Vibo, la sindrome bipolare si è impadronita del Pd

Dichiarazioni e contraddizioni: la mancanza di una linea politica sta affossando le ambizioni di rinascita dei dem vibonesi

Dichiarazioni e contraddizioni: la mancanza di una linea politica sta affossando le ambizioni di rinascita dei dem vibonesi

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Le dichiarazioni si moltiplicano e la confusione cresce sotto la bandiera del Pd. A Vibo Valentia la campagna elettorale per le comunali rischia di scrivere la parola fine alle ambizioni di rinascita di un partito che continua a parlare a sé stesso, anzi ad urlarsi in faccia. È evidente che a mancare è una linea politica chiara. È improvvido, oltre che risibile, sostenere che si tratti di una naturale dialettica interna, ed infatti i protagonisti della guerra intestina se ne guardano bene dall’affermarlo. In via Argentaria si è perso il controllo della situazione e ogni azione, ogni dichiarazione, si manifesta come una libera iniziativa individuale, come se ognuno fosse titolato ad agire non per mandato di un’assemblea, di un gruppo, di una qualunque cosa che sia plurale, ma per motu proprio. A ben vedere, la confusione sembra determinata da una scarsa capacità comunicativa che forse nasconde qualcosa di più serio, ovvero una mancanza di chiarezza e di confronto anche tra coloro che teoricamente dovrebbero stare dalla stessa parte, nella stessa corrente. Il linguaggio politichese che si è impadronito di Enzo Insardà e Michele Mirabello – giusto per fare qualche nome indicativo – sta diventando un boomerang politico, oltre che comunicativo. Un linguaggio che cela una sorta di timore nell’affermare apertamente il loro sostegno alla candidatura di qualcuno, in questo caso Stefano Luciano, che non proviene dall’interno. E se da una parte Mirabello in qualche modo ha chiarito, con la sua lettera al commissario regionale, che non intende «arretrare di un millimetro» nel suo progetto di allargamento della coalizione «includendo l’area politica progressista, l’area moderata, i movimenti civici democratici e la nostra forza politica» (eccolo qua il politichese); dall’altra Insardà, qualche ora prima, ridando credito al coordinamento cittadino – e quindi ai vari Romeo, Iannello, Esposito, Ceravolo, che mai hanno digerito l’ipotesi Luciano – affermava: «La segreteria provinciale assicura il supporto ad ogni iniziativa che il coordinamento tende a fare nel creare unità delle forze sane progressiste e moderate e rivolge l’invito a superare incomprensioni e divisioni nel perseguimento del bene comune attraverso un programma condiviso che sia di forte discontinuità e di rottura con un passato di lacerazioni e di macerie». Rottura con Luciano? Riavvicinamento a Lo Schiavo? Così sembrerebbe, ma non è chiaro del tutto, perché la capacità del (a-rieccolo) politichese è quella di dire tanto per far capire poco, ed in questo frangente in via Argentaria stanno prendendo un master. Quindi si continua a stare sospesi nell’incertezza

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Tra l’altro l’eventuale appoggio a Luciano si sostanzierebbe nell’allestimento di una lista civica, con la scomparsa, anche simbolica, della bandiera del Pd. Eppure appena qualche mese fa gli stessi Insardà e Mirabello lavoravano alla lista per le provinciali con idee di fondo ben diverse. Basti ricordare che si opposero alla candidatura di Marco Martino dopo che questi era stato “bocciato” dal centrodestra (al cui tavolo era seduto) che voleva invece puntare su Salvatore Solano. Brutalizzando il concetto, la sintesi era questa: meglio perdere con onore, tenendo alti i nostri valori e la nostra coerenza, che vincere facendo accordi a tavolino con chi rappresenta il nemico. Alle provinciali sì, alle comunali no, se è vero che sempre Luciano era inizialmente seduto al tavolo del centrodestra. Oggi però questa parte di Pd è pronta ad abbracciarlo. Evidentemente quattro mesi sono sufficienti a rimuovere tutto. Ma non per tutti. In città il coordinamento, che viaggia senza un coordinatore dopo le dimissioni di Pacilè, è di ben altro avviso. Anche qui c’è un altro equivoco mai chiarito. Chi è demandato a gestire questa fase elettorale? Il coordinamento cittadino oppure i rappresentanti istituzionali insieme al segretario di federazione? All’indomani delle dimissioni di Pacilè, dopo un incontro romano col commissario Graziano, Insardà spiegò che la fase sarebbe stata gestita da lui, Mirabello e Viscomi. I primi due, evidentemente, già convinti della bontà dell’operazione Luciano. A suggellare il caos, la loro presenza, insieme a quella di Censore, alla convention di sabato scorso al 501 per il battesimo di Luciano. La sindrome bipolare si è impadronita del Partito democratico, ma c’è qualcuno che crede di guarirlo con un’aspirina.

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