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Elezioni Vibo, Caruso ruba la scena a Romeo e lancia la crociata anti Occhiuto: «Con Enzo sindaco prima pietra» -Video

Al comizio sul corso con i sindaci progressisti mancava Falcomatà. Ma il primo cittadino di Cosenza ne aveva per tutti. Poi Fiorita (Catanzaro) ha gelato la platea: «Fatelo arrivare al ballottaggio». Infine il candidato del centrosinistra ha strappato l’appaluso più scrosciante quando ha urlato: «Noi non vogliamo i voti dei mafiosi»

Elezioni Vibo, Caruso ruba la scena a Romeo e lancia la crociata anti Occhiuto: «Con Enzo sindaco prima pietra» -Video
Il palco del comizio di Enzo Romeo

L’attesa non è stata breve ma neppure infinita. Nicola Fiorita, sindaco di Catanzaro, e Franz Caruso, sindaco di Cosenza, sono stati puntuali. Alle 18 erano pronti per partecipare al comizio di Enzo Romeo, candidato del centrosinistra alle elezioni che da qui a una settimana decreteranno chi sarà il nuovo primo cittadino di Vibo Valentia, salvo ballottaggio. Ma bisognava aspettare Giuseppe Falcomatà, sindaco di Reggio Calabria, che alla fine comunque non è venuto, trattenuto da “impegni istituzionali”, come recita la formula di rito.

«Non avete Bandiera rossa?»

Dunque c’è stato da aspettare un po’, con la musica a palla che dalle casse piazzate all’inizio di Corso Vittorio Emanuele III pompavano in loop la canzone di Fabrizio Moro, Alessandra sarà sempre più bella. Una, due, tre, quattro, cinque, sei volte. Poi il consigliere regionale del Pd Raffaele Mammoliti non ce l’ha fatta più e si è avvicinato al signore impegnato al mixer: «Ma non avete un’altra canzone? Chessò, non avete Bandiera rossa?». Richiesta forse tropo audace per il campo largo vibonese. «Ci hanno detto di mandare solo questa prima del comizio», è stata la risposta perentoria che non ammetteva repliche. Mammoliti ha desistito davanti all’ordine di scuderia e Alessandra sarà sempre più bella ha continuato a riempire l’attesa: “Arriveranno gli anni più belli, l’estate finalmente infinita sarà, questa terra avrà cambiato colore forma consistenza e odore, chi è bambina diventerà donna, le automobili andranno da sole… eccetera eccetera”. Un sogno che Romeo ha cercato di trasformare in afflato con gli elettori e i simpatizzanti presenti, che per due ore piene hanno prima atteso e poi ascoltato chi si è dato il cambio sul piccolo palco allestito nei pressi della Prefettura.

Chi c’era sul palco

Come avviene nei grandi concerti con i “gruppi spalla“ che impegnano i microfoni prima che si esibisca quello per cui il pubblico ha pagato il biglietto, si sono alternati, nell’ordine: il consigliere regionale Antonio Lo Schiavo (Liberamente progressisti), Mammoliti di cui sopra (che ha esordito con un «compagni e compagne» strappando un sorriso a stento trattenuto da Fiorita che attendeva il suo turno dietro di lui), il deputato dei Cinquestelle Riccardo Tucci e Fortunato Petrolo di Sinistra Italiana. Tutti hanno sottolineato il momento topico, con Mammoliti che più degli altri ha urlato dal palco la necessità di battere la destra, «che ci ha consegnato una città triste, piegata, subordinata».

Caruso mette nel mirino gli Occhiuto

Poi è stata la volta di Caruso. Il sindaco di Cosenza, l’unico fasciato in un elegante completo scuro, ha dato il meglio di sé, mettendo nel mirino da subito il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, e spostando il baricentro dell’attenzione sulla città bruzia. Archiviata la premessa d’obbligo («Sono qui per sostenere una persona perbene, Enzo Romeo, coerente con i suoi valori, a differenza di chi non ha problemi a candidarsi col centrosinistra e poi, cinque anni dopo, allearsi con la destra»), ha rubato la scena con una verve polemica che ha strappato scroscianti applausi.

