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Infiltrazioni mafiose nel Vibonese: l’irresponsabilità politica di un centrodestra che non ne indovina una

Nel letargo del centrosinistra, le ultime decisioni della Prefettura di inviare Commissioni di accesso ad Acquaro e Capistrano, salutate con favore dall’opinione pubblica, spiazzano i “leader” politici locali impegnati nella “conquista” della Provincia e mettono a nudo una questione morale che non sono in grado di affrontare. Ecco perché e gli scenari futuri

Infiltrazioni mafiose nel Vibonese: l’irresponsabilità politica di un centrodestra che non ne indovina una
La prefettura di Vibo ed a destra il palazzo della Provincia
Il manifesto di sostegno a Solano da parte di Forza Italia nel 2018

Mettono in serio imbarazzo politico l’intero centrodestra vibonese – ma in particolare il partito di Forza Italia – le ultime decisioni dell’Ufficio territoriale di Governo che ha inviato le Commissioni di accesso agli atti nei Comuni di Acquaro e Capistrano per verificare la presenza di eventuali infiltrazioni mafiose nella vita dei due enti e condizionamenti degli amministratori. L’imbarazzo dei “leader” locali di Forza Italia e dei loro “peones” è evidente alla luce delle scelte che si apprestavano a compiere per la guida della Provincia di Vibo Valentia. Non contenti, evidentemente, i leader locali di Forza Italia e compagni di aver regalato al territorio nel 2014 la presidenza della Provincia all’allora sindaco di Briatico Andrea Niglia (e sappiamo tutti com’è finita con lo scioglimento dell’amministrazione di Briatico per infiltrazioni mafiose e il coinvolgimento dell’allora sindaco nell’inchiesta “Costa Pulita”) attraverso il c.d. “Accorduni” con Fratelli d’Italia e con i renziani del Pd (che all’epoca facevano capo all’ex presidente della Provincia Francesco De Nisi) e con esponenti dell’allora Ncd (che facevano riferimento all’assessore regionale Nazzareno Salerno) e non contenti neppure di aver regalato ai cittadini nel 2018 la presidenza dell’ente a Salvatore Solano (attualmente imputato nel processo nato dall’operazione Petrol Mafie), stavano per riprovarci con due nomi finiti sotto la “lente d’ingrandimento” della Prefettura. [Continua in basso]

Mangialavori, Solano, Santelli e Pasqua nel 2018

Non è infatti un mistero per nessuno che fra i papabili candidati alla successione alla presidenza di Salvatore Solano (definito nel 2018 dall’allora senatore – ed oggi deputato – di Forza Italia, Giuseppe Mangialavori, come “il miglior amministratore possibile e la persona giusta al momento giusto”, salvo poi bocciarlo nel 2021 certificando così il proprio fallimento politico) ci fosse il nome di Giuseppe Barilaro ovvero il sindaco del Comune di Acquaro dove la Prefettura di Vibo Valentia ha deciso di inviare la Commissione di accesso agli atti per verificare la presenza di infiltrazioni mafiose. Giuseppe Barilaro – e non è un mistero neanche questo – era in particolare “sponsorizzato” nella scalata alla presidenza della Provincia dalla componente di Forza Italia che fa riferimento al presidente della giunta regionale, Roberto Occhiuto, che nel Vibonese ha quale punto di riferimento il commercialista Tonino Daffinà.

Marco Martino

L’altro pretendente alla presidenza della Provincia era invece Marco Martino, ovvero il sindaco del Comune di Capistrano in cui ieri è stato notificato l’invio da parte della Prefettura della Commissione di accesso agli atti. In particolare, Marco Martino era “spinto” alla guida della Provincia dall’ex consigliere regionale Vito Pitaro (quest’ultimo non ricandidato alle ultime elezioni regionali per motivi che lo stesso Pitaro e Mangialavori sinora non hanno mai voluto chiarire). Entrambi i sindaci – Barilaro e Martino – si erano impegnati non poco alle ultime elezioni politiche del settembre scorso per far risultare nei loro comuni quale primo partito Forza Italia. Risultato centrato per la gioia del coordinatore regionale di Fi, Giuseppe Mangialavori (eletto nell’occasione deputato), che aveva anche visto la firma dei due amministratori di Acquaro e Capistrano (Barilaro e Martino) nel documento spedito a tutti gli organi di informazione appena ventilata l’ipotesi che lo stesso Mangialavori sarebbe stato fatto fuori dall’incarico di sottosegretario e nella speranza (presto svanita) che tale documento potesse servire a pressare il presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel fare marcia indietro sulle proprie scelte inerenti la formazione del Governo. [Continua in basso]

