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Dissesto Comune Vibo, Nesci: «L’unica verità è quella descritta dalla Corte dei conti»

La coordinatrice di Noi con l’Italia contro il sindaco Limardo: «La condizione illustrata dalle Sezioni riunite viene confermata dallo stato di degrado e abbandono in cui versa questa città»

Dissesto Comune Vibo, Nesci: «L’unica verità è quella descritta dalla Corte dei conti»
Il Comune di Vibo e nei riquadri Maria Rosaria Nesci e Maria Limardo

Maria Rosaria Nesci, in qualità di coordinatore di “Noi con l’Italia” interviene sullo spinoso argomento riguardante lo stato di default in cui versa il Comune di Vibo: «Ancora una volta – spiega- il sindaco della nostra città interviene sul contenuto della sentenza delle Sezioni Riunite della Corte dei Conti e, nel corso di un’intervista, testualmente dichiara: “La sentenza della Corte dei conti, al di là delle motivazioni, dice che la città di Vibo Valentia non è in dissesto”. Ebbene, se queste sono le dichiarazioni, mi chiedo se la sentenza richiamata dal primo cittadino sia la stessa pubblicata sul sito istituzionale della Corte dei Conti poiché, per quanto io questa sentenza l’abbia letta e riletta più volte, non mi pare di aver mai riscontrato tale affermazione.  Piuttosto, a rigore interpretativo, ciò che emerge dalla sentenza è ben altro, e cioè che il consiglio comunale di Vibo Valentia, pur potendo revocare la delibera di adozione del Prfp del commissario, senza per ciò determinare il dissesto dell’ente, nel 2019, ha, invece, approvato il Piano per come voluto dal sindaco e dall’assessore al Bilancio e che, pertanto, poiché a quell’epoca vi era già una procedura di dissesto in itinere, la delibera di adozione del Piano è risultata essere stata adottata in assenza di potere assoluto ed in concreto e conseguentemente il Prfp adottato dal comune è stato dichiarato nullo».

Da qui, la «non omologazione del Prfp per carenza dei presupposti di legge e quindi la sola inammissibilità del ricorso al Piano e l’inefficacia del Piano approvato dal Consiglio comunale perché nullo e non anche l’avvio della procedura forzosa di dissesto semplicemente poiché tale conseguenza non è contemplata dal comma 7 dell’art. 243 Tuel». Secondo l’analisi di Nesci, dalla Corte dei conti «non hanno mai detto che la citta di Vibo Valentia non sia in dissesto; anzi, sul punto, hanno sostenuto proprio il contrario, avendo riconosciuto che, sul piano fattuale, dopo la chiusura del dissesto e, quindi, con la successiva riunificazione del bilancio, si sarebbe generato un disavanzo, per stessa ammissione del comune, non fronteggiabile con le variazioni ordinarie né tantomeno con il prfp illegittimamente adottato, (che, per l’effetto, avrebbe necessitato di una rimodulazione/riformulazione) ed addirittura incompatibile con la gestione ordinaria, concretizzandosi, per l’effetto, la violazione di cui all’art. 268 Tuel. In altri termini, dunque, le Sezioni Riunite della Corte dei Conti hanno scritto a chiare lettere che il Comune di Vibo Valentia si sia venuto a trovare, anche dopo la chiusura del precedente dissesto e, quindi, senza soluzione di continuità, in una situazione di dissesto funzionale».

E così, benché «il nostro sindaco, dall’alto della sua umiltà, pensi che il dato non interessi ai cittadini perché trattasi di dissertazione giuridica di nicchia, vale a dire per pochi, di fatto, mi pare che la questione sia, invece, di preminente interesse soprattutto per i cittadini di Vibo Valentia. A tal proposito, mi sia concessa una breve regressione per dire che il sindaco, stanti le sue dichiarazioni rese nel corso dell’intervista citata, mi pare sia passato dal considerarmi incapace di esprimere autonomamente un giudizio tecnico sul testo di una sentenza perché non dotata (a suo dire) dei titoli di studio necessari a tal fine, al definirmi una studiosa che si sarebbe, però, lanciata nel commento della citata sentenza».

