sabato,Maggio 18 2024

“Caso Mangialavori”, pressing su Meloni pure da Occhiuto e dal vicepresidente della Camera

Giorgio Mulè prende le difese di Mangialavori ma cita atti giudiziari sbagliati nelle date e nel contenuto. A sostegno del deputato di Forza Italia quale sottosegretario anche l’assessore regionale Varì richiamato lo scorso anno da Roma in Calabria

“Caso Mangialavori”, pressing su Meloni pure da Occhiuto e dal vicepresidente della Camera
Da sinistra: Giorgio Mulè, Licia Ronzulli, Giuseppe Mangialavori, Roberto Occhiuto
Giorgia Meloni e nel ritaglio il pezzo uscito su La Repubblica

E’ ormai diventato davvero un “caso” nazionale ciò che alcuni ambienti di Forza Italia nel Vibonese ed in Calabria bollano ora solamente come “chiacchiere”. L’articolo di Conchita Sannino su La Repubblica di venerdì continua a far discutere, mentre quando abbiamo riportato i medesimi fatti di cronaca (tutti documentati) da un lato si è reagito con un assordante silenzio, dall’altro cercando di mettere in atto azioni denigratorie (e di isolamento a più livelli) prontamente rispedite al mittente. Quindi si è provato con le querele temerarie. Non naturalmente (le querele) verso gli investigatori, il procuratore Gratteri ed i pm della sua Dda di Catanzaro, o i collaboratori di giustizia, ma verso la nostra testata ed i nostri giornalisti che hanno semplicemente “osato” fare il proprio lavoro: informare i lettori su fatti di rilevante interesse pubblico, raccontando quanto riportato negli atti giudiziari vergati dalla Dda e quanto avvenuto nelle pubbliche udienze dei maxiprocessi. [Continua in basso]

Maria Latella

Fatta questa premessa, veniamo alla dichiarazione riportata dall’agenzia Adnkronos da parte di Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera ed esponente di Forza Italia. “Saremmo all’anno zero della politica se nella scelta dei sottosegretari dovesse esserci un problema, addirittura, come riportano alcuni giornali, un veto o un ‘no’, nei confronti dell’onorevole Giuseppe Mangialavori, che non è stato né condannato, né imputato, né indagato, né raggiunto da alcun avviso di garanzia per vicende legata a fatti di ‘ndrangheta o altro”. La dichiarazione di Giorgio Mulé arriva in risposta a una domanda di Maria Latella nel corso della trasmissione “Il caffè della domenica”, in onda su Radio24.
“Mangialavori
– prosegue il deputato azzurro – è uno straordinario professionista, un medico, un senologo che è alla seconda legislatura e non è mai stato sfiorato da sospetti. C’è solo una dichiarazione di un pentito che risale a cinque anni fa, ritrattata e corretta nel tempo. Questo non può e non deve essere sufficiente a far dire un ‘no’ nei suoi confronti, perché allora alzerei le mani e dichiarerei la sconfitta del fronte garantista. Se ci si fermasse davanti a una chiacchiera di un pentito senza alcun seguito giudiziario vorrebbe dire che siamo messi davvero male. Non voglio credere – conclude – né che ci sia un veto su Mangialavori, né che eventualmente non rientri fra i sottosegretari”.

Sin qui il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè dal quale apprendiamo una novità di non poco conto. Mulè – per come riportato dall’Adnkronos – ha infatti sostenuto testualmente che nei confronti di Mangialavori “C’è solo una dichiarazione di un pentito che risale a cinque anni fa, ritrattata e corretta nel tempo”. Tale circostanza a noi – ed i processi li seguiamo e gli atti delle inchieste li leggiamo – non risulta affatto. Ci risulta quanto emerso nell’inchiesta “Imponimento” dove non vi è alcun pentito contro Mangialavori ed il “problema” (sollevato anche da La Repubblica) è di ben altra natura (LEGGI QUI: ‘Ndrangheta: il sostegno elettorale di tre arrestati per il senatore Mangialavori e QUI: Imponimento: Tedesco resta in carcere pure per i voti del clan Anello al senatore Mangialavori) e la dichiarazione di un collaboratore preso a verbale dal pm della Dda di Catanzaro, Antonio De Bernardo, ed il maggiore dei carabinieri Valerio Palmieri il 29 novembre 2019 (e non cinque anni fa). Lo stesso collaboratore ha poi rincarato la dose in aula nel maxiprocesso Rinascita Scott il 4 agosto 2021 (LEGGI QUI: Rinascita Scott, il pentito Arena: «La ‘ndrangheta sostenne i senatori Bevilacqua e Mangialavori»). Abbiamo provato a contattare l’onorevole Giorgio Mulè per capire a cosa esattamente si riferisse con la sua dichiarazione, o molto più semplicemente per comprendere se fosse stato male informato sulla vicenda, ma non ci siamo riusciti.

