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Elezione del presidente della Provincia a Vibo fra scenari, battute di arresto e la riforma della Delrio

Sindaci e consiglieri comunali chiamati alle urne per il 29 gennaio in vista della scelta del successore di Salvatore Solano. Ore di attesa e veti incrociati nel centrodestra, confusione nel centrosinistra

Elezione del presidente della Provincia a Vibo fra scenari, battute di arresto e la riforma della Delrio
La Provincia di Vibo e nel riquadro Giuseppe Mangialavori e Salvatore Solano nel 2018
Il manifesto di sostegno a Solano da parte di Forza Italia nell’ottobre 2018

Si naviga ancora in “alto mare” nella politica vibonese di centrodestra e centrosinistra per la scelta del candidato alla presidenza della Provincia la cui elezione (da parte dei sindaci e dei consiglieri comunali) è fissata per domenica 29 gennaio. Mentre in gran parte d’Italia già si conoscono i nomi dei contendenti dei principali schieramenti in campo, nel Vibonese centrodestra e centrosinistra pare vogliano ridursi agli ultimi giorni (come spesso in passato) per scelte e candidati. Nel “braccio di ferro” fra l’ala del centrodestra che fa capo all’ex consigliere regionale Vito Pitaro e quella che fa riferimento ai forzisti Giuseppe Mangialavori e Michele Comito si è da ultimo inserita la formazione politica di “Coraggio Italia” che fa capo al consigliere regionale Francesco De Nisi senza i cui voti (o meglio, senza i voti dei consiglieri comunali a lui vicini), conti alla mano, non è possibile alla sola Forza Italia arrivare all’elezione del nuovo presidente della Provincia (come fu invece nell’ottobre del 2018 con il sindaco di Stefanaconi Salvatore Solano). Non è un caso, infatti, che componenti del centrodestra (in primis Forza Italia) e aspiranti candidati alla presidenza della Provincia abbiano in questi giorni “bussato” alla porta del c.d. Terzo Polo (Azione + Italia Viva) per sondare la possibilità di un loro sostegno scavalcando e sostituendo così “Coraggio Italia” e gli uomini di Francesco De Nisi. [Continua in basso]

Pitaro, Limardo, Mangialavori e Occhiuto

Operazione per nulla semplice, specie per un partito come Forza Italia, ed anche per la formazione politica di “Città Futura” che fa riferimento a Vito Pitaro, in queste settimane uscito “ammaccato” per l’invio di Commissioni di accesso agli atti in due Comuni i cui sindaci – Giuseppe Barilaro e Marco Martino – sono da tempo passati proprio fra le fila di Forza Italia pur facendo il secondo (Martino) riferimento all’ex consigliere regionale Vito Pitaro. Una “mazzata” per le aspirazioni di entrambi gli aspiranti candidati alla presidenza della Provincia e che ha costretto Forza Italia a “virare” verso altri possibili candidati. Fra i più accreditati, ad oggi, il sindaco di Pizzo Sergio Pititto che aspetta però non solo il “via libera” da Forza Italia, ma una vera e propria investitura ufficiale da parte del partito che al momento non c’è, non avendo i forzisti locali chiesto ufficialmente la diponibilità del primo cittadino a candidarsi. Disponibilità che non verrebbe in ogni caso meno qualora Forza Italia (leggasi Mangialavori e Comito) decidesse di “bussare” alle porte del primo cittadino di Pizzo per un impegno diretto per la poltrona di presidente della Provincia. In tale caso, sul suo nome potrebbero convergere anche i voti dei consiglieri comunali vicini ad Azione e ad Italia Viva, costringendo all’angolo De Nisi ed i suoi che non gradirebbero la figura del sindacalista della Cisl dopo alcune incomprensioni politiche sorte nel dopo comunali a Pizzo.

La Prefettura e il palazzo della Provincia

Scenari politici ancora da delineare compiutamente, così come nessuna analisi è stata sinora fatta dal centrodestra dopo l’invio delle due Commissioni di accesso agli atti (Acquaro e Capistrano) da parte della Prefettura di Vibo e finalizzate ad accertare possibili ingerenze mafiose nella vita dei due enti locali. Su tale fronte, del resto, le “sorprese” per un centrodestra vibonese che non ha mai voluto fare i conti sino in fondo con la selezione della propria classe dirigente, spesso emersa per rapporti a dir poco discutibili con ambienti in odore di mafia (parlano su questo le inchieste della Dda e gli scioglimenti passati di diversi enti) che ne hanno minato da tempo nel Vibonese ed in Calabria la credibilità politica. Su altri fronti politici – M5S e centrosinistratutto tace intorno al candidato da contrapporre al centrodestra in vista dell’elezione del nuovo presidente della Provincia.

Ricordiamo che diversi settori di tale schieramento (parte del Pd ed i socialisti) hanno negli ultimi mesi deciso di sostenere l’azione politica del presidente uscente Salvatore Solano accettando alcuni consiglieri provinciali specifiche deleghe per materie anche dopo il rinvio a giudizio dello stesso Solano nell’inchiesta Petrol Mafie. Una mancanza di chiarezza sulla politica provinciale, quella del Pd (da un lato con alcuni componenti che hanno chiesto le dimissioni di Solano e dall’altro con altri membri che hanno accettato deleghe dallo stesso), che la dice lunga sull’attuale stato di confusione e letargo del centrosinistra vibonese.

In tali scenari si inserisce anche la cancellazione della riforma Delrio e la riqualificazione delle Province come enti locali di primo livello da parte del Governo. Il ministro Calderoli l’ha inserita infatti tra le priorità del Governo ed il testo proposto prevede l’elezione diretta del presidente della Provincia e dei consiglieri provinciali a partire dal 2024. Il voto definitivo sulla cancellazione della riforma Delrio dovrebbe arrivare entro la fine del 2023.

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