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Eletto sindaco sull’onda del “no ai partiti”, il primo cittadino vibonese si vede ora stretto nell’“abbraccio mortale” di quella stessa politica da cui aveva preso le distanze

Il sindaco di Vibo Elio Costa
Politica

Due anni, un mese e ventinove giorni non sono bastati a mostrare un pur timido segnale del cambiamento annunciato. E così Vibo Valentia, tradita e delusa, affonda in una degradante stasi. Il civismo del progetto del sindaco Elio Costa si scioglie mostrando la sua natura “politica”, ostaggio di gruppuscoli di consiglieri privi di esperienza e di imbarazzanti sortite. Come il dietrofront sulla Giunta a dieci, annunciata in una estemporanea conferenza stampa per poche testate prescelte. “Non può farlo”, il monito del Partito democratico: e aveva ragione.

Così Costa torna sui suoi passi: giunta a nove, niente più assessore con delega all’Immigrazione. Antonio Scuticchio, il “bravo assessore” (Costa dixit), fatto fuori. Raffaela Imeneo, la fiduciaria del sindaco, pure. Dentro Giuseppe Russo e Francesco Pascale, oltre Katia Franzé. Per farle posto cade dallo scranno Nico Console, che dimissionato più che dimissionario, nella sua lettera al sindaco dice tutto o quasi. «L'iniziale confusione politico-amministrativa - dice Console - si è gravemente e pubblicamente accentuata negli ultimi giorni, rischiando di protrarre ingiustificatamente ed ulteriormente la trattazione dei problemi reali che attanagliano la nostra città».

E poi: «I criteri e gli accordi politici sulla base dei quali si è formata e costruita la maggioranza civica non sono più, unilateralmente, ritenuti validi poiché superati dalle pressanti ambizioni di instabili singoli consiglieri, nonché dalle quotidiane richieste di singoli gruppi» che avrebbero come solo obiettivo «l’accrescimento del proprio potere». 

Ecco l’affresco di una classe dirigente alla guida di una città morente, tra rifiuti, abbandono, degrado, assenza di prospettive. L’affresco di chi, di questa classe dirigente, fino a ieri ha fatto parte. 

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