. La novità è che si potrebbe proporre, per la prima volta alla città, un sindaco donna: Maria Limardo. Assessore alle Attività produttive della prima amministrazione Costa (che, fatti alla mano, nulla aveva a che vedere con la seconda che nessuno rimpiangerà), avvocato, è la pasionaria del centrodestra vibonese. Potrebbe essere lei, una donna, il sindaco (anzi, la sindaca) del centrodestra per Vibo Valentia? Molto dipende da come i vari big dei partiti interessati sapranno investire sul futuro, della città e della coalizione. Perché tra un anno si voterà alle regionali. E molti maggiorenti fanno dipendere la collocazione dei rispettivi partiti e del bacino elettorale di cui dispongono proprio in funzione di questa competizione. Ad ogni modo, non è escluso che un nome nuovo possa saltare fuori già la prossima settimana. Che sia la volta buona?

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