Ebbene, «pur ringraziando il sindaco per l’involontario complimento rivoltomi allorquando ha fatto cenno alla c.d. “nicchia di studiosi”,non posso non dire che avrei preteso che lei stessa si fosse, a suo tempo, lanciata in un preliminare “studio di nicchia” sulle norme del Tuel e che si lanciasse ora sull’interpretazione del testo integrale della sentenza e di tutte le norme da questa richiamate direttamente ed indirettamente. E questo perché, se i numeri sono numeri, mi sia permesso di evidenziare che le Sezioni Riunite della Corte dei Conti hanno riscontrato la grave violazione di legge di cui all’art 268 Tuel anche in ragione del fatto che il bilancio ricostituito dopo la chiusura del dissesto presentasse uno squilibrio talmente importante da non garantire più una gestione ordinaria e che, dunque, senza soluzione di continuità, si fosse mantenuto uno stato di dissesto»

Nesci analizza: «In un siffatto contesto documentale, non mi pare, quindi, si possa sostenere che “ognuno sia libero di dire ciò che vuole” e che, in ogni caso, l’unica verità sia quella che si sente dalla vivavoce del Sindaco. L’unica verità accettabile come tale è, infatti, quella scritta, nero su bianco, dalle Sezioni Riunite della Corte dei Conti nell’ambito di un giudizio in cui una delle parti in causa era, niente poco di meno che, il comune di Vibo Valentia e che, però, non ha mai ha dichiarato che l’ente locale non è in dissesto. Peraltro, che l’Ente Locale, oggi, versi, invece, in uno stato di grave disavanzo qualificabile come dissesto lo dimostrano le stesse condizioni in cui versa proprio la città di Vibo Valentia, ove si registra uno stato di degrado generale al quale, appare logico ritenere, non sia possibile far fronte perché vi è incapienza economica. Diversamente dovrebbe sostenersi che manchi la volontà e/o la capacità gestionale dell’Amministrazione, che è ancora peggio. Ad ogni modo, dell’incapienza economica dell’Ente, credo che il sindaco ne abbia certamente preso parziale coscienza se ha deciso di optare per l’adozione di un nuovo prfp per l’esistenza di uno squilibrio rilevante, condizione che ricordo a me stessa essere il presupposto per l’adozione del Pino medesimo, che crede possa ripianarsi entro un dato range temporale. Ciò di cui, però, credo non abbia tenuto conto è che, nel caso di specie, ci si trovi, invero, in una situazione di dissesto qualificabile come funzionale in quanto l’ente non può più garantire l’assolvimento delle funzioni e dei servizi indispensabili (quali ad esempio la viabilità ed il decoro urbano intesi quali servizi di interesse generale) e che quindi il ricorso al PRFP, per costante ed uniforme giurisprudenza, non sia legittimo».

Il Comune di Vibo Valentia

Invero, stante il testo della più volte citata sentenza (che, lo si ricorda, evidenzia la violazione dell’art 268 Tuel in relazione al bilancio ricostituito dopo la chiusura del dissesto) «a me sorge quantomeno il dubbio che il prfp adottato nel corso del Consiglio comunale del 7 giugno scorso possa essere dichiarato inammissibile e/o illegittimo per un altro motivo che si evince da un’interpretazione sistematica delle norme coinvolte. E lo stesso dubbio, forse, sarebbe potuto sorgere al sindaco ed alla sua Giunta di alto profilo se solo si fossero maggiormente preoccupati di interpretare le norme del Tuel alla luce di quanto attestato dalle Sezioni Riunite. Ma forse ha ragione il sindaco, questo è uno studio di nicchia ed in quanto tale non è accessibile a chiunque».

«Ad ogni modo, fatte queste dovute considerazioni, mi pare, poi, di aver compreso che il sindaco di Vibo Valentia pretenda di rilanciare la sua candidatura sul presupposto che abbia compiuto l’opera delle opere, vale a dire il risanamento dei conti pubblici. E però, in una condizione come quella descritta dalle Sezioni Riunite in relazione al Comune di Vibo Valentia che viene, di fatto, confermata dallo stato di degrado ed abbandono in cui versa questa città per l’evidente incapienza economica,  mi pare un tantino avventata una dichiarazione simile e sotto il profilo prettamente politico, molto serenamente, mi sento di affermare che il rilancio della candidatura di Maria Limardo possa qualificarsi come un rilancio dell’offerta a ribasso che si pone, peraltro, al di sotto della soglia minima richiesta per garantire che l’amministrazione della Città possa raggiungere quantomeno il livello della sufficienza.

D’altra parte, a tal proposito, mi sia concesso di ricordare che le Sezioni Riunite della Corte dei Conti hanno dichiarato la nullità del prfp approvato dal Consiglio Comunale nell’anno 2019 e quale sia, dunque, la conseguenza diretta di tale nullità, qualunque operatore del diritto dovrebbe saperlo. Sottolineo questo poiché, invero, nel corso dell’ultimo Consiglio Comunale (la cui registrazione della diretta streaming ho inteso ascoltare parola per parola) qualcuno in relazione alla nullità del prfp ha richiamato il “principio di conservazione degli atti” dimenticando, però, che tale principio possa applicarsi ai soli atti che presentano vizi di forma e non anche agli atti nulli. E quindi, stando così le cose, provando semplicemente ad immaginare le conseguenze della nullità dichiarata nel caso in esame, mi chiedo “Si vuole, ancora, parlare di opera delle opere?”».

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