Vito Pitaro

Insomma, da qualunque prospettiva la si guardi, le scelte degli ultimi anni da parte di Forza Italia e del centrodestra per il territorio provinciale si sono rivelate un vero disastro, non azzeccandone neanche una e dimostrando plasticamente tutta la propria incapacità politica sia nelle scelte dei candidati e sia nella capacità di leggere gli avvenimenti futuri e gli scenari politici, così come nel non saper discernere fra ciò che andava attenzionato perché in odore di infiltrazioni mafiose (vedi l’invio delle Commissioni di accesso agli atti) da ciò che invece profuma di pulito e di libertà. In questo “clima”, Forza Italia – ed in particolare tre “leader” di tale partito (volendo includerci dentro anche “Città futura” che fa capo a Vito Pitaro) – dovrebbero indicare agli altri alleati (Coraggio Italia, Udc e Noi con l’Italia) il successore di Salvatore Solano (da loro stessi proposto e poi bocciato politicamente, ma non certo perchè finito imputato in Petrol Mafie) non avendo capito – o facendo finta di non aver capito – che i “guai” e la perdita di credibilità in cui si sono cacciati è frutto di un solo fattore tuttora irrisolto: l’esistenza di una questione morale che a Vibo Valentia e provincia è grande quanto una casa.

Verbale di udienza del 4 agosto 2021 processo Rinascita Scott

Questione morale mai affrontata – con derisione anzi di chi, come la nostra testata, l’ha sollevata da tempo – e che però è talmente evidente che desta subito scandalo appena si superano i ristrettissimi “confini” in cui opera (o pretende di operare) la politica locale del centrodestra. Desta scandalo tanto da meritare articoli sulla stampa nazionale (vedi La Repubblica ed il Fatto Quotidiano per quanto attiene la vicenda di Mangialavori sottosegretario mancato) ed ora anche l’invio di Commissioni di accesso agli atti nei Comuni di Acquaro e Capistrano. In sostanza ci si trova dinanzi a tre-quattro “leader” politici locali – i cui nomi sono tutti saltati fuori nelle pubbliche udienze di Rinascita Scott perché indicati dai collaboratori Mantella o Arena come vicini ai clan – che pretendono di decidere per un intero territorio chi sarà il prossimo presidente della Provincia dopo averne già regalati due finiti imputati in inchieste della Dda (Niglia e Solano) e proposto altri due (Barilaro e Martino) saltati dopo l’invio delle Commissioni di accesso agli atti ad Acquaro e Capistrano. [Continua in basso]

La Prefettura di Vibo e nei riquadri Nicola Morra e Marco Martino sindaco di Capistrano

Eppure – almeno quanto a Marco Martino – le “avvisaglie” c’erano tutte per non proporre tale nome alla presidenza della Provincia. Perché? Perché già il 2 giugno scorso (e prima ancora nei resoconti giornalistici relativi all’inchiesta Petrol Mafie sui voti per Solano) avevamo documentato con un’apposita inchiesta (nel silenzio quasi totale da parte di altri organi di informazione calabresi) tutto ciò che emergeva su Capistrano (LEGGI QUI: Elezioni e inchieste: da Filogaso a Capistrano, ecco l’interesse della Dda di Catanzaro) ed a rincarare la dose ci aveva pensato qualche settimana dopo anche il presidente della Commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra (ad ulteriore dimostrazione di quanto viene preso in considerazione il nostro lavoro fuori dai ristretti confini politici vibonesi). A fronte di ciò, l’ex consigliere regionale Vito Pitaro e i suoi seguaci avevano però ritenuto – sbagliando, alla luce dei fatti – di snobbare il tutto continuando a testa bassa nel loro intento politico: Marco Martino presidente della Provincia di Vibo nonostante tutto (nonostante Il Vibonese.it, Morra, le inchieste di Gratteri e un’opinione pubblica sconcertata).