Sempre pronto a sfruttare ogni occasione per togliersi i numerosi sassi che il governatore continua a infilargli nelle scarpe, Caruso ha evocato un’alleanza anti Occhiuto «costruendo un campo progressista dei sindaci» che possa opporsi con efficacia a chi governa la Regione e il Paese. E la vittoria a Vibo di Romeo consentirebbe di riempire l’ultima casella ancora occupata dal centrodestra nei capoluoghi di provincia calabresi. Ma alla fine il sindaco di Cosenza tornava sempre a battere dove il dente duole, che per lui coincide con la famiglia Occhiuto, a cominciare da Mario, ex sindaco di Cosenza, «che ci ha lasciato 260 milioni di debiti e un Comune con appena 120 dipendenti operativi. Un disastro».

«Legalità, trasparenza e solidarietà sono i nostri pilastri, i nostri valori, che invece non appartengono a questa destra che manda i poliziotti a manganellare gli studenti», ha detto, allargando lo sguardo su Palazzo Chigi e sulla premier. «Ma il vero pericolo non è Meloni, ma i “melonini” – ha continuato -. Come quel melonino (cioè sempre Occhiuto Roberto, ndr) che ha tradito Cosenza sul nuovo ospedale, cambiando le carte in tavola e decidendo di costruirlo in una area diversa da quella pattuita con il Comune. Ebbene, alla fine, esasperato, gli ho detto: fallo dove vuoi, ma fallo. E sapete qual è stata la risposta? Il silenzio. Un muro di silenzio». Quindi, la chiosa finale, in linea con il suo obiettivo primario: «Con Romeo sindaco mettiamo la prima pietra per mandare a casa Occhiuto».

Fiorita gela la platea

Più sarcastico e moderato Fiorita, che quando è arrivato il suo turno si è chiesto cosa potesse dire di diverso visto che era già stato detto tutto. Ma, a modo suo, non ha deluso: «Sono qui per sostenere Enzo e perché le campagne elettorali sono bellissime. Oggi, qui, respiro la stessa aria che respiravo due anni fa a Catanzaro. E per questo vi dico: non abbiate paura. Io e Franz siamo due sindaci che hanno vinto contro ogni pronostico, quando tutti ci dicevano di non farci illusioni». Un fremito è corso tra elettori e simpatizzanti per l’esortazione a non mollare che rivelava un latente timore della sconfitta. Ma Fiorita non se n’è accorto (o forse sì) e ha rilanciato con un’affermazione ancora più netta: «Portate Enzo al ballottaggio e poi ci pensa lui. Il ballottaggio è un’altra elezione, un’elezione libera». Come dire, scordatevi la vittoria al primo turno. Qualcuno dal pubblico ha timidamente accennato un “sindaco subito”, ma ormai il gelo era sceso sulla piazza, consegnata in queste condizioni a Romeo, che ha dovuto faticare non poco per scaldarla di nuovo.

Romeo: «Non vogliamo i voti della mafia»

Il candidato del centrosinistra ha prima snocciolato le sue priorità programmatiche (rilancio del porto, rivitalizzazione dell’economia e del commercio, valorizzazione dei palazzi monumentali, realizzazione di un polo di alta formazione tecnologica nella sede del Sistema bibliotecario vibonese) e ha poi rivendicato, in chiave di promozione turistica, la denominazione Costa degli dei, adottata con la sua prima delibera di giunta, quando nel 1995 si insediò alla guida della neonata Provincia di Vibo Valentia.

Non sono mancate le stilettate agli avversari: «Cosentino e Muzzopappa sono due facce della stessa medaglia. Basti pensare che il candidato a sindaco del Polo di centro potrebbe ritrovarsi a entrare in Consiglio regionale in quota Lega se Filippo Mancuso dovesse essere eletto al Parlamento europeo». Ma l’applauso più caloroso e finalmente assordante, Romeo l’ha strappato quando ha scandito forte e chiaro: «Noi non vogliamo i voti dei mafiosi». Con un tono e una vemenza che sembrava dire: occhio, che qualcun altro invece li sta cercando.

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