sabato,Maggio 18 2024

Il Corsivo | Comunali a Vibo: la rinuncia della Limardo apre scenari del tutto nuovi

Il ruolo del deputato Mangialavori e il fallimento politico. Tutto passa ora nelle mani di Comito e Daffinà

Il Corsivo | Comunali a Vibo: la rinuncia della Limardo apre scenari del tutto nuovi
Maria Limardo

Archiviata la ricandidatura del sindaco Limardo, per la coalizione di centrodestra in generale, e per Forza Italia in particolare, si apre un mondo completamente diverso, con scenari inimmaginabili fino a qualche giorno fa. Prima di approfondire questo aspetto, occorre però soffermarsi sul dato politico emerso nel corso della lunga telenovela che ha portato al superamento della candidatura del primo cittadino. Non c’è dubbio che l’uscita di scena della Limardo certifichi il fallimento politico dell’on. Mangialavori, dimostratosi incapace di fare accettare alla coalizione le sue indicazioni. Questo dato di fatto rappresenta l’ennesimo segnale della parabola discendente del parlamentare, iniziata con la mancata nomina nella compagine di governo, proseguita con il forzato abbandono della carica di coordinatore regionale e giunta al probabile capolinea con il caso Limardo. Bisogna chiedersi come sia stato possibile che un personaggio politico – il quale, fino a qualche anno fa, a Vibo e provincia faceva il bello e cattivo tempo, decideva il destino politico di tutti, imponeva sindaci, presidenti della Provincia, commissari dell’Asp e nel Parco delle Serre – oggi si ritrovi, dopo il declino politico a livello nazionale e regionale, ai margini anche della politica locale.

I motivi di questa discesa inarrestabile sono molteplici e nel corso degli anni più volte ne abbiamo parlato, ciò nonostante quest’ultimo capitombolo impone un ritorno sull’argomento. In primo luogo un limite caratteriale: Mangialavori non è mai stato un cuor di leone, e questo lo ha sistematicamente portato – ogni qualvolta bisognava battere i pugni sul tavolo – ad eclissarsi tra le ombre, lasciando ad altri la scena o il classico cerino tra le mani, a seconda delle circostanze. A questo deve aggiungersi il venir meno della buona stella che lo ha sempre accompagnato nel corso della sua ascesa politica: la grande stima di cui godeva il padre, anche a distanza di anni dalla sua prematura scomparsa, a Vibo, in provincia e nel resto della regione gli ha consentito l’elezione in Consiglio regionale; il rapporto privilegiato con la Ronzulli, all’epoca beniamina del cavaliere, gli ha poi garantito la “nomina” prima al Senato e poi alla Camera, attraverso una candidatura blindata, senza che gli elettori potessero esprimersi in merito alla sua persona. Il caso Limardo costituisce il paradigma perfetto di quanto sopra scritto: Mangialavori, dopo aver cercato di imporre la sua scelta agli alleati, di fronte alla loro alzata di scudi non si è mai più esposto per sostenere le ragioni del primo cittadino, lasciando ad altri (Comito e Daffinà) tale compito; solamente dopo il passo indietro della Limardo ha abbozzato una tardiva e larvata difesa d’ufficio sulla propria bacheca Facebook, lasciando che a metterci la faccia sulla stampa fossero il coordinatore provinciale ed il suo vice. In linea col proprio modus operandi (cestinare chi non è più utile o addirittura deleterio per la propria carriera politica) l’unica preoccupazione di Mangialavori è stata quella di evitare che il suo nome venisse accostato ad un candidato ritenuto perdente, affinché non gli si potesse attribuire la sconfitta del centrodestra. Una bella pugnalata alle spalle nei confronti di un sindaco che, nel corso dell’intero mandato, ha sempre enfatizzato l’operato del parlamentare nei confronti della città, anche ricorrendo alla pura fantasia. Di fronte al fallimento di Mangialavori occorre capire chi sarà chiamato a gestire il nuovo percorso e quali potranno essere gli scenari del dopo Limardo. In relazione al primo aspetto, riteniamo che il tutto passerà nelle mani di Comito e Daffinà, i quali avranno un bel da fare per rimettere insieme i cocci del disastro confezionato dal parlamentare. Più complicato è comprendere quale strada intenderanno percorrere i due politici: rivolgeranno il proprio sguardo unicamente verso Fratelli d’Italia, oppure amplieranno il loro raggio visivo tentando di portare al tavolo del centrodestra quelle forze politiche che la presenza della Limardo teneva distanti? Riteniamo, per i motivi che diremo, questa seconda strada quasi obbligata per tentare di recuperare il gap col centrosinistra ormai da tempo in campagna elettorale. Il nostro assunto poggia sulle seguenti circostanze: 1) dei tre schieramenti in campo solo il centrosinistra ha indicato il proprio candidato a sindaco, mentre il centrodestra ed il polo di centro sono ancora alla ricerca della quadra; 2) il polo centrista è composto dalle forze politiche fuoriuscite dal centrodestra e da altre che in Consiglio hanno fatto una dura opposizione principalmente nei confronti del sindaco; 3) gli elementi catalizzanti del terzo polo sono stati la netta contrarietà alla ricandidatura della Limardo e il rifiuto di riconoscere a Mangialavori il vecchio ruolo di deus ex machina. Sulla scorta di tutto ciò, adesso che è tramontata l’ipotesi Limardo ed il ruolo del parlamentare si è fortemente ridimensionato, non ci meraviglieremmo se quel che resta del centrodestra (FI e FdI) e quantomeno alcune delle componenti del terzo polo si sedessero intorno ad un unico tavolo.

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