Comunali a Vibo e liste “pulite”, la Limardo consegna i nomi in Prefettura

Oltre duecento candidati al vaglio dell’Ufficio del governo. Intanto, sul fronte politico, si registrano difficoltà a chiudere una delle nove liste del centrodestra

Oltre duecento candidati al vaglio dell’Ufficio del governo. Intanto, sul fronte politico, si registrano difficoltà a chiudere una delle nove liste del centrodestra

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Dando seguito a quanto promesso a pochi giorni dall’ufficializzazione della sua candidatura, Maria Limardo, candidata a sindaco per la colazione di centrodestra, questa mattina ha consegnato il lungo elenco, con i nominativi dei candidati a consigliere comunale, al prefetto di Vibo Valentia Giuseppe Gualtieri. Il capo dell’Utg, che proprio in mattinata ha salutato la stampa per l’imminente pensionamento, avrà quindi la possibilità di visionare in anteprima i nomi che andranno a comporre le liste a sostegno della candidatura a sindaco di Maria Limardo. Il centrodestra, dunque, si muove in anticipo. Si tratta di oltre duecento candidati, i cui profili verranno vagliati secondo quanto le istituzioni riterranno più opportuno. O meglio, secondo quanto prevede la legge. Come in ogni tornata elettorale, il caso delle “liste pulite” torna prepotente nel dibattito politico. In Calabria e a Vibo Valentia, anche alla luce del monito lanciato più volte dal procuratore Nicola Gratteri, è un argomento quanto mai delicato. Soprattutto alla luce della figuraccia rimediata nel 2015 sia dalla colazione di centrodestra, quanto di quella di centrosinistra, nelle cui fila non mancavano candidati indagati, sotto processo, citati in operazioni antimafia o con stretti congiunti finiti in operazioni contro la criminalità.

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E’ bene chiarire, a tal proposito, che la scelta della candidata a sindaco di centrodestra, Maria Limardo, così come di altri candidati se intendano procedere allo stesso modo, ovvero scelgano di sottoporre le liste al vaglio della Prefettura potrebbe non bastare affatto ad assicurare “liste pulite” per la semplicissima ragione che la legge prevede l’incandidabilità solo dinanzi a sentenze definitive per deterninate tipologie di reati o per coloro che sono stati condannati – anche con sentenza non definitivaper una determinata tipologia di reati. Nulla impedisce, quindi, la candidatura a chi ha carichi pendenti, a chi si trova colpito da un avviso di conclusione indagini, da una richiesta di rinvio a giudizio o si trova già sotto processo. Per tali ipotesi, quindi, la scelta se candidare chi ha pendenze con la giustizia spetta solo ed esclusivamente alla politica e non può essere demandata alla Prefettura. Così come è una scelta esclusivamente politica candidare personaggi congiunti di esponenti dei clan, gente fermata in auto con pregiudicati, ex imputati che hanno usufruito della prescrizione per reati di una certa gravità e far comunque partecipare alla formazione delle liste elettorali personaggi – mai come in queste elezioni a Vibo Valentia – sui quali proprio la Prefettura si è già espressa (per esempio nei decreti di scioglimento di qualche altro ente locale per infiltrazioni mafiose) sottolineandone frequentazioni e parentele con soggetti controindicati. La responsabilità di determinate scelte, dunque, appartiene solo alla politica e non può essere demandata in alcun modo alla Prefettura che ben poco potrebbe dire dinanzi a candidati con carichi penali pendenti.  

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