La Prefettura e Roberta Lulli, prefetto di Vibo Valentia

Lo stop arriva ora dalla Prefettura di Vibo e mostra in maniera lampante tutti i limiti di buona parte della politica locale che definire irresponsabile (perché non vuol rispondere mai del proprio fallimentare operato) è dire poco. Naturalmente non tutto accade per caso e se sino a lunedì un nome come quello di Marco Martino era fra i più accreditati per la guida della presidenza della Provincia, ciò è accaduto (tralasciando alcuni organi di informazione che continuano a non azzeccarne una vedendo statisti ovunque) anche per l’assenza quasi totale dal dibattito politico delle forze di centrosinistra che in parte non hanno trovato di meglio in questa consiliatura provinciale che sostenere Salvatore Solano una volta scaricato dal centrodestra (quando il centrosinistra vuol farsi del male da solo è insuperabile), dall’altro sono andati a dare sostegno al documento per “Mangialavori sottosegretario” (salvo poi qualcuno dimettersi dal Pd), dall’altro lato ancora sono rappresentati in alcuni comuni da persone citate in sentenze di incandidabilità e non solo (LEGGI QUI: Politica e clan Mancuso: il segretario del Pd di Limbadi citato nella sentenza di incandidabilità).

Né speranze migliori, sotto tali profili, offre al momento nel Vibonese neanche il c.d. “Terzo Polo” (nato dall’accordo Renzi-Calenda) che annovera ancora fra le sue fila diversi trasformisti, uno dei quali condannato dalla Corte dei Conti e coinvolto nell’inchiesta “Rimborsopoli” ed altro ancora pregiudicato per ricettazione.

Chi toglierà, dunque, le “castagne dal fuoco” da un centrodestra che sinora ha fallito in tutte le sue mosse politiche? Fatti fuori i nomi di Barilaro e Martino per la presidenza della Provincia, ne circolano almeno altri quattro, due dei quali (il sindaco di Pizzo Pititto e quello di Zambrone L’Andolina) sarebbero però intenzionati a restare presenti nell’amministrazione dei rispettivi Comuni h24 e a non doversi invece ritagliare del tempo (oltre che per le rispettive attività professionali) al fine di dedicarsi alle sorti di un ente difficile come la Provincia di Vibo  (tralasciando le considerazioni sugli “sponsor” politici ormai appannati a livello di immagine che andrebbero a sostenerli).
Altri due possibili candidati rappresenterebbero invece l’ennesimo autogoal del centrodestra in quanto uno ha già subito lo scioglimento per mafia della propria amministrazione comunale (anno 2007), altro ancora non ha rinunciato nell’aprile scorso alla prescrizione in un processo penale a Vibo Valentia che lo vedeva imputato per una vicenda relativa a false attestazioni nell’assistenza a una persona non vedente.

Salvatore Bulzomì

Un’ultima considerazione merita infine il c.d. “garantismo”, sbandierato impropriamente da quasi tutto il centrodestra vibonese. E’ vero: né Barilaro, Martino, Pitaro, Mangialavori, Comito, Bulzomì, De Nisi e compagnia sono imputati al momento in alcun procedimento penale, ma la “questione morale” di cui parlavamo è ben altra cosa. Un solo esempio può rendere meglio l’idea di quanto tale schieramento sia incapace di fare “pulizia” al proprio interno. Nei giorni scorsi si è infatti letta sulla stampa locale (alla nostra testata per fortuna è stato evitato l’invio di simili comunicati) la notizia del passaggio da un partito all’altro del centrodestra locale di un ex sindaco di un Comune del Vibonese le cui amministrazioni sono state sciolte per ben due volte per infiltrazioni mafiose (2011 e 2015) venendo confermati gli scioglimenti sia dalla giustizia amministrativa e sia dal Capo dello Stato (ricorso straordinario respinto).
Dichiarato incandidabile proprio a seguito degli scioglimenti, tale ex sindaco è stato poi arrestato in un’operazione della Procura di Vibo ed è tuttora imputato a piede libero nell’ambito del procedimento denominato “Uniti per la truffa”. Nei giorni scorsi – transitando da “Coraggio Italia” – è stato quindi nominato vicesegretario provinciale dell’Udc vibonese (il segretario è l’ex consigliere regionale Salvatore Bulzomì), potendo così magari avere pure voce in capitolo nei prossimi giorni nella scelta del futuro presidente della Provincia di Vibo o, quanto meno, dire la sua.

Domandina semplice-semplice a tutto il centrodestra locale: ma essere stati sciolti per ben due volte per infiltrazioni mafiose ed aver perso in entrambi i casi i ricorsi (venendo quindi confermati in via definitiva gli scioglimenti) perché nel solo Vibonese non è condizione più che sufficiente per essere allontanati da qualsiasi partito politico nazionale? In attesa di risposte, ci “godiamo” le ultime mosse dello schieramento di centrodestra (nel letargo del centrosinistra) in vista della scelta del prossimo presidente della Provincia. Sempre pronti, in ogni caso, a dare notizia anche delle eventuali future decisioni che dovessero arrivare dalla Prefettura di Vibo così come da parte di qualche gip distrettuale.

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