25 aprile, il Forum critico sul patrocinio del Comune

Liberazione e polemiche. Il coordinamento delle associazioni bacchetta l’Anpi per la scelta di farsi sostenere da Palazzo Razza nelle celebrazioni della ricorrenza. Rimproverato all’Ente comunale anche il fatto di non aver reso visibile la targa dedicata al partigiano Cortese.

Liberazione e polemiche. Il coordinamento delle associazioni bacchetta l’Anpi per la scelta di farsi sostenere da Palazzo Razza nelle celebrazioni della ricorrenza. Rimproverato all’Ente comunale anche il fatto di non aver reso visibile la targa dedicata al partigiano Cortese.

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La targa commemorativa di Vinicio Cortese

«Ieri, festa della Liberazione, vi è stata una commemorazione in onore dei caduti della Resistenza. Della stessa aveva dato notizia sui giornali l’Anpi, precisando che si sarebbe svolta con il “patrocinio” dell’amministrazione comunale. “Liberazione” e Patrocinio”. L’associazione delle due parole se non produce ossimoro, una qualche contraddizione in termini forse sì».

È quanto sostiene in una nota Rocco Tripodi, del Forum delle associazioni vibonesi, il quale afferma che «consultando il “Grande dizionario Devoto-Oli” alla voce Liberazione leggiamo: “Conquista dell’indipendenza dal dominio di un potere; attribuzione della libertà a chi si trova in stato di servitù o, comunque, di soggezione”. Patrocinio: “Nell’antica Roma, rapporto economico-sociale e politico che sussisteva tra un patrizio e un gruppo di plebei (aggregati sotto il nome di “clienti”) che comportava, per il ”Patrono” doveri di protezione e di aiuto anche economico e, per i “clienti”, doveri di sudditanza e sostegno politico».

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Una contraddizione in termini, quella che rileva dunque il Forum, che auspica che da parte dell’Anpi vi sia stato semplicemente «un uso inappropriato (per disattenzione) uso del termine patrocinio”. Se invece di scelta si è trattato, restiamo basiti, confusi, ma comunque indignati».

Non solo. «Con profonda tristezza – afferma Tripodi -, abbiamo assistito alla manifestazione dove (tra trombette rauche, sciabole vintage e fasce tricolori “imbarazzate”) i presenti voltavano le spalle o si tenevano a debita distanza dai soli a cui sarebbe stato giusto tributare un formale riconoscimento: i martiri Vicinio Cortese e Saverio Papandrea. Del primo dei due, peraltro, sarebbe stato anche giusto che apparisse il nome se il “patrocinante” avesse previamente provveduto a sfoltire l’albero che continua a coprire interamente la sua lapide commemorativa».

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