Mangialavori, Occhiuto e Ronzulli

Ad uscire allo scoperto in favore di Mangialavori sottosegretario è anche il presidente della giunta della Regione Calabria Roberto Occhiuto, anche lui chiamato in “causa” dall’articolo di La Repubblica in quanto – secondo la collega Conchita Sannino – il “duo Occhiuto, Roberto il presidente della Regione e il fratello Mario appena eletto senatore, starebbero spingendo anche per una casella destinata a Matilde Siracusano, deputata uscente di Fi e compagna del governatore. In fondo: non c’è la “famiglia” in cima ai programmi? Ironie e sgambetti si mischiano – ha scritto la Sannino – a intrecci da Prima Repubblica”.

Ecco la dichiarazione di Roberto Occhiuto a sostegno di Giuseppe Mangialavori dove equipara addirittura la figura del deputato a quella dell’intera regione: Non permetteremo che la macchina del fango, messa ancora una volta in moto a orologeria, nei giorni caldi delle decisioni legate alle ultime caselle dell’esecutivo, possa sporcare l’immagine della nostra Regione e la carriera politica senza macchia di Giuseppe Mangialavori, persona dalla specchiata onestà. Tutto ciò è inconcepibile, non è da Paese civile. La ‘ndrangheta fa schifo, l’ho detto più volte e lo ripeto con convinzione, e il nostro coordinatore regionale non c’entra nulla con il malaffare e con la ‘ndrangheta. Forza Italia, alle elezioni politiche del 25 settembre, ha conseguito in Calabria un risultato straordinario: il 16%, esattamente il doppio rispetto al dato nazionale. Questa percentuale è stata raggiunta grazie all’impegno dei simpatizzanti, dei militanti, e di una classe dirigente regionale di grande valore. Ci aspettiamo, dunque, che questo dato venga valorizzato dal nostro partito e che venga riconosciuto il lavoro del nostro coordinatore regionale Giuseppe Mangialavori, che merita di entrare nel governo guidato da Giorgia Meloni.  Avere un sottosegretario per Forza Italia Calabria è il minimo sindacale”. [Continua in basso]

Giuseppe Mangialavori e Rosario Varì

A sostegno di Giuseppe Mangialavori, anche l’assessore regionale Rosario Varì, l’avvocato vibonese trasferitosi a Roma e richiamato in Calabria da Occhiuto per entrare nella sua squadra di governo alla Regione Calabria, ma soprattutto gradito al coordinatore regionale di Forza Italia (Mangialavori) di cui è amico di infanzia. Ecco la dichiarazione di Varì sul che dinanzi all’articolo di La Repubblica parla di mistificazione della realtà, invidia e nemici della democrazia:  

“Peppe Mangialavori è una persona onesta, leale, corretta, integerrima. È un medico stimato e apprezzato. È stato democraticamente eletto alle precedenti elezioni al Senato della Repubblica ed alle ultime alla Camera dei deputati. Sotto il suo coordinamento regionale Forza Italia ha ottenuto in Calabria una percentuale elettorale doppia rispetto al dato nazionale, la più alta d’Italia. Non ha subito condanne, non è stato sottoposto ad indagini. Sembra a qualcuno tutto ciò dia fastidio. E allora giù con la macchina del fango. Che vergogna! Chi mistifica la realtà è disonesto, chi disprezza le altrui qualità invidioso, chi non si da pace dinanzi agli esiti elettorali nemico della democrazia.. oltre che rosicone. La Calabria ha necessità di essere rappresentata, nella compagine governativa, da persone capaci e perbene, che amano il territorio in cui lavorano e operano con positività e dedizione.Io amo la Calabria delle persone oneste, capaci, perbene, io sto con Peppe Mangialavori!”

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